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L'affaire Lavitola

"Ricatto a Berlusconi"
In manette Pintabona

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Carmelo Pintabona, colonnello Mpa in Argentina, è finito dietro le sbarre perché avrebbe ricattato Silvio Berlusconi insieme a Valter Lavitola. Non si tratta di un autonomista qualunque: nel 2008, la campagna elettorale di Raffaele Lombardo era iniziata proprio col saluto “agli amici che rappresentano i siciliani in Argentina”, e l'invito dell'aspirante governatore “a sostenere Carmelo Pintabona per la sua grande esperienza”. Il 24 febbraio del 2008 nel palasport di Acireale, in provincia di Catania, Raffaele Lombardo ufficializzava la sua discesa in campo per la presidenza della Regione durante un collegamento satellitare con l'Argentina. Mentre le bandiere del Mpa e del Pdl sventolavano alle falde dell'Etna, Lombardo faceva un appello a tutti i siciliani del Sud America: "Sostenete questa nostra battaglia e Carmelo Pintabona per la sua grande esperienza”. Il video è pubblicato ancora oggi sul canale youtube del Mpa (http://www.youtube.com/watch?v=xeBwYDPmRVU), e immortala il racconto del fu governatore di Grammichele, di una festa di Sant'Agata, la patrona di Catania, alla quale nel 2008 avrebbero partecipato i rappresentanti dei siciliani all'estero e Carmelo Pintabona.

Gli atti dell'arresto
Il colonnello del Mpa in Argentina, noto per i suoi interventi durante i congressi di partito (http://www.youtube.com/watch?v=ecuBGP9yW48) avrebbe chiesto, per conto di Valter Lavitola, 5 milioni di euro a Silvio Berlusconi, minacciando di rivelare ai pm “circostanze penalmente rilevanti e pregiudizievoli per la sua posizione giuridica e per la sua immagine pubblica”. Recita così la nuova ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Lavitola, già al centro dell'inchiesta sui finanziamenti all'editoria, che è stato intercettato durante la latitanza in America latina. L'ex direttore de "L'Avanti" avrebbe chiesto a Pintabona di rivolgersi a Berlusconi, richiesta confermata anche davanti ai pm che hanno interrogato Lavitola nel carcere di Poggioreale lo scorso 25 aprile.

L'inchiesta, coordinata dai pm di Napoli Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock potrebbe avere sviluppi siciliani, tanto che i pm napoletani hanno incontrato a Palermo il procuratore aggiunto Antonio Ingroia. Lavitola, Pintabona e Francesco Altomare, quest'ultimo a piede libero, sono indagati anche di intestazione fittizia di beni e di favoreggiamento nei confronti di Lavitola: lo avrebbero aiutato durante la latitanza consegnandogli 100mila euro e un computer grazie al quale, attraverso Skype, Lavitola comunicava con l'Italia. Valter Lavitola ha raccontato ai pubblici ministeri di essersi trovato in gravi difficoltà economiche durante la latitanza e di aver incontrato Pintabona per discutere di commercio del pesce, settore nel quale i due sono in affari. “Io gli dissi -racconta Lavitola ai pm - vedi se tu riesci a contattare a Berlusconi per conto mio e digli che sono nella cacca...”. Maria Lavitola, sorella di Valter, interrogata dai magistrati ha detto che l'ex direttore de "L'Avanti" avrebbe inviato a Silvio Berlusconi una mail o un fax con scritto: “torno e ti spacco il culo”.

Lo snodo centrale dell'inchiesta resta sempre il presunto ricatto al Cavaliere in cambio di soldi. Pintabona e Altomare, secondo le ipotesi al vaglio della magistratura, avrebbero fatto da collegamento tra Lavitola e Berlusconi con il compito specifico di chiedere a Berlusconi i 5 milioni di euro. Gli indagati avrebbero minacciato Berlusconi, secondo quanto si legge nell'ordinanza dei pm di Napoli, “di tenere condotte processuali non in linea con gli interessi dello stesso nonché l'ulteriore disvelamento di fatti penalmente rilevanti”.


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