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La polemica

"Chi finanzia la sua campagna?"
Fava all'attacco di Crocetta

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Il candidato di Sel attacca: "Mi chiedo chi paghi per gli spazi che sta comprando sui giornali. C'è gente che fa fatica a mettere insieme il pranzo e la cena, la politica dovrebbe essere sobria". E lancia una proposta: "Rendiamo pubblici i nomi dei finanziatori".

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Si richiama alla “glasnost'”, alla “trasparenza” di gorbacioviana memoria. L'affondo, però, è tutto ancorato all'anno 2012: “C'è gente che fa fatica a mettere insieme il pranzo con la cena, occorre sobrietà”. Il candidato di Sel alla presidenza della Regione, Claudio Fava, attacca il suo avversario democrat, Rosario Crocetta, sui costi della campagna elettorale: oggetto del contendere la pagina pubblicitaria apparsa ieri su “La Sicilia” e oggi su “La Repubblica”, con la quale il candidato del Pd rilancia la sua corsa alla guida di Palazzo d'Orléans.
Campagne pubblicitarie da diverse migliaia di euro. Ed è proprio questo il punto, per Fava: “Mi chiedo chi stia finanziando la campagna elettorale di Crocetta – dice il candidato della sinistra – Due anni fa avevamo lanciato una proposta a livello nazionale: non solo un tetto alle spese elettorali, ma la pubblicizzazione dei bilanci e la pubblicazione dei nomi delle associazioni che a titolo privato appoggiato un candidato. La pubblicazione di questi dati, anche online, serve a capire chi paga e per cosa lo fa”.
Anche perché quella dell'ex europarlamentare catanese è una campagna low-cost. “La mia campagna elettorale – dice Fava – non supererà il costo di una sola pagina pubblicitaria di Crocetta. Abbiamo fatto solo i manifesti 6x3 e li abbiamo commissionati ad agosto, con uno sconto del 92% sul prezzo di listino elettorale. Poi gireremo per la Sicilia con un pulmino: una campagna elettorale a piede, come si usava un tempo”. Una questione di necessità, forse, ma secondo Fava anche una questione di opportunità: “È un segno di sobrietà e pudore – afferma il coordinatore della segreteria nazionale dei vendoliani – in un momento difficile per il Paese. La sobrietà è uno dei segnali che la politica dovrebbe dare in fasi come questa”. Il politico catanese, giornalista professionista da oltre trent'anni, ne fa anche una questione strategica: “Io non credo che le finte interviste pubblicate a pagamento sui quotidiani possano servire a procurare un voto in più – osserva – Tanto più se si pensa che lo strumento partito e quindi il senso di appartenenza sono in crisi. Bisogna guardare negli occhi la gente che dovrà andare a votare”
Fava, del resto, non fa mistero dei suoi finanziatori. “La mia campagna – assicura – è stata finanziata per intero con cene di sottoscrizione e altre iniziative simili. Non abbiamo nessun finanziatore che abbia superato i 100 euro. Posso elencarli”. Per glasnost', appunto: per trasparenza. “Che non è un modo per andare a ficcare il naso nei conti della politica. È un modo per invocare sobrietà”.


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