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L'addio del deputato

Barbagallo scrive a Bersani:
"Perché non mi ricandido"


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Giovanni Barbagallo non si ricandiderà alle prossime elezioni regionali. Il deputato del Pd comunica il suo ritiro, e quindi il suo rifiuto alla richiesta di ricandidatura, scrivendo una lunga missiva al segretario del partito Pierluigi Bersani. Dopo Massimo Ferrara, anche Giovanni Barbagallo ha deciso di non prendere parte alle prossime sfide elettorali nelle liste del Partito Democratico. Ma, mentre Ferrara dichiara di fare “un passo indietro per favorire l'alternativa”, Barbagallo non nasconde una sua profonda delusione rispetto alle vicende politiche siciliane degli ultimi mesi e un'aspra critica al suo stesso partito: “Avrei potuto continuare il mio impegno istituzionale alla Regione, ma ciò è in contrasto con i principi che ispirano il mio agire politico – scrive il deputato regionale - chi opera nelle istituzioni deve impegnarsi per risolvere i problemi dei cittadini. Ed invece non c’è consapevolezza, purtroppo, della gravità della situazione finanziaria. E’ giusto ammettere che neanche il Pd è stato in grado, finora, di indicare un progetto politico che abbia la forza di costruire una prospettiva. Si ha la sensazione che ci si muova su schemi tradizionali, culturalmente superati. Rischiamo di ritrovarci con soggetti politici del tutto interni e subalterni ai meccanismi di gestione del potere e del consenso, che, a parole, si dice di voler combattere”.

Non le manda a dire Giovanni Barbagallo facendone anche una questione morale e di responsabilità politica: “E’ la carenza di idee adeguate alle sfide del tempo che rende la Sicilia così stagnante e depressa anche dal punto di vista economico – scrive il deputato del Pd - la decisione di non accettare la richiesta di ricandidarmi alle prossime elezioni regionali nasce da questa consapevolezza”. Parole chiare quelle del deputato catanese, che chiariscono definitivamente i motivi che lo hanno spinto a non ricandidarsi, nonostante i numeri importanti ottenuti alle ultime europee, 70 mila voti di preferenza, e a quelle regionali del 2008, in cui si attestò il primo fra gli eletti nel collegio di Catania. La sua contrarietà al sostegno a Lombardo, le battaglie portate avanti, quelle vinte e quelle perse, come quella del disegno di legge sul taglio del numero dei deputati regionali che “non andrà in porto per la chiusura anticipata della legislatura”, non tralascia nulla Barbagallo tirando le somme di una carriera a Palazzo dei Normanni lunga sedici anni.

Un vero e proprio addio alle istituzioni, ma Barbagallo non esclude di proseguire il suo impegno politico fra la gente: “Perché il conto che i siciliani stanno già pagando è altissimo. Non bisogna cedere, tuttavia, alla sfiducia, malgrado i notevoli danni provocati da una legislatura cominciata male e finita peggio”.

 

 


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