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LA CERIMONIA DEL VENTAGLIO

"Io candidato presidente?
Se servisse alla coalizione..."

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ars, Cascio, lombardo, pdl, regione, Politica
“Lombardo non ha avuto la visione dello statista. Io candidato alla presidenza della Regione? Solo se servisse a un progetto, a una coalizione allargata”. Il presidente dell’Ars Cascio tra bilanci e futuro. L’occasione è la tradizionale cerimonia di consegna del ventaglio, che solitamente segna la pausa estiva dell’attività dell’Assemblea. Ma che quest’anno coincide con un finale anticipato della legislatura.

Presidente, una legislatura confusa, turbolenta, con tanti mutamenti in seno ai partiti dell’Assemblea. Con molti deputati passati da un partito all’altro.
“La questione dei cambi di casacca attiene alla moralità del singolo deputato. Io ho sempre espresso giudizi negativi nei confronti di chi cambia partito. Anche a me hanno chiesto molte volte se passo all’Udc. Chi mi fa questo domanda, non mi conosce. Per me non è compatibile col mio modo di intendere la politica il cambio di maglia per convenienza. In questa legislatura in effetti, s’è accentuato il mercato delle vacche”.

Una peculiarità tutta siciliana?
"Non direi. Alla Camera e al Senato, i cambi di partiti sono stati, credo, circa 250. Se fosse successa in altre epoche, o a vantaggio di Berlusconi l’Italia si sarebbe indignata. E invece nessuna particolare reazione c’è stata nemmeno di fronte a un presidente della Camera come Gianfranco Fini che, pur ricoprendo quel ruolo, ha aperto una crisi politica e ha pure fondato un partito”.

Insomma, l’immagine che emerge è quella di un parlamento che ragiona sulla base delle convenienze del momento.
“La cosa più importante, e la stampa dovrebbe evitarci in questo, è non fare di tutta l’erba un fascio. Anche qui in Assemblea ci sono parlamentari che non vengono mai, a differenza di altri che lavorano, sudano, si guadagnano lo “stipendio”. Quando lo fai sul serio, il parlamentare, è un lavoro duro. Se lo fai invece per sistemare parenti, amici e amanti è tutta un’altra cosa. Ci sono i buoni e i cattivi. C’è chi si guadagna lo stipendio e chi lo ruba”.

Adesso, però, nonostante l’attività dell’Ars sarà quasi completamente interrotta, per i prossimi tre mesi i costi per il mantenimento del “Palazzo” saranno molto alti.
“Anche in questo caso si deve sfuggire la facile demagogia. Non ci può essere un periodo di vacatio. È previsto dallo Statuto. Dire che si guadagna nonostante non si faccia nulla, non è una buona informazione. Così come in quell’occasione in cui il vostro giornale si inventò l’indagometro. Ma al netto di due deputati come Fagone e un altro deputato trovato con la mazzetta in tasca, gli altri spesso erano in quella lista per indagini su reati davvero banali”.

Quindi è normale avere oltre trenta deputati con qualche problema con la giustizia…
“L’avviso di garanzia un deputato lo deve mettere in conto, lo deve prevedere nel curriculum. Come si dice in Sicilia? Chi mangia fa molliche…”.

Gli aspetti di questa legislatura che l’hanno lasciata più contenta?
“I numeri: abbiamo approvato ben 116 leggi, molte di più delle passate legislature. E non dimentichiamoci che per la prima volta un parlamento ha deciso di ridurre il numero dei componenti, seppur attraverso una ‘legge-voto. Infine, le riduzioni ai costi della politica. Io stesso, rispetto al 2008, guadagno 2.800 euro in meno’”.

Ma molte cose sono rimaste nel cassetto. Solo nei giorni scorsi, il provvedimento sulla spending review.
“Io dico solo una cosa: il governo Monti, formato dai tecnici più qualificati d’Italia, che gode di una maggioranza quasi bulgara, ha in discussione la spending review da oltre due mesi. Noi abbiamo ricevuto il testo dall’assessore Armao, un tecnico all’interno di un governo di minoranza (e dei 20 deputati nessuno voleva votare…) il venerdì, per approvarlo il lunedì. Come può il governo permettersi di chiedere una cosa di questo tipo?”

È stato approvato invece il ddl cosiddetto “blocca nomine”. Ma ancora la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale sembra che slitterà un po’…
“La prima data utile sarebbe stata venerdì, ma credo non ci si arriverà. La cosa che non si sa, ma che è più grave, però è un’altra. Il vicepresidente della Regione Massimo Russo ha scritto al Commissario dello Stato e al Ministro degli interni affermando che la blocca nomine è incostituzionale. Una cosa mai vista per una legge approvata dall’Assemblea. Le pare possibile? Questo è molto più grave della mancata entrata in vigore”.

Adesso però siamo già in campagna elettorale. Il presidente della Regione non ha escluso che si possa andare al voto prima del 28 ottobre.
“Dopo che il presidente ha detto in Aula che si voterà il 28 ottobre, non credo si possa tornare indietro. Siamo arrivati alla fissazione della data delle dimissioni al 31 luglio proprio per far votare in quei giorni. Io mi sono fatto garante nel temporeggiare, perché sembrava che tutti fossero d’accordo a non fare una campagna elettorale a ferragosto. A questo punto, poteva dimettersi un mese prima”.

Lei sarà candidato alla Presidenza in queste elezioni?
“Intanto il Pdl ha un candidato. Innocenzo Leontini è una persona perbene, un ottimo parlamentare e ha una esperienza sufficiente per sostenere la candidatura. Insomma, sarebbe un ottimo candidato. Credo che abbia voluto dare una scossa al centrodestra in Sicilia dove Il Pdl sembra incapace di dare un’offerta politica. Una provocazione? È fatta dal capogruppo del Pdl all’Assemblea. Certamente è un gesto importante”.

E lei?
“Io non sono uno che trama, che si propone. Se la mia candidatura può tornare utile ad allargare la coalizione, eccomi. Ma non voglio usare la mia attuale posizione per ottenerne un’altra. Solo se la mia candidatura fosse funzionale a un progetto potrei accettare. Io ho preso posizioni, anche qui dentro, anti-casta, quindi non sarebbe strano se io trovassi ostacoli”.

Ma al di là del candidato, c’è un’idea di coalizione dalla quale partire? Dove e con chi correrà il Pdl?
“Io credo che se non si decide una coalizione e un candidato entro ferragosto, è meglio non presentare candidature. La coalizione? IL Pdl non può che essere alleato del Pid, della Destra, di Grande Sud e dell’Udc. Ma non so se oggi ci sono le condizioni. Secondo me, oggi, l’unico governo che po’ avere autorevolezza deve avere una maggioranza parlamentare come quella che attualmente sostiene il governo Monti: Pdl, Pd e Udc. Un governo che viene fuori da una situazione così frammentata, sarebbe molto debole. Un presidente eletto col 30% avrebbe 38-39 deputati e dovrebbe continuamente negoziare, per ogni cosa”.

E nei prossimi mesi arriveranno scadenze e appuntamenti importanti, soprattutto dal punto di vista degli equilibri di bilancio.
“Esatto, chi arriva dovrà subito intervenire sulle cose che questo governo oggi non ha fatto, a cominciare dal contenimento dello spesa”.

È possibile pensare che il parlamento si riunisca in questi tre mesi di vacatio per discutere la spending review?
“Impossibile. E del resto, non siamo riusciti a farlo con un governo in carica, figuriamoci in queste condizioni”.

A proposito del governo in carica. Quali sono stati, a consuntivo di questi quattro anni, i rapporti con l’esecutivo?
“Sono stati certamente molto combattuti. E provo un grande rammarico, perché credo che se avessimo avuto rapporti migliori, avremmo avuto risultati straordinari. Abbiamo lavorato in condizioni politiche disastrose, col presidente dell’Ars e della Regione non si parlavano per mesi, con deputati che non venivano per non approvare le leggi, con dirigenti che non conoscevano nemmeno i dettagli delle coperture finanziarie alle leggi”.

E col presidente Lombardo, invece? Come giudica il suo operato?
“L’atteggiamento di Lombardo in questi anni è stato mirato alla cattura del consenso immediato. E qui ritorna il tema della differenza tra un politico e uno statista: Lombardo ha solo guardato all’immediatezza del consenso, non ha ragionato da statista. Ha spesso rinviato la decisione dei problemi nella speranza che si risolvessero da soli. Una tattica vetero-democristiana: non decidere, rinviare, nell’aspettativa che col tempo si risolvesse. Questo ragionamento, ad esempio, fa a pugni con la spesa dei fondi comunitari. Il suo atteggiamento sarebbe stato consentito se avesse avuto soldi in cassa, non certo con un bilancio indebitato. E nemmeno si può pensare di ruotare un dirigente generale ogni sei mesi. Sessanta assessori e cinquanta direttori sono incompatibili con qualunque buona attività amministrativa. Alle squadre bisogna dare tempo di funzionare. E quando funzionano, non si cambiano. Lombardo forse lo ha capito troppo tardi. Senza contare che la sua attività amministrativa è stata certamente turbata dalla vicenda giudiziaria”.

Un indebolimento ammesso dallo stesso governatore.
“Se Lombardo se non avesse trovato la sponda dell’ex Pdl Sicilia (oggi Grande Sud e Fli) e poi quella del PD sarebbe rimasto alla guida della Regione molto di meno. Senza la stampella del partito democratico, la storia politica di Lombardo sarebbe potuta finire due anni prima”.


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