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Il rendiconto. I numeri

In profondo rosso
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arrigoni, coppola, corte dei conti, rendiconto
Diminuiscono le entrate e cresce il personale della Regione. Ma è stato rispettato il Patto di stabilità, mentre la spesa dei Fondi comunitari ha ricevuto una bella accelerata. Il rendiconto generale della Regione siciliana raccoglie pregi e difetti della gestione Finanziaria dell'isola. Difetti, soprattutto, visto che la Corte dei conti già nella prima pagina della relazione illustrativa del testo parla di “difficile sostenibilità dei conti pubblici regionali. I saldi fondamentali di bilancio hanno fatto registrare negli anni un significativo deterioramento”. Ecco nel dettaglio alcuni dei dati illustrati sia nel rendiconto della presidente delle Sezioni riunite Rita Arrigoni, sia nella requisitoria del Procura generale d'appello Giovanni Coppola.

Entrate e spese
La previsioni definitive di entrata si sono attestate a 21,2 miliardi di euro. Previsioni “eccessivamente ottimistiche”, scrive la Corte, visto che quelle accertate ammontano a 16,5 miliardi di euro. Con una diminuzione di quasi il 12% rispetto al 2010.

Con riguardo alla spesa, spiegano i giudici, il confronto tra gli stanziamenti iniziali e definitivi fa registrare un aumento pari al 14%, maggiore rispetto a quanto avvenuto nell'esercizio precedente (13,3%). “L'analisi dei principali indicatori finanziari della spesa – scrive la Arrigoni - mostra dati positivi solo con riferimento alla capacità di impegno mentre il trend appare negativo per gli indicatori di capacità di spesa, velocità di cassa e indice di economie”.

L'indebitamento regionale
“Il debito complessivo della Regione al 31 dicembre 2011 è pari a 5,65 miliardi di euro, di cui 5,3 miliardi a proprio carico e la restante parte (350 milioni circa) rimborsata dallo Stato anche se formalmente a carico della Regione. “Lo stock del debito della Regione – scrive la presidente Rita Arrigoni – si attesta su un livello superiore a quello del 2010 (per il 13,25%) a causa della sottoscrizione di un contratto con la Cassa depositi e prestiti per un ammontare di 651,4 milioni di euro e dell'attivazione della quota residua di 166,5 milioni di euro di un mutuo risalente al 2010. Nel 2011 – aggiunge il giudice – è stato altresì contratto un ulteriore mutuo di 303,4 milioni di euro, non attivato nell'esercizio di competenza”.

Il personale
Nel 2011 il personale della Regione siciliana a tempo indeterminato è cresciuto di 4.857 unità. Si tratta di dipendenti già impiegati presso l'amministrazione regionale con contratto a tempo determinato. Una stabilizzazione di massa compiuta “grazie all'incremento della pianta organica disposto nel 2010”. Una modifica della pianta organica sulla quale il procuratore generale Coppola ha un po' ironizzato, sottolineando come “l'incremento di personale non dirigenziale di 4.808 dipendenti” fosse “curiosamente molto vicino, per non dire quasi uguale, a 4.857, che è il numero di dipendenti stabilizzati”. Come dire: l'esigenza alla base dell'ampliamento della pianta organica non era dettata dalle necessità “funzionali” della macchina amministrativa, ma da quelle legate all'assunzione di quasi cinquemila nuovi dipendenti. “Non mancano tuttavia – scrive Rita Arrigoni – apprezzabili segnali di discontinuità che vanno nel senso della limitazione degli oneri”. Il riferimento è soprattutto alla scelta del governo di ridurre progressivamente la “dotazione organica in misura del 50% annuo del personale di ruolo cessato dal servizio”.

Patto di stabilità
La Corte dei conti ha sottolineato il “sostanziale rispetto da parte della Regione siciliana degli obblighi assunti con il Patto di stabilità”. Ma ha invitato ad accelerare per la sottoscrizione del patto per il 2012 “al fine di scongiurare la prevista applicazione delle più severe regole fissate a statuto ordinario”.

La gestione dei fondi comunitari
Notizie positive arrivano invece da uno dei settori più controversi e preoccupanti: quello riguardante la gestione dei Fondi europei. Sul Po Fesr gli impegni di spesa si snoo più che quadruplicati rispetto al 2010, raggiungendo il 41% del costo programmato. Preoccupa invece la spesa effettiva che oggi si attesta al 12%. Le criticità, secondo la Corte, sarebbero anche dovute a “una certa discontinuità strategica ed operativa a causa del frequente avvicendamento dei vertici politici ed amministrativi delle strutture regionali”. Sul Fondo sociale europeo, invece, i dati sono meno incoraggianti: impegnato il 39,63% della spesa e pagamenti fermi al 19,93%. Numeri che “pongono la Sicilia – scrive la Corte – ben al di sotto delle Regioni dell'obiettivo convergenza”. Cresce invece la spesa del Piano di sviluppo rurale e del Fondo europeo per la Pesca.

L'organizzazione dell'Amministrazione regionale
Rimane altissimo il numero dei dirigenti regionali: 1.906 che rappresenta il 10,66% dell'intero personale dipendente della Regione. Per intenderci, nel 2009, questo rapporto nelle regioni a Statuto ordinario era pari al 5,80% e nelle Regioni a statuto speciale al 4,57%. Scende la spesa complessiva per le retribuzioni dei dirigenti complessiva, ma sale la “spesa media”. Insomma, i dirigenti sono un po' di meno, ma guadagnano di più. Quest'ultimo dato, a dire il vero, è dovuto secondo la Corte “alla presenza di numerosi soggetti esterni all'Amministrazione regionale”, le cui nomine mancano “di una procedimentalizzazione delle procedura di nomina”.

Le partecipate regionali
I bilanci di due terzi delle 34 società partecipate sono risultati in perdita nel 2010. “Allarmante – scrive la Corte dei conti – è altresì il dato relativo al personale e alla difficile sostenibilità della relativa spesa”. I dipendenti delle partecipate infatti sono oltre 7mila e costano alla Regione circa 220 milioni di euro l'anno. Tra l'altro, il processo di riordino voluto dall'assessore Armao procede a rilento: “In pratica, fino ad oggi, - ha scritto nella sua requisitoria il procuratore Coppola - la drastica riduzione delle società partecipate è rimasta tra le buone intenzioni del governo regionale, che sembrano infrangersi contro gli scogli della resistenza passiva di interessi difficilmente comprimibili”.

La spesa sanitaria
Alle cifre riguardanti la Sanità siciliana abbiamo dedicato un articolo specifico (LEGGI QUI). In questo contesto ci limitiamo a dire che i procuratore generale Giovanni Coppola ha parlato di “ottima annata” per la Sanità siciliana. Un'idea confermata dalla presidente Arrigoni che ha evidenziato il rientro del deficit ad “appena” 22 milioni e l'inversione storica del trend riguardante la mobilità passiva. Per la prima volta, dopo nove anni, torna a crescere il numero dei pazienti di altre regioni che decide di curarsi in Sicilia.

La finanza degli enti locali
Tasto dolente quello riguardante gli enti locali siciliani. Molti di questi in grave crisi. Sono ben 17 gli enti locali in deficit e altri 56 sono al momento sottoposti alla procedura di verifica a causa della mancata presentazione del rendiconto. Nel 2011 cresce, da 5 a 14, anche il numero degli enti che non hanno rispettato il patto di stabilità. E ovviamente, molto preoccupante è il “buco” degli Ato che oggi grava sulla finanza pubblica per oltre 1,3 miliardi di euro. Anche negli enti locali, infine, appare assolutamente inefficace il sistema delle partecipazioni: il 73% delle società, infatti, ha registrato risultati in perdita in almeno due esercizi degli ultimi tre anni.


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