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Intervista a Francesco Cascio

"Miccichè sta sbagliando
Io candidato, disponibile se..."

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ars, Francesco Cascio, palazzo d'orleans, Politica, presidenza delle regione, Politica
Gli ozi estivi mal si raccordano con i tempi urgenti della politica siciliana. Le elezioni ottobrine sono alle porte.
Francesco Cascio, a Ustica, incontra, chiacchiera, ascolta. E la domanda non cambia. Del resto, Raffaele Lombardo – uno che la sa lunga – lo dà per candidato certo a Palazzo d'Orleans. E l'interessato che dice?

Presidente Cascio, tutti la considerano operativo e candidabile.
“Non c'è, al momento, una mia candidatura”.

Non c'è, abbiamo capito bene?
“Mi spiego. Ho un percorso coerente e credo che un mio impegno non sarebbe affatto fuori posto. Intendo semplicemente ricordare che le candidature nascono dalla gente, dal contesto, non dall'interessato. In una situazione del genere sarei disponibile”.

Allora si candida?
“Vivo alla giornata, con distacco. Faccio la mia parte, cercando un percorso ampio, inclusivo e condiviso. Di una cosa sono sicuro: ci vuole un nome del Pdl ai massimi livelli. La nostra base ci chiede di assumerci la responsabilità, senza timore. I prossimi mesi saranno difficilissimi. Abbiamo il diritto-dovere alla leadership”.

Non basta Miccichè? in fondo eravate amici.
“Non vedo nessuno con i requisiti utili all'orizzonte. Su Miccichè sarò chiaro: il suo strappo è un segno di paura. In ogni caso, ha scelto il modo peggiore per proporsi. Parte malissimo. Battere i pugni sul tavolo non serve alla Sicilia. Insisto: abbiamo bisogno soprattutto di inclusione e condivisione. I problemi aperti sono tanti. Il Pdl ha una grande classe dirigente”.

Il nome di uno che potrebbe reggere il fardello presidenziale?
“Castiglione, Leontini, Nania. I primi che mi vengono in mente. E ci sono dei compagni di viaggio che mi piacerebbe vedere al nostro fianco con un ruolo, come Lagalla. Fermo restando che il prescelto sarà un politico”.

Pistorio ha detto che non c'è incompatibilità tra il vecchio Mpa e voi.
“E' un matrimonio che si può celebrare. Lombardo l'avevamo designato proprio noi. Certo, poi è accaduto di tutto, i rapporti si sono compromessi, specialmente per questioni personali. Credo che un progetto dei moderati con gli autonomisti sia nella natura delle cose. Ci sono punti positivi in comune”.

Il suo giudizio complessivo sull'azione di Raffaele Lombardo?
“Luci e ombre. C'è stata una sofferenza dovuta alla litigiosità catanese. Il legame con lui si è spezzato per incomprensioni sotto l'Etna. Non è stato tutto da buttare. Si sono realizzate riforme anche importanti: penso alla sanità e alla burocrazia. Le criticità? La mancata spesa dei fondi strutturali e la rotazione del personale. Le prossime emergenze da affrontare”.

A proposito di moderati: un pensierino all'Udc di D'Alia?
“Impossibile. D'Alia ha compiuto una scelta irreversibile e incomprensibile. Basterebbe leggere le reciproche dichiarazioni di Crocetta su D'Alia e di D'Alia su Crocetta, di appena dieci giorni fa”.

Tra contumelie, cripto-checche e derattizzazioni, pare che la politica ami coltivare le espressioni dell'antipolitica.
“E' un linguaggio che allontana le persone. Meglio riscoprire la sobrietà”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il linguaggio


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