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Inizia la fuga

Mancuso lascia il Pdl

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Fabio Mancuso annuncia: "Lascio il Pdl" e affida le ragioni di questa scelta a una lettera aperta inviata a Live Sicilia. "Il partito ha perso 'il popolo' e della libertà fa carte straccia". Il deputato sarebbe molto vicino, adesso, al passaggio nel nuovo partito dei siciliani annunciato ieri da Gianfranco Micciché.

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Nel giorno dell'ufficializzazione della candidatura alla presidenza della Regione di Gianfranco Micciché, ecco i primi effetti sui partiti del centrodestra. Che rischiano di indebolirsi ulteriormente, dopo lo "strappo" operato dall'ex sottosegretario, che ha scelto di lanciarsi, insieme ai lombardiani, a Fli e Mps nel nuovo progetto di un partito "sicilianista". Un esponente di spicco del Pdl, Fabio Mancuso, infatti ha deciso di lasciare il partito. Probabilmente "sbarcherà" proprio nella nuova formazione politica annunciata da Micciché. E potrebbe non essere l'unico. Altri deputati, come il messinede Nino Beninati, infatti, ci starebbero pensando.

Che nel Pdl da tempo covassero tensioni, del resto, era evidente. Fortissime le polemiche e le spaccature in occasione delle amministrative palermitane, e veleni e "veti incrociati" hanno contraddistinto anche la marcia di avvicinamento alla scelta del candidato per Palazzo d'Orleans, poi caduta su Nello Musumeci. E del resto, chiara era stata la scelta di un gruppo di deputati regionali, tra cui il presidente del gruppo parlamentare Innocenzo Leontini, di lavorare a una nuova formula politica. E il capogruppo era stato seguito da Nino Beninati, Edoardo Leanza e, appunto, Fabio Mancuso.

A dire il vero, lo stesso Leontini ieri ha confermato di voler mantenere fede all'impegno preso a sostegno di Nello Musumeci. "Sarebbe un vero peccato - ha precisato però il politico ragusano - se si disperdesse un'occasione in anticipo, trincerandosi dietro posizioni inamovibili. Credo, piuttosto, vi sia ancora la possibilità di individuare la disponibilità politica di tutti per un percorso e una finalità di mediazione condivisi".

E invece, altro che mediazione. Nel Pdl è già giunto il momento degli addii. A lasciare il partito di Berlusconi e Alfano, come detto, è Fabio Mancuso, che starebbe pensando proprio alla nuova formazione politica annunciata oggi dal leader di Grande Sud. Mancuso, eletto nel 2008 deputato dell'Assemblea regionale con oltre 13 mila voti, in questi anni è stato un rappresentante di peso del Pdl catanese e presidente, in questa legislatura della Commissione Ambiente a Palazzo dei Normanni. Ecco le ragioni della sua decisione, in una lettera aperta inviata in esclusiva a Live Sicilia.

"Nella vita di un politico, lunga o breve che sia arriva il momento di fare una pausa di riflessione sulla propria militanza, il proprio impegno e lanciare uno sguardo verso il futuro. Si tratta di una riflessione che da diverse settimane sto facendo con gli amici e i tanti sostenitori che non sono mai mancati, soprattutto in alcuni momenti difficili della mia vita personale.

Tale percorso di analisi e valutazione mi ha condotto a compiere una scelta certo non facile, ma che sicuramente mi permette di rimettere in gioco la mia persona, il mio lungo impegno politico di deputato regionale ed amministratore locale e in particolar modo il rapporto di fiducia con i simpatizzanti e gli elettori.

Ho deciso di lasciare il Popolo della libertà. Il partito del “predellino”, come tanti polemicamente lo definivano, che al contrario per me era un vero movimento di popolo che solo un non-politico geniale e creativo come Silvio Berlusconi poteva pensare e realizzare.

Quando si lascia un partito, di consuetudine si rilasciano dichiarazioni al vetriolo, accusando altri, dirigenti o amici di partito e lamentando scarsa conduzione o mancanza d’iniziative. Nel mio caso lascio perché il Popolo della libertà, a causa di una politica sul territorio basata su organigrammi, apparati e gestione partitocratica, in pochi anni perde il “popolo” e della libertà ne fa carta straccia. Non ho da polemizzare con nessuno.

Ma non posso esimermi dall’evidenziare che ai gazebo e al contatto con la gente si è voluto scegliere il metodo delle tessere e i riti consunti della vecchia partitocrazia: congressi e uffici partitici. Riti a cui la classe dirigente del Pdl della provincia di Catania si è sempre trovata a proprio agio considerati la conduzione e l’esito del recente congresso provinciale.

Io personalmente, come mio costume, ho voluto sempre e solo assicurare il continuo coinvolgimento dei simpatizzanti e sostenitori, dei tanti amici a cui non si può chiedere solo occasionalmente il loro sostegno, ma occorre renderli protagonisti della costruzione di un progetto politico.

Ho deciso di lasciare il Popolo della libertà. Per andare dove? Nel mio caso non in altri contenitori o partiti, ma riappropriandomi delle mie origini, delle mie radici ed della mia identità politica: quella di semplice consigliere comunale e poi amministratore, come Sindaco della mia città, Adrano, che hanno scandito l’inizio della mia militanza politica.

Non sposo l’antipolitica e la demagogia, ma certo è necessario riafferrare fortemente le istanze del territorio, delle famiglie, dei giovani. Chi vuole ancora per la Sicilia pensare a formule ideologiche si accomodi pure, preferisco rilanciare la mia sfida politica confrontandomi con le immense risorse umane, culturali e sociali che questa terra sa garantire.

Ho deciso di lasciare il Popolo della libertà. Non posso però occultare in questa decisione la spinta decisa e forte che mi hanno dato i tanti militanti politici locali, in particolar modo i consiglieri comunali, i veri pilastri delle istanze della gente, efficace cerniera fra la politica e i bisogni reali del territorio.

Ed un politico non può camuffare anche motivazioni personali in scelte simili. Infatti la politica è impegno e militanza, ma è anche fatta di passione e sentimenti. Alla indifferenza e al distacco più o meno interessato, preferisco continuare il mio impegno politico con chi ci mette il cuore, la passione e la vera amicizia disinteressata, che uno ritrova, quando meno te l’aspetti, in momenti non facili e ardui.

Lasciando il Pdl non giro gli ostacoli, ma anzi li pongo nel mio cammino, certo e confortato dal non essere solo e sicuro di un cammino condiviso e partecipato".

Fabio Mancuso


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