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IL RICORDO DI BENVENUTO CAMINITI

E' scomparso Correnti
"Era un amico meraviglioso"

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armando correnti, Sport
La notizia mi giunge come un soffio, l’alito caldo di queste interminabili, estenuanti giornate d’estate: “Lo sai, è morto Armando Correnti?”. Chi me la dà, ha un’aria annoiata come dovesse compiere un dovere e niente di più. In verità, pochi ci faranno caso, giusto gli amici, quelli che come lui vivevano di calcio (già, gli amici che poi sono quelli che ti aiutano a campare, ti compatiscono, ti vengono incontro, ti danno comunque una mano. Sempre, perfino quando non è richiesta).

Un amico, un meraviglioso amico, fu Armando Correnti, palermitano purosangue, classe 1926, calciatore di buon livello, tanti buoni campionati, anche di B, col Siracusa. Poi, commissario Tecnico della Rappresentativa Siciliana Dilettanti e infine osservatore della Juventus per tutta la Sicilia. Ma Correnti fu anche dirigente della prima vera squadra di calcio “inventata” da Renzo Barbera, la Juventina, che vinse vari campionati fino a sfiorare la promozione in serie D. Erano gli anni sessanta, verso la fine, e ad allenare la Juventina venne chiamato Cesto Vicpalek, grande, sublime bandiera rosanero, anzi biancorosanero, perché divise la sua lunga carriera tra Palermo e Juventus: da allenatore, due scudetti consecutivi – 71/72 e 72/73 – nella Juve e una promozione in A nel Palermo; da giocatore, una promozione in A con i rosanero. E chi era il mentore, l’accompagnatore, il suggeritore; insomma, l’amico di quel grande campione, quello che metteva sempre l’ultima parola sulle decisioni del grande boemo di Praga?

Sì, proprio lui, Armando Correnti, il primo ad accoglierlo quando arrivò a Palermo nel ’48, “ceduto per devozione” – così mi raccontò Correnti per averlo saputo dal protagonista in persona – da Agnelli all’allora presidente rosanero e suo grande amico, Raimondo Lanza di Trabia. Fu lui a “spiegargli” la città e il Palermo, nonché i suoi tifosi, caldi e passionali come pochi al mondo. Fu lui che lo presentò al resto della squadra, uno per uno e per ognuno un aggettivo diverso: perché così era Armando, un uomo buono, un galantuomo, uno di cui fidarti sempre.

E di lui si fidò fino all’ultimo Cesto Vicpalek, che lo elesse come suo consigliori: lo avesse o meno a portata di mano - Cesto mi raccontò una sera che era in vena di malinconie e la cosa gli capitava spesso – lui lo chiamava al telefono per chiedergli consiglio. Su tutto. Persino su come cucinare la pasta con le sarde, per poi riferire alla sua Ana, la compagna della sua vita, di Praga anche lei, sposa del papà di Zeman. Insomma, voglio dire che tutti quelli che pensano ad Armando, specie ora che non c’è più, associano il pensiero alla sua lunga, ininterrotta amicizia con Cesto Vicpalek, ovvero con la gloria più grande e incontaminata della storia del Palermo. E non parlo per sentito dire, non fa parte del mio bagaglio culturale, ma per esperienza diretta: nell’ottobre del ’93, un mese dopo la scomparsa di mio fratello Vladimiro (il mio grande fratello cui debbo tutto o quasi del poco o molto che son diventato) “Hurrà Juventus” mi affidò un gravoso incarico, da pelle d’oca: quello di ricordare Vladimiro attraverso i suoi “eroi”, quelli che lui aveva amato e cantato come tali.

E chi meglio di Cesto Vicpalek, che fu sempre il suo preferito, persino più di Furino, come massimo esemplare del calcio biancorosanero? Cercai disperatamente Cesto ma fu tutto inutile perché quello era il periodo che lui passava a Villar Perosa; insomma, era ottobre e lui da fine estate a inverno inoltrato se ne tornava a Torino, perché lavorava come capo osservatore della Juventus e nella “sua” Palermo ci tornava d’estate per organizzare, nella sua villa di Mondello, a due passi dal mare, le sue interminabili partite a briscola a cinque con Armando Correnti e gli altri vicini del bagnasciuga. Che fare dunque? Fu così che pensai ad Armando Correnti; lo chiamai al telefono, dopo indicibili peripezie per trovarlo e lui fu di una disponibilità straordinaria: “No, dottore – mi disse – non sia mai che per spiegarle com’è il mio amico Cesto si debba disturbare lei: verrò io a trovarla a casa!”.

Pochi minuti dopo me lo ritrovai davanti che sprizzava allegria dalla testa ai piedi: sembrava un ragazzo ed aveva già 67 anni, ma gli occhi gli brillavano mentre mi raccontava le gesta del suo amico; senza una pausa, neanche per un caffè, come un fiume in piena, cominciando dalla prima volta che lo vide: “ Lo conobbi alla “Favorita” in un pomeriggio di sole, lui era rimasto in campo per perfezionare ancor di più la sua tecnica. Tanino Conti, una bandiera di quel Palermo (un indimenticabile Palermo : Masci, Boniforti, Buzzegoli; Conti, Milani, Piccinini; Marzani,Vicpalek,Pavesi, Moretti, De Santis) me lo additò: Vieni, Armando, che ti presento il campione. E nacque subito un’amicizia vera, che dura tuttora. Io giocavo nel Siracusa, in serie B, ero un buon portiere nel pieno di una più che onesta carriera, ma lui era un’altra cosa: lui era un vero fuoriclasse!”.

E ricordo ancora come si infervorò nel rievocare i tempi bui del suo grande amico, quando l’allora segretario-factotum del Palermo, Totò Vilardo, lo esonerò e lui, il buon Cesto, si ritrovò disoccupato e con un gran vuoto nel cuore: “Perché era un buono, il mio amico Cesto - mi spiegò quella sera Armando – e non sapeva reagire alle ingiustizie, le subiva quasi con rassegnazione. E allora intervenivo io, sennò a che servono gli amici? Così lo presentai a Renzo Barbera, che stava costruendo dalle fondamenta una nuova squadra di calcio. Gli dissi: “C’è l’uomo giusto per noi!” Lui mi guardò, perplesso e chiese: “Chi è?” E io: Cesto Vicpalek!”. Renzo strabuzzò gli occhi, incredulo:”Sì, e uno come lui accetta una squadretta come la mia?” “Sì, se glielo chiedo io!” E così fu: sapevo che Cesto da disoccupato non avrebbe resistito a lungo e quando gli parlai di quella nuova avventura, accettò di slancio!”.

Ma finita l’era-Juventina, Cesto restò di nuovo ai margini del calcio giocato e Correnti questo non poteva permetterlo: “Dovevo inventarmi qualcosa e, siccome sapevo che lui non l’avrebbe mai fatto, in occasione di un’amichevole della Juve a Palermo, parlai io con Boniperti, cui bastò dargli un’occhiata per capire, da quella grande persona che è, che doveva intervenire d’urgenza… E fu così che il mio amico Cesto, dopo 15 anni vissuti a Palermo, cominciava la sua nuova vita juventina alla guida del settore giovanile bianconero… Per poi diventare, subito dopo l’improvvisa scomparsa di Picchi, l’allenatore della prima squadra… E vincere due scudetti… E fare la sua e, un po’ anche la mia felicità, perché quando Boniperti gli offerse di lasciare Palermo per i ragazzini di Villar Perosa, lui per un attimo esitò. E chi fu a spingerlo verso il suo nuovo destino? Io, anche perché lui, come faceva sempre, non solo per le grandi ma anche per le piccole cose, mi chiese consiglio…”.

Se un uomo così ti lascia, è giusto piangerlo perché non ti lascia solo una persona cara ma uno su cui puoi sempre contare, nella buona e nella cattiva sorte. Ciao, Armando: m’immagino che anche lassù cercherai e troverai il tuo amico per dargli ancora, come hai fatto per una vita, i giusti consigli.


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