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Asi di Enna

Cicero contesta Romano
E il Tar gli dà ragione

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Il prossimo presidente dell'Irsap, allora a capo del consorzio ennese, aveva fatto ricorso contro un decreto del dirigente generale che aveva escluso la sua Asi da un finanziamento complessivo di 10 milioni di euro. I giudici: "Esclusione illegittima e dubbi sulla commissione che ha valutato i progetti".

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Asi contro Asi. Cicero contro Romano. Il Tar di Palermo dà ragione all'Area di sviluppo di Enna, guidata dal prossimo presidente dell'Irsap contro le decisioni dell'assessorato alle Attività produttive. Il motivo? Le richieste di finanziamento ad alcuni progetti di manutenzione presentati dal consorzio ennese sono stati bocciati inspiegabilmente dalla commissione di valutazione dell'assessorato. Una commissione azzerata e ricostituita dall'allora dirigente generale Marco Romano. “In maniera illegittima”, hanno deciso i giudici che hanno disposto l'annullamento di quelle graduatorie.

In realtà, i ricorsi presentati dall'Asi di Enna contro l'Assessorato alle attività produttive e gli altri 11 consorzi siciliani sono una dozzina. Ciascuno per ogni progetto non approvato. Ma la “sostanza” del ricorso sta nella richiesta di annullamento del decreto del dirigente generale Marco Romano del giugno del 2011 col quale veniva resa pubblica la “"Graduatoria per la selezione e il finanziamento delle istanze di realizzazione nuove infrastrutture e servizi nelle aree di sviluppo industriale della Sicilia". E non solo, l'Asi di Enna e il suo commissario Alfonso Cicero hanno puntato l'indice anche contro “la nomina della commissione di valutazione ex art.9 del bando, la successiva revoca e rinomina della stessa e tutti i verbali relativi alla predetta Commissione”. E su entrambi i punti, il Tar ha dato ragione al consorzio ennese.

“L'Asi di Enna – ha commentato Alfonso Cicero - ha avuto piena ragione. Con diverse sentenze, tutte di eguale tenore, il Tar Sicilia, Palermo, ha finalmente ricondotto nell'alveo della legalità, correttezza e legittimità il procedimento con il quale il dipartimento delle Attività Produttive, allora sotto la direzione del dottore Marco Romano, stava procedendo a liquidare somme per complessivi 100 milioni di euro, relativi ai Fondi del Po Fesr 2007/2013, in favore di alcuni dei Consorzi Asi dell'Isola, escludendo illegittimamente altri consorzi, come l'Asi di Enna che aveva presentato 12 progetti per opere infrastrutturali. Il territorio ennese, - ha aggiunto - per via di palesi violazioni di legge, aveva subito una penalizzazione insopportabile a cui mi ero subito opposto ricorrendo al Tar”.

Il primo punto alla base del ricorso, come detto, riguarda le graduatorie dei progetti finanziabili. L'Asi di Enna ha lamentato che le proprie proposte (12 in tutto), considerate inizialmente “ammissibili” siano completamente scomparse dalla graduatoria finale pubblicata con decreto dal dirigente generale. Scomparse. Senza alcuna motivazione. O meglio, ecco la controdeduzione dell'amministrazione regionale, “gli allegati tecnici non danno contezza della tipologia e del tracciato dell’opera da realizzare. Trattandosi di completamenti di tratti di rete stradale già ultimati, non è presente la dichiarazione del Presidente del Consorzio che attesta l’approvazione amministrativa della contabilità finale dei lavori già realizzati, l’avvenuto collaudo e la piena fruibilità dell’opera”. Una contraddizione, replica l'Asi di Enna: “In due righe si dice di non conoscere la tipologia dell'intervento, e che, però, quella tipologia di intervento necessita di ulteriori passaggi”.

Ma la Regione ha altre eccezioni da sollevare: i soldi a disposizione non sarebbero comunque bastati a finanziare quelle opere. Interviene anche, in opposizione al consorzio ennese, anche l'Asi di Agrigento, secondo cui era venuto meno il motivo del ricorso, a causa della decisione del governo di sciogliere le Asi in vista della formazione dell'Irsap e anche perché il numero di progetti presentati, 12 appunto, erano in un numero eccessivo.

Mi chiedo, - prosegue Cicero - cosa si nascondeva sotto tali violazioni, considerato che si trattava di una "torta" di ben 100 milioni di euro? Un esempio eclatante e deprecabile: l'Asi di Agrigento, guidata dall'ex presidente Stefano Catuara, che era stata illegittimamente promossa ai suddetti finanziamenti (10 milioni di euro), aveva proceduto all'affidamento di alcuni progetti a favore di liberi professionisti senza alcuna copertura finanziaria, causando, a questo punto, un danno all'erario di circa 650.000 euro. Una corsa agli incarichi, quella di Catuara e dei vertici burocratici dell'Asi agrigentina, davvero disinvolta, a dir poco "curiosa", opaca e rovinosa per l'interesse pubblico”.

L'assessorato, tra l'altro, avrebbe compiuto un ulteriore errore. Gli interventi da finanziare, infatti, avrebbero dovuto trovare spazio in due distinte graduatorie (A e B). E il bando prevedeva inoltre che le somme a disposizione (circa 50 milioni di euro), sarebbero state distribuite tra le due categorie in modo tale da spostare nella categoria B gli eventuali soldi “avanzati” dalla prima graduatoria. L'assessorato, invece, ha stilato un'unica graduatoria, disattendendo il bando. Mentre l'eccezione sul processo di liquidazione delle Asi è stata respinta dai giudici perché, in sintesi, la liquidazione non s'è ancora completata e sta seguendo “step” graduali. Insomma, l'Asi di Enna ha ancora diritto di richiedere l'approvazione dei progetti presentati. Anche perché diversi sono i dubbi (sottolineati anche dal Tar) sulla commissione di valutazione dei progetti.

Una commissione nominata, revocata e ricomposta dal dirigente generale Romano. E secondo i giudici, la contestazione dell'Asi di Enna “coglie nel segno”, anche a causa delle “poco plausibili motivazioni addotte dall’Amministrazione a fondamento della necessità di revocare il primo comitato di valutazione (che aveva già istruito le domande e che nella seduta n.16 del 23/02/2010 aveva altresì finanche proceduto ad approvare l’elenco provvisorio delle istanze dichiarate ammissibili e quelle giudicate non ammissibili)”. Insomma, la revoca e la ricomposizione di quella commissione di cinque persone (che doveva essere “mista”, formata cioè da tre componenti nominati dal dirigente generale della Attività produttive, e due dell'Ispettorato regionale tecnico dei lavori pubblici. E anche le giustificazioni avanzate dall'assessorato, riguardanti la soppressione dell'Ispettorato, sono state respinte perché quelle competenze sarebbero semplicemente trasferite all'assessorato Infrastrutture. Insomma, per tutti questi motivi il Tar ha dato regione al commissario Cicero e all'Asi di Enna. Annullando il decreto dell'ex dirigente generale Marco Romano. Quelle graduatorie sono da rifare.


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