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I palermitani che stanno a guardare

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E’ in quei momenti, quando i suoi talloni non toccano il lastricato, che il palermitano sospeso sulle teste altrui sfiora orizzonti che non pagano. Sentirsi lontano dalla ressa gli regala fantasie e indifferenza.

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Cito Salvo Toscano, in una sua incursione su Facebook: “Il punticino. A destra è una faccenda Miccichè-Lagalla. A sinistra Udc e Pd cercano la soluzione per disinnescare la bomba Crocetta. Lombardo aspetta e prepara la sua mossa”.

Forse non è professionale citarsi tra compagni di giornale, ma la spigolatura di Salvo, tanto essenziale quanto circonfusa di mestizia, mi ha portato lontano. Ovvero, ai tempi in cui crescevo e vivevo a Ballarò, il luogo dove ho appreso, più che altrove, le funzioni neurovegetative di Palermo e di chi la tiene sveglia e scontenta. Leggasi: l’uomo della strada. Mi correggo: l’uomo del balcone.


Perché a Ballarò per la via si vende, si litiga, ci si stringe la mano al volo e si socializza ma senza dar tempo all’anima di mettere bocca.

Al balcone, invece, si ha appuntamento con la propria – rarissima – solitudine. La si invita a sederci accanto, su una dormeuse scalcagnata. Le si versa una mezza birra e, col favore del tramonto e di una brezza marina che ha impiegato un giorno intero ad aggirare i cupoloni delle chiese, ci si perde finalmente – eccezionalmente – in riflessioni.

Il palermitano al balcone incontra così uno stato di grazia di cui avrebbe bisogno meno spesso. Distante dal suolo, si sente potente e protetto. Potente perché protetto. Le beghe del vicolo gli appaiono più piccole, forse inoffensive. Un’onda della quale puoi cogliere la totalità e temere al massimo qualche spruzzo di schiuma. Male che vada, se la mareggiata ti chiama in causa, puoi metterla a cuccia con una loffa di brutte parole calate col paniere. E poi tornare alla tua posa da nobile povero, i gomiti rinfrescati dal tocco della ringhiera, lo sguardo altero e insoddisfatto.

E’ in quei momenti, quando i suoi talloni non toccano il lastricato, che il palermitano sospeso sulle teste altrui sfiora orizzonti che non pagano. Sentirsi lontano dalla ressa gli regala fantasie e indifferenza. E’ il guadagno che ti spetta quando ti fai gli affari tuoi e la posizione sopraelevata ti risparmia l’obbligo di intervenire, legittimando la tua assenza. Sussurrando una ninna nanna di alibi all’amor proprio e alla paura.

Dal mio balcone di palermitano, oggi ho visto la scena descritta da Toscano. Uomini in giacca che giocano a tiro in porta con la nostra brutta situazione. Vorrei fare qualcosa, ma tre rampe di scale mi separano dai guai e quassù tira un venticello profumato. Farò quello che ho sempre fatto e che in tanti facciamo. Borbottando, starò a guardare.

 


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