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I QUOTIDIANI SU LOMBARDO

Dimissioni, nomine e buchi
La stampa e il caso Sicilia

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dimissioni, lombardo, quotidiani, Politica
All'alba della “nuova era” per la politica siciliana, il panorama mediatico nazionale non resta certo indifferente alle tanto discusse e fino a ieri incerte dimissioni di Raffaele Lombardo. L'ultimo atto del governo isolano ha conquistato spazio nelle prime pagine dei principali quotidiani nazionali come “La Repubblica”, ”Il Corriere della Sera”, ”Il Sole 24 Ore” e ”La Stampa”.

Il quotidiano torinese ”La Stampa” annuncia le dimissioni del governatore nelle pagine in primo piano, con un articolo che titola “Il caso. Lombardo lascia con l'ultima infornata. Sicilia al voto a ottobre”. Le ultime due nomine degli assessori alle Attività produttive e all'Energia vengono messe in evidenza accanto ai “Numeri degli sprechi”, specchietto esplicativo collegato al problema bilancio: il quotidiano parla di 5,3 miliardi intesi come deficit siciliano, maggiore del 31% delle pensioni, 34 società collegate alla Regione e 20.642 dipendenti dell'amministrazione regionale.

“Lombardo lascia la presidenza (ma prima nomina due assessori)” è il titolo che campeggia nella prima pagina de ”Il Corriere della sera”, con annesso specchietto di Sergio Rizzo “Quegli atti dovuti privi di buonsenso”, analisi etica delle due nomine effettuate un'ora prima delle dimissioni. All'interno del quotidiano la vicenda viene trattata in due articoli: il primo, “Lombardo si dimette ma resta: «sarò presidente per l'ordinario»” spiega le dimissioni e le parole pronunciate all'Assemblea al momento della rassegna delle stesse, con un piccolo specchietto che ricorda le elezioni del 2008 e le accuse di concorso esterno in associazione di tipo mafioso che hanno costretto il governatore alla ritirata. Il Corriere poi informa col titolo “Le mille nomine del governatore. E nell'ultima mezz'ora arrivano due assessori” della rete di nomine che rimarrà fino alle prossime elezioni regionali di ottobre. Anche qui troviamo uno specchietto che parla di numeri; secondo il Corriere si tratterebbe di 5.300 milioni di euro come indebitamento della Regione siciliana, 9.421 milioni di euro come spesa sanitaria dell'isola, 17.995 dipendenti della Regione siciliana, 1.000 nomine fatte dalla giunta lombardo e i 12 assessori nella giunta regionale.

E parlando di numeri, è ”Il Sole 24 Ore” a mettere maggiormente in luce il problema bilancio della Regione siciliana, con uno specchietto in prima pagina tutto dedicato al caso: “Sicilia, Lombardo si è dimesso: «Non c'è rischio per i conti» ma slitta la revisione della spesa” e “Regione in crisi di liquidità. Un bilancio con molte zone d'ombra”. Gli articoli che seguono all'interno analizzano la situazione soprattutto da un punto di vista economico, con i 400 milioni che mancano all'appello secondo il commissario dello Stato e il timore per i conti che resta ancora forte, poiché la spending review che era stata concordata col presidente del Consiglio Monti è stata rinviata. I numeri messi in evidenza qui sono 15,7 miliardi di residui attivi e appunto i 400 milioni di buco del bilancio.

Infine è ”La Repubblica” – giornale citato in qualche modo da Lombardo stesso quando di fronte all'Assemblea e ai giornalisti riuniti per prendere atto delle dimissioni ha parlato di “aggressione mediatica criminale” – a dare ovviamente ampio spazio alla vicenda: a destra da metà della prima pagina leggiamo il titolo, che rinvia all'interno, “Lombardo lascia, la Sicilia vota a ottobre” e l'editoriale di Sebastiano Messina, “Il bilancio di Don Raffaele”. All'interno segue la cronaca dell'annuncio delle dimissioni del presidente, con le nomine degli ultimi due assessori ed ancora una volta uno specchietto sui numeri della gestione Lombardo: ”La Repubblica” punta su 19,5 miliardi della spesa, 9,4 miliardi della sanità, 79,7% delle uscite correnti, 20mila dipendenti della regione e 24mila forestali. L'analisi di Messina invece spazia dalle 130 nomine negli ultimi due mesi alle alleanze politiche allacciate e spezzate, dalla disfatta del ponte sullo stretto ai numeri in positivo della sanità, per finire con una risposta alla clamorosa frase rivolta al quotidiano ieri pomeriggio.


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