Live Sicilia

I fratelli Lombardo

Raffaele, Angelo e il processo
Si separano le strategie difensive


, Cronaca
Stiamo riflettendo sulla possibilità di scegliere il rito ordinario, decideremo nelle prossime settimane, vi faremo sapere”. Poche parole strappate da Livesicilia all'avvocato Nicola Pietro Granata, legale di fiducia dell'onorevole Angelo Lombardo, fratello coimputato di Raffaele, segnano un possibile solco tra le scelte processuali dei due fratelli, accusati degli stessi fatti, ma difesi da avvocati diversi. Uniti nella vita e nella politica adesso -alla luce delle dichiarazioni di Granata a Livesicilia- potrebbero essere separati nella battaglia più grande: il possibile processo per concorso esterno in associazione mafiosa e voto di scambio aggravato.
Raffaele ieri ha ufficializzato la richiesta di rito abbreviato, una richiesta condizionata all'ammissione di alcuni esami testimoniali. Si tratta di un processo "allo stato degli atti", con la valutazione degli elementi acquisiti sino a questo momento. Al contrario, il legale di Angelo Lombardo, sta valutando la possibilità di affrontare un processo vero e proprio, un processo lungo, durante il quale si deve formare la prova della presunta colpevolezza o innocenza. Strade diverse che aprono scenari importanti.

Nicola Granata, un principe del Foro, legale di fiducia di Angelo Lombardo è conosciuto per la sua meticolosità, precisione, ma soprattutto sobrietà e rispetto verso la magistratura. Granata non ama le conferenze stampa né i proclami, un po' come Angelo, che quest'inverno ha disertato, al contrario del fratello Raffaele, le aule d'udienza e in due anni di “massacro mediatico”, termine caro al governatore, ha diramato un unico comunicato stampa. Hanno ruoli diversi, Raffaele è il presidente della Regione, Angelo un deputato nazionale, ma l'origine della loro elezione del 2008 è agli atti dello stesso processo. E qui le loro strade si dividono - almeno stando alla rispettiva strategia difensiva- questa è la svolta, almeno rispetto al 2010, quando, dopo la notizia -poi smentita- del possibile arresto del governatore, Raffaele, riferendosi al fratello, aveva dichiarato che “ciascuno è responsabile delle proprie azioni”.

LA GRANDE UNIONE
Il primo atto giudiziario che vede entrambi i Lombardo accusati degli stessi fatti, è l'avviso di conclusione indagini preliminari per concorso in associazione mafiosa del 14 aprile 2011, data da ricordare. I Lombardo erano indagati nello stesso troncone del procedimento Iblis e i quattro pubblici ministeri Giuseppe Gennaro, Agata Santonocito, Antonino Fanara e Iole Boscarino, si erano detti pronti a sostenere l'accusa in giudizio.
Lo stesso giorno viene emesso il primo e ultimo comunicato stampa dei legali di Angelo Lombardo, riguarda le dichiarazioni del pentito Gaetano D'Aquino che fa una distinzione tra le posizioni dei due fratelli rispetto alla criminalità organizzata. "Angelo Lombardo -dice D'Aquino ai pm- è amico di tutta la malavita di Catania, e questo lo affermo. Raffaele Lombardo non mi sento di dire che è amico della malavita di Catania, Angelo al 101%". Dopo l'elezione alla presidenza della Regione, Raffaele avrebbe interrotto i contatti con la malavita, Angelo invece “no”. “Prima delle elezioni regionali - sostiene D'Aquino- Raffaele Lombardo era agganciabile a mezzo dei suoi segretari”. Dopo le elezioni invece “Lombardo interruppe ogni possibilità di contatto con la scusa delle indagini, peraltro spostando anche la sede della sua segreteria dalla via Etnea in alto a via Pola”. E ancora, aggiunge D'Aquino: “Quando Raffaele venne eletto poi si perse di vista, cioè, per quanto udii da Orazio Privitera, Enzo Aiello e Fabrizio Pappalardo, si allontanò, non mantenendo le promesse che aveva fatto”. Diverso sarebbe il comportamento di Angelo Lombardo: “non si perse mai di vista: su di lui, non sentii mai lamentele poiché rimase in effetti sempre a disposizione dei clan”. Su queste basi, secondo il pentito, Angelo Lombardo sarebbe “legato a tutta la malavita organizzata catanese”.

I FRATELLI SECONDO I PM
Sul presunto rapporto della mafia con ciascuno dei Lombardo si è animato il dibattito giuridico interno alla Procura, un dibattito messo nero su bianco nella richiesta d'archiviazione siglata dai pm Patanè e Zuccaro, in risposta alla richiesta di rinvio a giudizio dei quattro colleghi originariamente titolari del procedimento. Patanè e Zuccaro, nella richiesta di archiviazione ritenevano che le intercettazioni fossero “gravemente indizianti solo del fatto che i fratelli Lombardo Raffaele ed Angelo abbiano direttamente o indirettamente preso contatti con esponenti anche di vertice del sodalizio mafioso denominato Cosa Nostra...”.
La presunta richiesta di voti al sorvegliato speciale Rosario Di Dio, viene considerata dai pm come un rapporto che sarebbe stato intrattenuto “da entrambi i fratelli”. Ma analizzando le circostanze successive alle elezioni politiche e regionali del 2008, nella richiesta d'archiviazione superata dall'imputazione coatta per mafia, si legge: “le intercettazioni offrono risultati diversi a seconda che si consideri l’operato di Lombardo Angelo, che peraltro continuò a mantenere rapporti diretti con pregiudicati per delitti di mafia anche dopo la sua elezione alla Camera dei Deputati, ovvero quello di Lombardo Raffaele, di cui le intercettazioni non danno elementi di prova di suoi contatti diretti con esponenti del sodalizio mafioso, già riconoscibili come tali per vicende giudiziarie già rese note, prima delle elezioni del 2008. Sembra che tali contati non vi furono o furono resi assai difficili per volontà dello stesso Lombardo, dopo l’elezione a presidente della Regione”.

IL CASO SAFAB
Uno degli elementi dell'imputazione coatta a carico dei fratelli Lombardo riguarda il rapporto con gli ex amministratori in odor di mafia della Safab che cercavano scorciatoie per ottenere concessioni edilizie. Durante l'esame testimoniale il maggiore del Ros Luigi Arcidiacono ha confermato gli elementi già emersi in corso d'indagine, cioè che Raffaele Lombardo non aveva favorito la Safab, ma un progetto concorrente che avrebbe visto protagonista il mafioso Vincenzo Basilotta per realizzare palazzine sui terreni dell'editore Mario Ciancio. Essendo il rapporto con la Safab uno dei pilastri dell'imputazione coatta, non è un caso che Raffaele Lombardo, rivendicando la propria estraneità a quell'affare, scarica il fratello che, al contrario, avrebbe addirittura incontrato gli ex amministratori. Il mancato sostegno di Raffaele Lombardo era stato già preventivato dal geologo autonomista Giovanni Barbagallo che alla Safab aveva promesso l'appoggio "non tanto di Raffaele che è guardato a vista e non vuole vedere imprese" quanto del fratello Angelo, parlamentare nazionale che avrebbe poi incontrato a Roma i vertici della Safab. Incontro confermato dall'ex consigliere di amministrazione della Safab Paolo Ciarrocca, arrestato nel 2009 dalla Procura di Palermo e licenziato l'anno dopo dall'azienda.
Secondo Ciarrocca, Angelo Lombardo, avrebbe fornito "solo generiche assicurazioni di disponibilità e la promessa di parlare con il fratello". Angelo Lombardo avrebbe messo in contatto Ciarrocca con il responsabile del genio civile che però non risolse il problema. "Mi disse - ha ricostruito Ciarrocca ai pm - che non era possibile in alcun modo cambiare destinazione d'uso all'area". "Lo stesso Barbagallo poi - ha precisato sempre Ciarrocca - non è riuscito a ottenere alcun risultato".

Il passaggio centrale è in quella “promessa” di Angelo “di parlare col fratello...”, secondo l'ex amministratore della Safab. E' un passaggio emblematico che pone un interrogativo: i fratelli Lombardo erano e sono un'unica cosa o agivano ciascuno per proprio conto? Questa è una delle domande che dovrà affrontare il gip Marina Rizza rispetto a un processo in cui potrebbe essere proprio la “separazione” e non “l'unione”, a fare “la forza” dei fratelli Lombardo. Ecco perché quelle poche battute strappate al legale di Angelo Lombardo, hanno la loro importanza.

 


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