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La maturità

Notte dopo gli esami

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esami, maturità, scuola
La notte più importante è quella dopo gli esami, quando apri un libro di poesia e capisci il furto che hai subito. Un vero libro di poesia. Villon, Caproni, Baudelaire. O certi poeti che dai banchi nemmeno ci passano per sbaglio: Toma, Larkin, Cavalli. Hai sudato un anno a studiare Vincenzo Monti e le sue dannate api panacridi in apisolvi (mi pare che l'oscenità di cui si parla si chiamasse così, altrimenti ho rimosso). Sì, Leopardi. Sì, Pascoli. Ma nulla del resto. Quasimodo della sera, però niente di Caproni ("Fermi non farete mai centro, la bestia che cercate voi, voi ci siete dentro). Niente di contemporaneo. Niente di attuale. Due secoli cancellati della prassi del prof d'italiano che non capisce Svevo e lo mette in programma perché "altrimenti pare male".

La notte da ricordare arriva dopo. Quando sono passati i timori e i tremori della maturità. E di colpo sei come Pinocchio: trasformato da burattino in bambino e chissà se gli è convenuto. E chissà se ti conviene la vita adulta che lambisce il buio e la illumina con le sue promesse. Chissà se non vorresti tornare indietro. Alla paura e al cuore che batte. Se non lo sai, lo imparerai. Dopo la scuola, il cuore comincia a battere in modo diverso. E' un diversamente cuore. E tutto muta ragione sociale. La gratuità scompare e si riduce, si paga. Scompaiono i tre mesi di vacanza che i banchi scandivano. Gli amori dell'adolescenza sfumano. Anche l'amore disperato acquista saggezza. Non lo ritroverai.

I poeti lo sapevano e lo sanno. Hanno scritto poesie dolci, tenere, strazianti, per ricordarci la notte dopo, non la notte prima. E sono stati dimenticati. A proposito, interrogazione a sorpresa: chi è l'uomo della foto?


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