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Il candidato alla Regione Nello Musumeci

"Nessun passo indietro
Spero che Micciché ci ripensi"

Cascio, musumeci, stancanelli, Politica

Il candidato alla presidenza racconta: "Ieri ho avvisato il leader di Grande Sud della mia intenzione di sciogliere la riserva. E da lì sono partiti i primi comunicati stampa. Adesso, faremo il pane con la farina che c'è".

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“Questa è la farina, e con questa dovremo fare il pane”. Nello Musumeci non si abbatte, e non si ritira. Rimane in corsa, verso Palazzo d'Orleans, dopo l'abbandono di Micciché, seguito da Lombardo. Gli resta il suo partito, La Destra, il Pdl di Alfano, il Cantiere popolare di Romano, e poi i movimenti Noi Sud e i riformisti di Stefania Craxi. Eccola, la farina. Che però alla conferenza stampa del candidato alla presidenza della Regione, non c'è. A parte Raoul Russo, non c'è traccia di esponenti di partito. Francesco Cascio è nelle stanze vicine di Palazzo dei Normanni, dove sembra abbia incontrato Adolfo Urso e Pippo Scalia. Anche il leader nazionale de La Destra, Francesco Storace è stato avvistato nei pressi dell'Ars. Ma non siede vicino a Musumeci. Non c'è traccia dei centristi.

Poco importa, taglia corto il politico catanese, “l'importante non è mica la farina, ma il lievito. Quello lo metterò io”. Il lievito utile a scongiurare quello che in tanti, già nel tardo pomeriggio di ieri avevano evocato come un nuovo “effetto Costa”. Una debacle del Pdl dovuta a divisioni interne, e a veleni intorno. Musumeci è pacato nei toni. Nei modi. E onestamente ammette “l'amarezza per la scelta dell'amico Micciché”. Che eppure era stato “il primo a proporre la mia candidatura, coincisa con la sua decisione di fare un passo indietro. Solo dopo, si sono aggiunti gli altri partiti, dal Pdl al Pid. E anche il Partito dei siciliani, nell'unico loro comunicato ufficiale di quei giorni, aveva espresso interesse sul mio nome”. E invece, altro che passo indietro. Micciché ha fatto “la finta” ed è scattato in avanti. Con Lombardo. “Ieri – racconta Musumeci - ho informato Micciché della mia decisione di sciogliere la riserva. Da lì, s'è attivato il meccanismo che ha portato a quelle dichiarazioni e a quei comunicati. Io comunque ringrazio ugualmente l'amico Gianfranco  per il gesto, credo in buona fede e spontaneo, di indicare me come candidato. Spero che ci ripensi – ammette – spero che si ravveda. Ma una cosa deve essere chiara: i motivi che sarebbero alla base della decisione di Grande Sud e del Partito dei siciliani di non sostenermi, non stanno né in cielo né in terra”.

Perché se c'è una cosa a non aver gradito, Musumeci, è proprio quella. Al di là della svolta di Micciché, infatti, non gli è andata giù la motivazione: “Non ci sto a essere indicato come colui che non ha saputo garantire il progetto autonomista dalla contaminazione delle forze non regionaliste. Tutto quello che è accaduto ieri non ha niente a che vedere con quel progetto e col significato di questa battaglia. Io penso che i motivi siano altri, non so bene quali, ma sono convinto che la Sicilia non c'entri proprio nulla”.

I motivi sono da trovare altrove, spiega Musumeci. E lancia una frecciata al suo ex leader Gianfranco Fini: “Mi risulta che il telefono della Camera, negli ultimi giorni, sia stato impegnato in lunghe telefonate con Palermo e Catania. Ecco da dove origina la decisione di Micciché, altro che Sicilia...”. Anzi, Musumeci, rivendica: “Sono l'unico candidato la cui investitura ha un'origine nell'Isola. Le altre arrivano da Roma”. Anche se da Roma, fa sapere lo stesso candidato, “Alfano, che ho sentito poco fa, mi ha confermato l'appoggio del Pdl”. Ma Musumeci, mentre ringrazia, puntualizza: “Se qualcuno pensa a me – ha detto - come il candidato che lascia tutto com'è, in senso gattopardesco, ha sbagliato indirizzo. Se invece si crede che sia giunto il momento di introdurre criteri nuovi, di portare avanti un rinnovamento, allora vada avanti al mio fianco. Io voglio davvero cambiare la Regione, la voglio far diventare una casa di vetro. La Regione deve restituire ai siciliani il diritto alla speranza".

Intanto, tra le “sue” speranze, Musumeci ammette quella di allargare, se possibile, la coalizione, profondamente dimagrita dopo l'addio dell'ex sottosegretario. “Lancio un appello alle forze politiche che non hanno ancora scelto quale candidato sostenere, come quella del mio amico sindaco Nello Di Pasquale”. Poi svela: “C'è stato, nei giorni scorsi, qualche momento in cui ho pensato di rinunciare. In cui gli amici mi hanno detto: ma chi te lo fa fare? Del resto, mi sono mosso su un campo minato. Su un terreno cosparso di veleni, odi, lividi dovuti alle vicende politiche degli ultimi anni. Il tasso di odio nel quale mi sono imbattuto era umanamente inimmaginabile. Ma credo che oggi la Sicilia abbia bisogno di un atto d'amore. Il mio - prosegue - non è un autonomismo di maniera: io lasciai Alleanza nazionale (dove ero il deputato europeo più votato d'Italia, più dello stesso Fini) perché si voleva scegliere a Roma i responsabili regionali. E infine, credo di poter rivendicare la credibilità della mia persona. La mia storia, è fatta di rinunce a posti comodi. Ho sempre scelto la trincea al posto di una poltrona sotto la tettoia del potere". Eccolo, il lievito di Musumeci. Basterà?

 

Ecco la giornata di Musumeci, minuto per minuto

12.00 A margine della conferenza stampa, poi Nello Musumeci ha confermato di "aver sentito Angelino Alfano, che mi ha confermato appieno il suo sostegno", mentre ha evitato di polemizzare con Gianfranco Fini, dopo l'adesione di Fli alla candidatura di Micciché, limitandosi a dichiarare: "Mi risulta che in questi giorni, il telefono della Camera dei deputati sia stato impegnato in lunghissime telefonate con Palermo e Catania. Ecco da dove nasce la decisione di Micciché. Niente a che vedere con l'autonomia, e la Sicilia".

Infine, una battuta sulla coalizione che lo sosterrà: "Io ringrazio tutti i partiti che stanno appoggiando la mia candidatura. A chi si lamenta per l'abbandono di Micciché, voglio rispondere con un proverbio di mia nonna: questa è la farina, e con questa dobbiamo fare il pane. La cosa importante - ha aggiunto - sarà il lievito. E quello lo metterò io".

11.19 "Se qualcuno pensa a me come il candidato che lasci tutto com'è, in senso gattopardesco, ha sbagliato indirizzo. Se invece si pensa che sia il momento di introdurre criteri nuovi, che si voglia davvero portare avanti un rinnovamento, allora vada avanti al mio fianco. Io voglio davvero cambiare la Regione, la voglio far diventare una casa di vetro. La Regione deve restituire ai siciliani il diritto alla speranza. Da adesso sarò il candidato dei siciliani che credono nel cambiamento".

11.15 "Mi sento impegnato moralmente con i siciliani, e con le forze politiche che mi hanno dato e continuano a dare fiducia, a proseguire questa strada. Una strada in salita, e controvento. Il vento degli apparati, di quel vertice che vuole mettersi contro il rinnovamento. Voglio ringraziare il Pdl e il Cantiere popolare per aver espresso e mantenuto il loro impegno, così come a tutte le altre forze politiche che mi sostengono. E lancio un appello alle altre forze, come quella del mio amico sindaco Nello Di Pasquale. E mi auguro anche che l'amico Gianfranco Micciché possa ripensarci".

11.11 "C'è stato qualche momento in cui ci ho pensato. In cui gli amici mi hanno detto: ma chi te lo fa fare? Ma credo che oggi la Sicilia abbia bisogno di un atto d'amore. E la mia candidatura è la prima a non nascere nei palazzi romani. Ma da un confronto tutto siciliano. Il mio non è un autonomismo di maniera: io lasciai Alleanza nazionale (dove ero il deputato europeo più votato d'Italia) perché si voleva scegliere a Roma i responsabili regionali. E infine, credo di poter rivendicare la credibilità della mia persona. La mia storia, è fatta di rinunce a posti comodi. Ho sempre scelto la trincea al posto di un posto sotto la tettoia del potere".

11.07 "Ieri ho informato Micciché della mia decisione di sciogliere la riserva. Da lì, s'è attivato il meccanismo che ha portato a quelle dichiarazioni e a quei comunicati. Io comunque ringrazio lo stesso Gianfranco Micciché, per un gesto credo in buona fede e spontaneo, nell'indicare me come candidato. Ma non ci sto nell'essere indicato come colui che non ha saputo garantire il progetto dalla contaminazione da parte delle forze non regionaliste. Tutto quello accaduto ieri non ha niente a che vedere col progetto regionalista e col significato di questa battaglia".

11.05 "Mi sono mosso su un campo minato. Su un terreno cosparso di veleni, odi, lividi dovuti alle vicende politiche degli ultimi anni. Ma il tasso di odio era umanamente inimmaginabile. Tuttavia mi sono sforzato di difendere il progetto, ho lavorato a quel progetto".

11.04 "Dalla mia designazione, negli ultimi otto giorni, ho lavorato per allargare il più possibile la coalizione. Anche il Partito dei siciliani, dopo 24 ore, manifesta interesse al mio progetto. E lo stesso fa qualche minuto dopo il Pdl e il Pid. Una coalizione non solo di centrodestra, ma che andasse persino al di là degli schieramenti nazionali, ma che comprendesse anche movimenti e partiti regionalisti".

11.01 "Io non ho mai posto la mia candidatura. Dopo la proposta di Berlusconi di candidare Miccichè, e l'opposizione di parte del Pdl è arrivato il passo indietro del leader di Grande Sud, per appoggiare la mia candidatura. Che lo stesso Micciché ha definito frutto di una meditazione senza veti nè rancori".

10.58 Parla Musumeci: "Questo incontro era previsto, e le vicende che lo hanno preceduto non hanno modificato una virgola. Al di là di una legittima amarezza, vi dico quello che avevo intenzione di dirvi: non ho ripensamenti. La mia vicenda politica, che diventa umana,  non appartiene solo a me, ma anche a chi crede in questa scommessa. Sapete le vicende che hanno portato alla mia candidatura".

Attesa all'Assemblea regionale siciliana dove tra qualche minuto comuncerà la conferenza stampa di Nello Musumeci. L'ex presidente della Provincia di Catania dovrebbe sciogliere la riserva sulla sua candidatura a Palazzo d'Orleans, a meno di clamorose sorprese, dopo che ieri sera Grande Sud e lombardiani lo hanno scaricato per puntare su Gianfranco Miccichè. Scondo le indiscrezioni, Musumeci dovrebbe comunque confermare la sua candidatura, sostenuta da almeno due liste del Pdl e degli alleati rimasti al fianco dei berlusconiani. In mattinata erano circolate voci su un possibile cambio di cavallo da parte del centrodestra, i nomi che rimbalzavano erano quelli di Francesco Cascio e Raffaele Stancanelli. Ma i boatos di Palazzo non hanno trovato conferma. Tocca alla viva voce di Musumeci sgombrare il campo da ogni dubbio.

 


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