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LA VERTENZA

Aligrup, un altro mese di passione
A rischio 1600 dipendenti

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Oggi la sezione fallimentare del tribunale di Catania avrebbe dovuto pronunciarsi sull’ammissibilità o meno della procedura avviata dalla società catanese che gestisce i negozi a marchio Despar in tutta la Sicilia per l’adesione dei creditori all’accordo proposto per la ristrutturazione dei debiti. Ma così non è stato. E il tribunale ha rinviato tutto al 5 novembre.

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PALERMO - Ennesimo rinvio per Aligrup. Oggi la sezione fallimentare del tribunale di Catania avrebbe dovuto pronunciarsi sull’ammissibilità o meno della procedura avviata dalla società catanese che gestisce i negozi a marchio Despar in tutta la Sicilia per l’adesione dei creditori all’accordo proposto per la ristrutturazione dei debiti. Ma così non è stato. E il tribunale ha rinviato tutto al 5 novembre. “La decisione che avrebbe dovuto assumere oggi il tribunale di Catania, in merito alla vertenza Aligrup, era determinante sul futuro di tutti i lavoratori dell’azienda – afferma Marianna Flauto della Uiltucs –. Adesso, alla luce del rinvio di trenta giorni, che possono diventare 60, i dipendenti hanno visto svanire ogni speranza di risoluzione in tempi brevi della vicenda”.

“Il sindacato – aggiunge Flauto – era contrario all’organizzazione di una iniziativa di protesta davanti al tribunale di Catania organizzata dalla Filcams Cgil e Fisascat Cisl proprio perché questa iniziativa avrebbe potuto compromettere, così come ha compromesso, la decisione del tribunale, dal momento che la magistratura vuole rimanere un organismo autonomo privo di ogni influenza”.

In ballo c'è la trattativa tra Aligrup e Coop che prevede che il 70% del personale vada alla Coop, e il 30% a Conad, Ergon e Romano. Ma secondo il sindacato, “circolano voci sempre più insistenti riguardo al ritiro da parte delle imprese che già hanno avviato proposte concrete di acquisizione di parte del gruppo. Risulta che pure Supercoop Sicilia, che aveva ottenuto autorizzazione dal tribunale per l’acquisizione di circa 21 punti vendita, abbia ritirato la proposta. Alla luce di ciò siamo preoccupati seriamente del futuro dei 1.600 lavoratori della società perché è inutile nasconderlo, le filiali non possono più reggere per altri 30 giorni: la merce non arriva, i banchi sono vuoti, i clienti non trovano più l’offerta merceologica e i lavoratori aspettano ancora la retribuzione del mese di agosto e il rischio di fallimento diventa sempre più concreto. Per questo abbiamo chiesto al prefetto di Palermo di convocare nel più breve tempo possibile l’azienda alla presenza dei sindacati per potere fare chiarezza sulla reale situazione e sulle prospettive future delle circa 1600 famiglie coinvolte in questa gravissima e triste vicenda. Nel caso in cui la Prefettura non dovesse convocare in tempi brevi le parti, la Uiltucs organizzerà in settimana un corteo di protesta per essere ascoltati”.


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