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ars, I numeri della legislatura

In quattro anni 121 leggi
e una raffica di indagati

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Con le dimissioni del presidente della Regione si è chiusa la quindicesima legislatura dell'Ars, che si era aperta nel 2008 con l'elezione di Raffaele Lombardo. Nei suoi quattro anni di governo, possiamo dirlo, è successo di tutto: ribaltoni, rimpasti, continui cambi ai vertici, nomine fino all'ultimo istante da governatore. E mentre si combattevano tutte queste battaglie a colpi di comunicati stampa, interviste e dichiarazioni ufficiali, il parlamento siciliano che faceva? In concreto sono state varate centoventuno leggi in poco più di quattro anni. Numeri alla mano, quindi, è stata una legislatura più attiva rispetto a quelle precedenti. Sia rispetto alla quattordicesima, che durò solo due anni e approvò 51 leggi regionali, sia rispetto alla tredicesima, che nonostante si concluse nei tempi stabiliti, dopo cinque anni ne ratificò soltanto centocinque.

L'anno più produttivo dal punto di vista legislativo è stato proprio quello ancora in corso, con ben 33 leggi approvate, l'anno meno prolifico è stato, invece, il 2009, nel quale hanno visto la luce soltanto 13 leggi regionali.

Dunque, visto che le pagelle attirano sempre i curiosi proviamo a capire chi sono stati i deputati più attivi sul fronte dell'attività parlamentare e quali, invece, sonnecchiavano sul banco, erano impegnati a difendersi in qualche tribunale o si son trovati proprio dietro le sbarre e quindi sospesi dall'attività all'Ars.

I più reattivi e intraprendenti sono i pidiellini Salvino Caputo e Vincenzo Vinciullo, rispettivamente presidente della commissioni Attività produttive e vice presidente della commissione Affari costituzionali. Per Caputo ottantuno disegni di legge presentati da primo firmatario, duecentosettantasei interrogazioni parlamentari, sessantatré mozioni e cento ordini del giorno presentati; per Vinciullo ci limitiamo a segnalare ben cinquecentoventisei interrogazioni parlamentari. A seguire, tra i primi quattro deputati più attivi troviamo Marco Falcone e Salvo Pogliese, del Popolo della libertà, rispettivamente vice presidente della commissione servizi sociali e sanità e componente della commissione Bilancio e programmazione. All'attivo di Pogliese venti disegni di legge presentati e ottanta interrogazioni parlamentari, mentre per Falcone diciotto disegni di legge e novantotto interrogazioni parlamentari. Da segnalare, nelle file del Pd anche Camillo Oddo. Il vice presidente dell'assemblea regionale vanta trentatré disegni di legge, ottantuno interrogazioni parlamentari, ventuno ordini del giorno, sedici mozioni e nove interpellanze parlamentari. Seguono Pino Apprendi, vice presidente della commissione Attività produttive e Davide Faraone, componente della commissione Ambiente e territorio, anche loro del Partito democratico. Per Faraone ventiquattro disegni di legge presentati, cinquantaquattro interrogazioni parlamentari, sette interpellanze parlamentari, quattro mozioni e sette ordini del giorno presentati; mentre per Apprendi, dodici disegni di legge, cinquantaquattro interrogazioni parlamentari e trentasette ordini del giorno.

Non pervenute le attività parlamentari di numerosi deputati. La lista sarebbe davvero lunga. Nelle schede consultabili on line (www.ars.sicilia.it) troviamo molto spesso il numero zero tra le voci delle possibili azioni consentite ad un parlamentare. Il numero zero è una costante della scheda del pidiellino Giovanni Cristaudo, per esempio: zero disegni di legge, zero interrogazioni parlamentari, zero interpellanze parlamentari, zero mozioni e ordini del giorno. Seguono a ruota Guglielmo Scamacca, Mpa, al suo attivo soltanto due interrogazioni parlamentari, nessun'altra attività pervenuta. Lo stesso andazzo per Nuccio Cappadona del gruppo misto, che però ha l'attenuante di essere approdato a Sala d'Ercole in ritardo. Per lui nessun disegno di legge, nessuna mozione, nessuna interpellanza parlamentare, da segnalare solo un'interrogazione parlamentare e un ordine del giorno. Il finiano Pippo Currenti ha presentato tredici interrogazioni parlamentari, per il resto, la somma delle sue attività in parlamento resta zero.

Ma fra le curiosità che caratterizzano la vita a Palazzo dei Normanni è interessante chiarire che soltanto ufficialmente i deputati regionali sono novanta, nella pratica come nelle squadre sportive ci sono le riserve, i supplenti che arrivano (e guadagnano) in soccorso, in caso di sospensioni, dimissioni e affini. Come per esempio l'onorevole Marcello Bartolotta , primo dei non eletti a Messina in quota Mpa, che la prima volta, era il 2 novembre del 2011, sostituì per un mese Santo Catalano dichiarato ineleggibile. E' stato richiamato di nuovo qualche giorno fa, il 24 luglio scorso, per sostituire il dimissionario, Cateno De Luca. Incasserà lo stipendio pieno per un trimestre in cui l'Ars farà poco o nulla.

Un altro supplente, l'onorevole Antonio D'Aquino, sempre deputato del Movimento per le autonomie, introduce un argomento spinoso: la quantità di deputati regionali sospesi perché arrestati, indagati o rinviati a giudizio. Attualmente D'Aquino è deputato regionale perché dal 26 giugno di quest'anno sostituisce l'onorevole Giuseppe Buzzanca, decaduto a causa dell'incompatibilità tra la carica di deputato regionale e quella di sindaco di Messina. Ma la prima volta, nel gennaio di quest'anno, D'Aquino sostituì Roberto Corona, Pdl, in quei giorni arrestato per finanziamento illecito ai partiti, concorso in bancarotta ed associazione per delinquere.

E qui arriviamo agli onorevoli arrestati nel corso della legislatura, indagati o rinviati a giudizio. In base ad un elenco pubblicato su LiveSicilia, aggiornato al maggio di quest'anno, sono 29 i deputati che a vario titolo hanno avuto problemi con la giustizia. Gli onorevoli sospesi perché arrestati sono stati Fabio Mancuso, finito per un breve periodo ai domiciliari, Roberto Corona, entrambi del Pdl, Riccardo Minardo in quota Mpa e Cateno De Luca, leader del movimento Sicilia Vera, finiti per qualche tempo ai domiciliari. Senza dimenticare Gaspare Vitrano del Partito democratico (poi sospeso e transitato al gruppo misto), che colto in flagranza mentre intascava del denaro da un imprenditore, ha passato 34 giorni in carcere e due mesi ai domiciliari. In seguito fu comunque riammesso all'Ars nonostante il divieto temporaneo di soggiorno in Sicilia.

Un altro caso di riammissione in Assemblea regionale degno di nota è quello di Fortunato Romano, prima dichiarato ineleggibile da una sentenza della Cassazione, sostituito dai già citati Santo Catalano (ma anche per quest'ultimo ci fu una lunga querelle sull'ineleggibilità) e Marcello Bartolotta. Poi la Cassazione cambiò la sentenza, dichiarandolo eleggibile. Così Romano non solo fu riammesso all'Ars, ma chiese anche il rimborso delle indennità perse nel periodo del disguido, circa novanta mila euro.

 

 

 

 


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