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"L'ente ha un debito da 400 milioni"

L'Enel lascia al buio l'Eas
I sindacati: "Un disastro"

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Vanta un credito da 14 milioni nei confronti dell'Eas, per questo l'Enel ha iniziato a depotenziare la fornitura di energia elettrica. Ma sono diversi i fornitori che oggi non vogliono più prestare i propri servizi: dalle ditte di noleggio dei mezzi, a quelle che forniscono i pezzi di ricambio.

 

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L'Enel lascia al buio l'Eas. È solo l'ultimo, oscuro capitolo, della vicenda che riguarda l'ente acquedotti siciliano, in liquidazione dal 2004 e oggi gestore dell'erogazione idrica in 45 comuni della Sicilia. Oggi l'Eas ha un “buco” da 400 milioni di euro. E tra i creditori, appunto, c'è anche l'Enel che ha iniziato a depotenziare il servizio nei confronti del cliente “moroso”.

Così, i sindacati protestano. Lo avevano già fatto nelle settimane scorse, quando il commissario dello Stato Carmelo Aronica aveva bocciato l'articolo della Finanziaria nel quale era previsto lo stanziamento per gli stipendi dei dipendenti e dei pensionati Eas. Una protesta inizialmente rientrata, dopo l'approvazione di un nuovo ddl all'Ars che ha reperito circa 12 milioni di euro, per garantire gli stipendi fino alla fine dell'anno.

Una “boccata d'ossigeno per il personale”, denunciano i sindacati Cgil-fp Cisl-fp Uil-fpl Cobas-codir e Sadirs, che però “di certo non ha risolto le drammatiche condizioni in cui versa l’Eas in liquidazione”. Pessime condizioni anche dal punto di vista igienico, visto che oggi mancherebbero persino i soldi “per rinnovare – scrivono le sigle – il contratto di pulizia degli uffici dell’Ente che versano in pessime condizioni igienico-sanitarie”.

Ma le contraddizioni nell'Eas sarebbero tante. Tra queste, la decisione di mantenere “personale, dirigente e non, in posizioni di comando dalla Regione (peraltro già scadute), con ulteriori aggravi economici per l’Ente”.

Aggravi economici in un ente messo male. E la fotografia offerta dai sindacati è in effetti assai preoccupante: “In assenza di un bilancio approvato – attaccano i sindacati - l’Eas, già da alcuni anni, va avanti solo con autorizzazioni per spese necessarie ed indifferibili e qualsiasi atto deliberativo che preveda un impegno di spesa non ha, di fatto, alcuna copertura finanziaria dal momento che le casse dell’ente registrano, ad oggi, un debito di circa 400 milioni di euro; cifra destinata purtroppo a crescere viste le difficoltà ad incassare il presunto credito di circa 260 milioni di euro nei confronti di comuni e utenza morosa”.

E ovviamente, le ricadute pratiche di questa condizione di sofferenza dell'ente sono diverse. “Nessuna impresa né ditta fornitrice – spiegano i sindacalisti - è più disponibile, giustamente, a prestare i propri servizi in mancanza del saldo dei crediti maturati”. E tra i fornitori, appunto, l'Enel, “creditrice di quasi 14 milioni di euro, ha iniziato – raccontano - a depotenziare le forniture ai contatori con le gravissime conseguenze di lasciare al buio diversi uffici dell’Ente, paralizzandone le attività, e di lasciare senza sufficiente energia gli impianti di pompaggio, come quello di Casalvecchio Siculo (in provincia di Messina), privando dell’acqua i cittadini”.

E la situazione, anche nell'immediato futuro non sembra poter migliorare di molto. Visto che tra una settimana, i dipendenti dell'ente rischiano persino di rimanere... a piedi. “Entro il 25 giugno 2012, - proseguono le sigle – l’Eas dovrà definire la riconsegna di tutti gli automezzi noleggiati ed impiegati per la gestione e la distribuzione idrica nei comuni gestiti poiché i contratti sono scaduti e le ditte fornitrici non intendono rinnovarli dal momento che vantano crediti per circa 600 mila euro”. E tra i fornitori scontenti, anche quelli che forniscono “il cloro per la potabilizzazione dell’acqua, di carburante per gli automezzi, dei pezzi di ricambio per la manutenzione degli impianti e del materiale di consumo vario, forniture indispensabili per l’ordinaria gestione a cui, nonostante tutto, l’Eas è ancora obbligata”. E i 45 Comuni interessati all'erogazione dell'Eas, che in alcuni casi hanno messo “una pezza” a questi disservizi, hanno già annunciato di non avere più voglia né fondi per intervenire.

E ancora, i sindacati affondano anche sullo “smantellamento” del il laboratorio chimico dell'ente, “per altro dotato – spiegano - delle certificazioni di qualità ISO di legge”, che costringe oggi l'Eas “a rivolgersi ad un'altra azienda titolata per le specifiche analisi di verifica sull’acqua, obbligatorie per legge e, al contempo, non trova più ditte disposte a fornire i necessari reattivi chimici per i controlli di routine”. Stesso discorso per il servizio informatico, anche questo affidato all'esterno, dopo il depotenziamento delle risorse interne all'ente. “Il servizio informatico, in nome di un fantomatico progetto mai attuato con Sicilia & Servizi (società compartecipata regionale anch’essa in liquidazione), è stato privato dei propri dirigenti ed oggi l’ente è costretto ad affidare all’esterno alcune specifiche competenze (con evidenti oneri aggiuntivi) e si trova nell’impossibilità di procedere all’aggiornamento di risorse hardware e software, sempre più fatiscenti e obsolete (quando funzionano)”.

Tutte questioni più volte sollevate dai lavoratori, che non avrebbero ricevuto, però, alcuna risposta soddisfacente da parte del governo regionali. Così, i sindacati oggi si rivolgono ai “signori prefetti delle province interessate” e consigliano ai sindaci dei 45 comuni ancora gestiti "di organizzarsi per affrontare le incombenti emergenze”. Come dire: in vista dell'estate, preparatevi al peggio.


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