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La Grande Ammucchiata

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Il patto tra nemici per lanciare la candidatura di Nello Musumeci vede insieme forze politiche che negli ultimi due anni si sono fatte la guerra. E che già pochi minuti dopo il sì di Alfano, hanno ripreso a litigare. Se il buongiorno si vede dal mattino...

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Tutti insieme appassionatamente, e amici come prima. Il sì di Angelino Alfano, buon ultimo a salire sul carro di Nello Musumeci, è il viatico per una grande coalizione di centrodestra, che sul nascere desta più di una perplessità. L’impressione è che quella che si sta formando attorno a Musumeci sia un’alleanza politica nata  da un patto tra nemici con il fine dichiarato di sommare le forze necessarie a sconfiggere Rosario Crocetta e l’inedito asse Pd-Udc. I numeri per vincere, in effetti, sulla carta ci sono tutti. Ma tra vincere e governare ne corre di strada. E l’alleanza monstre tra  forze politiche che negli ultimi due anni se le sono suonate di santa ragione dalla mattina alla sera, accusandosi reciprocamente di rappresentare la iattura della Sicilia, non sembra  dare le migliori garanzie di governabilità. A meno che non si voglia liquidare il conflitto senza quartiere dell’ultimo biennio con un ‘abbiamo scherzato’. Difficile, se non impossibile.

Già pochi minuti dopo il via libera di Alfano, Giuseppe Castiglione, fiero oppositore del lombardismo, ci ha tenuto  a ribadire il giudizio negativo sul governo del politico di Grammichele. Meno di un’ora dopo Gianfranco Miccichè ha implicitamente preso le distanze da Alfano, criticando i riferimenti alle categorie di destra e sinistra e ribadendo lo spirito “sicilianista” dell’alleanza e l’asse di ferro con Pistorio e i lombardiani. Che nel giro di mezz’ora hanno battuto in colpo, con Nicola D’Agostino, criticando Ignazio La Russa e le sue pie illusioni di centralità del Pdl, e rimarcando con un certo fastidio le distanze dai berluscones. Se il buongiorno si vede dal mattino, le premesse per una proficua collaborazione nell’interesse dei siciliani ci sono tutte.

Sempre che il tavolo non salti nel giro di qualche giorno, la grande babele del centrodestra coagulata attorno al gentlemen catanese lanciato da Miccichè non avrà vita facilissima a spiegare ai propri elettori le ritrovate ragioni dello stare insieme. E a convincere i siciliani che il copione di scismi e ribaltoni dell’ultima legislatura non si ripeterà. Chissà cosa diranno, per esempio, i seguaci del Pid di Saverio Romano nel vedere i propri beniamini in campagna elettorale fianco a fianco con Massimo Russo, l’assessore più vituperato dai romaniani nell’ultimo triennio. È solo un esempio, tanti altri se ne potrebbero fare, visto il profondo solco di inimicizia politica che in questi anni si è scavato tra i protagonisti del patto pro Musumeci.

Riuscirà il candidato presidente nella miracolosa impresa di portare pace e concordia tra i contraenti di questo discutibile matrimonio di interesse? Lo scopriremo solo vivendo. Ma, visto lo sconfortante stato di salute della Sicilia, ci piacerebbe non doverlo scoprire sulla nostra pelle.


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