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Crocetta, le elezioni e Lucia Borsellino

Le figurine dell'antimafia

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antimafia, lucia borsellino, rosario crocetta, Politica
PALERMO- Cosa fa un politico siciliano quando decide di rilanciare una campagna elettorale ansimante, quando si trova stretto all’angolo, quando cerca patenti di legittimità? Fa come ha fatto Rosario Crocetta – che tra epiteti nei confronti dei concorrenti e annunci di video apocalittici – non ne azzecca mai una. Infatti, ieri, il candidato del Pd lombardiano e dell’Udc ha posizionato la sua carta sul tavolo: “Lucia Borsellino assessore? Sarebbe un pensiero stupendo”. Non c’è mai una giusta misura in questa terra disgraziata. C’è chi vorrebbe cancellare la memoria pure dagli aeroporti, c’è chi colleziona le figurine dell’antimafia, come si accumulano figurine Panini alle elementari. Il ritornello infantile è lo stesso: “Ce l’ho, mi manca…”. Ed è la nostra dannazione, tra l’assenza di ricordi e la patologia di un rito nominalistico che non significa nulla. Ce l’ho, mi manca.

L’abbiamo già visto col governo Lombardo. Raffaele da Grammichele l’aveva ideata bella. Massimo Russo, Giosue Marino, Caterina Chinnici, e via antimafiando. Insomma – rifletteva il governatore – Russo dipanerà la matassa sporca di una riforma lacrime e sangue. Marino e la Chinnici – per nomina e discendenza – saranno i numi tutelari di un’esperienza che abbia il profumo di legalità. Appena un olezzo, si intende, giusto per fornire un pedigree alla grandissima giunta destinata a rivoltare la Sicilia come un calzino bucato. Come è finita? Raffaele Lombardo ha messo in piedi una scalcagnata compagnia di giro che ha prodotto guasti e uno sfascio complessivo da cui non sarà facile risollevarsi. L’ultima risorsa del governatore – quell’Andrea Vecchio, imprenditore antiracket, scelto per nascondere l’ennesimo buco del calzino – si è rivelata un boomerang. Vecchio non si è accontentato di prendere polvere su uno scaffale, da buona e quieta figurina, da busto impagliato. Ha parlato, ha rimbrottato, ha polemizzato, finché al padrone dell’album non è rimasto che depennarlo con un paio di forbici.

E veniamo a Crocetta che ha definito la possibilità d’ingresso di Lucia Borsellino, figlia di Paolo, nella sua giunta “un pensiero stupendo”. “Però – si è affrettato a chiarire il candidato del Pd filo lombardiano e dell’Udc – non aggiungo altro”. E invece si dovrebbe aggiungere tanto di altro. E spiegare il perché di una scelta. E chiarire le competenze. E specificare la forma e il contenuto. Ma siamo sicuri che il Rosario Gelese non pronuncerà un sussurro in più. Gli basta l’effetto. Gli basta la figurina dell’antimafia da appiccicare sulla sua retorica. Gli basta l’uso di una tragedia siciliana, per tracciare un discrimine sottinteso tra chi ha accanto la figlia del martire e chi no, dunque, forse forse, non sarà un pizzico mafioso? A Crocetta e a coloro che la pensano come lui bastano e avanzano il cinismo, l’uso del morto attraverso il vivo, la strumentalizzazione delle lacrime, la bandiera della legalità sventolata a vanvera. E tutto per racimolare qualche voto in più, a dispetto della gigantesca statura di un uomo come Paolo Borsellino, della compostezza della sua famiglia e delle ferite che ancora bruciano a vivo sulla pelle di molte persone. O latitanza, o incontinenza. La politica dell’antimafia in Sicilia si fa così.

Ovviamente, Lucia Borsellino, se avesse voglia di proporsi, sarebbe una ricchezza per tutti in un ruolo pubblico. E’ una donna di grande sensibilità e coraggio. Il problema non è lei che ha il diritto di agire in ogni modo, senza vedersi rinfacciare il suo splendido cognome da certi rabbiosi avventurieri del nulla. Ma è inaccettabile che, con tanta calcolata nonchalanche, si getti proprio quel cognome “Borsellino” nella mischia, come una polpetta ai cani, sperando di distrarli.

 


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