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Gli audio di Bonomolo

Le telefonate del latitante
Nomi e luoghi ai raggi x

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Ecco le telefonate che hanno incastrato Salvatore Bonomolo. Nelle conversazioni emerge il suo tentativo di riallacciare i contatti con i mafiosi palermitani.

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Tre telefonate. Pagine di vita quotidiana. Voglia di sentire la voce dei propri cari, ma anche tentativi di riallacciare i rapporti con gli amici del passato. Salvatore Bonomolo parlava con i parenti che per prudenza lo contattavano solo da cabine telefoniche pubbliche. Ora in via Belgio, ora in via Lanza di Scalea. Uno stratagemma che non è servito ad evitare di essere intercettati. Gli uomini della Catturandi guidati da Gianfranco Minissale erano sempre lì ad ascoltarli.

Le telefonate servite per centrare l'obiettivo della cattura del latitante adesso aprono nuovi scenari investigativi. Bonomolo cercava di rientrare nel giro. Forse aveva in mente di organizzare nuovi traffici illeciti. Tutti gli indizi portano alla droga. Per farlo aveva bisogno di aiuto e coperture. Le telefonate sono zeppe di riferimenti. Si accenna a persone e luoghi. Tocca agli investigatori della Squadra mobile, diretti da Maurizio Calvino, e della Sezione criminalità organizzata, da Antonino De Santis, ordinare il puzzle delle informazioni.
Le telefonate sono state registrate tra aprile e oggi.

Nella prima si fa riferimento alla sentenza con cui Bonomolo è stato condannato a dieci anni e quattro mesi per mafia ed estorsione. La Cassazione aveva annullato con rinvio la sentenza nella parte in cui era stato sostenuto che gli imputati avessero aperto delle attività economiche investendo soldi di provenienza illecita. Come dire: se si è mafiosi non è detto che mafiose siano pure le tue attività. In appello, però, le pene furono confermate nonostante la speranza degli imputati di ottenere uno sconto di pena. Contro la condanna è stato di nuovo presentato ricorso davanti alla Suprema Corte. Non è un caso, infatti, che nel corso della telefonata Bonomolo invita il cognato a contattare l'avvocato per andare in Cassazione. Poi, il latitante fa riferimento a qualcuno da contattare. È prudente. Non pronuncia il nome della persona a cui “deve mandare a dire una cosa”.

La seconda telefonata è una sorta di riunione familiare. Padre, madre, fratelli, sorelle e cognati. Tutti insieme alla cornetta di un telefono pubblico per augurare buon compleanno al latitante. Ne approfittano per aggiornarlo delle faccende familiari. Il cognato per campare ha iniziato a vendere bibite per strada. La madre si informa se ha trovato una fidanzata. La conversazione fila così fino a quando Bonomolo chiede al fratello se sia riuscito a mettersi in contatto con “quello”. Uno che bazzicava in un bar e ora ha aperto un ristorante. Il fratello conferma di avergli lasciato il numero, ma di non essere stato ricontatto. Vita dura quella del latitante, orfano dei padrini di un tempo e oggi sepolti in carcere. “Iccaru a chiavi”, dice il cognato. Bonomolo poi fa i nomi di Ignazio e Mario. Ha bisogno di contattarli. Compito arduo. La distanza ha fatto perdere influenza e prestigio al latitante. Il cognato Piero se ne rammarica: “Se tu fosse qua i corna si calassiru”. Nell'attesa Bonomolo si da da fare. Sarebbe tornato a spacciare come faceva da ragazzino.

Nell'ultima telefonata fra Bonomolo e il fratello fa capolino un personaggio misterioso. Uno a cui è stato confiscato il patrimonio. Uno che “ha perso tutto e si aspetta qualche altra situazione e quindi non c'è”. Che si tratti di un nuovo latitante che ha deciso di cambiare aria prima ancora che scattasse un provvedimento di custodia cautelare nei suoi confronti? Gli investigatori sono già al lavoro.


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