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Intervista esclusiva a Lombardo

"Finalmente un solo processo
L'Mpa? Mi fido di Pistorio"

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Un “bravo” assessore alla Formazione entro poche ore, un congresso regionale domenica e uno nazionale del Mpa il 7 luglio; il figlio Toti “non deve candidarsi prima della laurea”; le dimissioni del 28 luglio “confermatissime, indiscusse, irreversibili e irrevocabili” e un “amico fidato” che potrebbe essere il vero erede già designato: “Giovanni Pistorio”. Ecco a cosa pensa Raffaele Lombardo nel giorno più difficile, dopo la contestazione dell'aggravante di aver favorito la mafia il presidente esce gli artigli. E stamattina, a Palazzo d'Orleans, davanti ai giornalisti il presidente ripercorrerà la propria vicenda giudiziaria e politica.

Il processo

Quando tutto - secondo Raffaele Lombardo - almeno nel processo per reato elettorale, sembrava andare per il meglio, è arrivata la contestazione dell'aggravante di aver favorito la mafia. Il governatore ha trascorso la pausa pranzo tra il tribunale, lo studio del professore Ziccone, che ha ospitato una riunione fiume di tutti i legali di fiducia, e la filiale catanese della Regione.

“Eravamo alle fasi finali e dopo aver sentito le chiacchiere di Di Gati e D'Aquino pensavamo a una conclusione positiva. Con i miei legali pochi giorni addietro ero andato direttamente dal presidente del Tribunale a chiedere di accelerare questo processo davanti al tribunale monocratico, fissando più udienze in tempi brevi perché volevamo che questo stillicidio finisse”. E invece no. “Non sono un tecnico - dice il governatore a Livesicilia - ma se ho capito bene finalmente dovrei avere un unico processo per valutare le falsità che mi sono state attribuite negli ultimi anni”.

Un processo non ancora iniziato visto che bisogna attendere il prossimo 28 giugno per capire meglio il futuro prossimo di Raffaele e del fratello Angelo Lombardo. Nel frattempo, al primo piano della sede regionale, il presidente è un fiume in piena. Sa tutto di D'Aquino e Di Gati, “non hanno detto un solo favore che io avrei fatto o che avrei potuto fare... questi signori mafiosi voti non ne portano, forse fregano soldi a poveri malcapitati, si tratta di latitanti, di omicidi, e nei quartieri in cui sono cresciuti sono ben conosciuti, io so personalmente che questa loro influenza non esiste, figuriamoci nel segreto dell'urna...”.

Tre variabili, secondo Lombardo, giocano a suo favore e rappresenterebbero la prova dell'innocenza: Safab, inceneritore ed eolico. “Ho boicottato tutto - dice Lombardo - adesso si è scoperto che ho fatto fallire anche i piani della Safab per favorire altri, eppure ho un'imputazione coatta per queste cose...”.

Ma la decisione di oggi è emblematica del fatto che “se mi fossi dimesso per essere stato rinviato a giudizio per corruzione elettorale, oggi avrei dovuto ritirare queste dimissioni, visto che tecnicamente deve pronunciarsi un Gip su questa nuova contestazione”.

Le dimissioni

Sono “confermatissime, indiscusse, irrevocabili e irreversibili”: il presidente Lombardo si dimetterà il prossimo 28 luglio "al massimo". “Voglio tornare ad essere un cittadino semplice per affrontare questa vicenda del processo e per occuparmi di altro ma non di politica”.

Il Mpa proseguirà il suo percorso “avrà una nuova classe dirigente e sono stati già fissati due appuntamenti: il 24 giugno congresso regionale, il 7 luglio nazionale”. “E' il momento che torni il tempo delle lotte e degli ideali che hanno caratterizzato la prima fase di questo movimento. Di chi si fida in questo momento? “Di Giovanni Pistorio”, risponde senza esitazione il presidente che aggiunge: “Ma quanto è stato bravo Massimo Russo in questi anni...”.

In ogni caso il Mpa “è cresciuto, i fuoriusciti sono pochissimi". Di chi parliamo? "Di Musotto per esempio - dice Lombardo - era venuto dopo...”.

Non si toglie sassolini dalle scarpe, non vuole parlare di Enzo Bianco né di Lino Leanza, ma una domanda è obbligatoria: è vero che in questo momento colonnelli del Mpa stanno transitando in altri partiti per conquistare seggi? Il presidente cambia discorso. E il figlio Toti? Si candiderà alle regionali? Lombardo taglia corto: “E' una voce che mettono in giro per fare scattare il panico tra i candidati del Mpa, ma non è vero, escludo la sua candidatura alle regionali”. Ma stavolta è difficile credere al presidente. Toti Lombardo ha più di un consigliere comunale di riferimento in ogni comune della provincia di Catania. “Gli ho detto che prima deve laurearsi - insiste il papà Raffaele - sta facendo procedura civile, l'appello è il 17 luglio”.

Mentre parla, Lombardo tenta di nascondere un pizzico di soddisfazione per i propri figli. “Uno è un chirurgo, l'altro, Toti, si organizza e lavora. Ha un gruppo di giovani attorno a sé, è un tipo che lega parecchio...”, dice il presidente e gli brillano gli occhi. Anche per questo Toti è temuto, perché ha il suo seguito e perché Raffaele stravede per lui. “Io ero un po' più timido e riservato, lui invece è più sicuro di sé”.

In ogni caso la coalizione sarebbe formata da “Api, Fli ed Mps oltre a Mpa”. Restano i dubbi sull'accordo politico che ha portato alla scelta di dimettersi in piena estate. Domanda: e se le fanno il “pacco” presidente? “Impossibile - risponde Lombardo - è una scelta oculata e ben vagliata che ha un significato politico perché il processo è ancora tutto da vedere”.

Nella sede della Regione catanese, Raffaele Lombardo conta il minuto, non sono ancora iniziate le nottate per preparare le liste “mi sto limitando a trascorrere quelle governative”. Stasera? “Sto pensando a un bravo assessore alla Formazione...”. E non è poco per un presidente irreversibilmente dimissionario.


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