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Venturi contro Lombardo:
"Non c'era trasparenza"

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dimissioni, lombardo, venturi, Politica
PALERMO- "Con il suo modo di fare e con i provvedimenti che ha adottato, Lombardo sta mettendo ancora di più la regione nelle mani di mafiosi e affaristi". È così che Marco Venturi ha aperto la conferenza stampa convocata per spiegare le ragioni che lo hanno portato, oggi, a rassegnare le dimissioni da assessore regionale alle Attività produttive. E ha colto l'occasione per sferrare un pesante attacco al governatore dimissionario Raffaele Lombardo: "Cosa Nostra - ha detto - sta ottenendo e otterrà favori a causa delle sue azioni spregiudicate, inaccettabili e arroganti. Il tessuto economico e produttivo della Regione è stato massacrato dalla sua azione deprimendo ogni possibilità di crescita dell'economia. Ha ulteriormente infettato di burocrazia malata i palazzi della Regione, tirando le fila a un circolo di burocrati piegati al suo volere".

Eppure Venturi, l'imprenditore prestato alla politica (era il 7 luglio del 2009 quando proprio Lombardo chiamò in giunta come tecnico l'ex presidente dei giovani industriali di Sicindustria ed ex vicepresidente di Confindustria Sicilia) ha condiviso tre anni con questo governo regionale. "Avrei potuto dimettermi prima, è vero - ha spiegato - ma non l'ho fatto perché penso che ci siano cose che vadano portate avanti fino in fondo". E il riferimento è, in particolar modo, alla riforma delle Asi, le Aree di sviluppo industriale ("luogo di intrecci tra mafia, politica e imprese", le ha definite l'ex assessore). Riforma sulla quale si è consumato lo scontro decisivo tra Venturi e il governatore. "Si è trattato - ha affermato - di smantellare 11 carrozzoni e sostituirli con un nuovo istituto, l'Irsap, eliminando 800 posti di sottogoverno e 11 dirigenti generali, facendo risparmiare alle casse regionali circa 4 milioni di euro l'anno. Eppure, dopo una lunga gestazione, la riforma è stata impallinata in Aula nell'agosto del 2011 da alcuni parlamentari. Ma dietro le quinte c'era Lombardo. Già allora ero in procinto di dimettermi, ma poi la riforma fu ripescata e a dicembre approvata". Lo strappo definitivo si è consumato quest'estate: "Lo scorso gennaio la legge venne pubblicata in Gazzetta e prevedeva sei mesi per l'attuazione, la costituzione e l'insediamento del cda dell'Irsap". Tra vari tira e molla si è arrivati fino a luglio con la legge blocca-nomine e le dimissioni di Lombardo. "Da quel momento - ha denunciato Venturi - la riforma, che tocca nervi scoperti di sistemi clientelari e mafiosi, è abortita per mezzo delle trame e degli ostacoli orditi da Lombardo per ostacolare l'insediamento del cda e fare decadere i commissari liquidatori degli undici consorzi".

E così che, giorno dopo giorno, Venturi ha maturato la decisione di lasciare il governo (nel quale, per la verità, sarebbe potuto restare ancora pochi giorni visto che la Sicilia andrà al voto il prossimo 28 ottobre), "ma - ha aggiunto - ho provato a contrastare fino all'ultimo il sistema politico-affaristico-clientelare-mafioso con leggi, esposti, denunce e querele; ho tentato di scardinare la burocrazia malvagia dall'assessorato alle attività produttive, ma ci sono zone grigie nella burocrazia regionale che servono e sono strutturali a quella politica vecchia delle logiche affaristiche che vuole che ci sia sempre qualcuno che vada a chiedere la risoluzione di un problema". Quindi ha accusato Lombardo di "continuare a governare la Sicilia in spregio a qualsiasi norma, nonostante si sia dimesso il 28 luglio" e di gestire "la giunta come un fatto privato. Non c'è mai stato un ordine del giorno, di recente non ho mai visto un verbale sulle riunioni dell'esecutivo eppure c'è una pubblica amministrazione che avrebbe dovuto fare rispettare le regole. Lombardo attraverso la segreteria di giunta convoca gli assessori con una telefonata, non si riesce poi a sapere se una delibera sia stata votata all'unanimità o no". Accuse che rischiano di ripercuotersi sul segretario di giunta, il dirigente generale Maria Grazia Nicoletti.

Un fiume in piena, insomma, pronto adesso a bocciare l'intero operato del governo Lombardo, condividendo il giudizio del vicepresidente di Confindustria di Ivan Lo Bello che ha giudicato l'esecutivo di Lombardo come "il peggiore governo nella storia della Sicilia", e a guardare al futuro con sguardo fiducioso: "Fra tre settimane ci sarà un nuovo governo e bisognerà ripartire dalle cose fatte".

 


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