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I sindacati: "Occupiamo l'assessorato"

Multiservizi, il governo non c'è
Il Cda di Beni Culturali va via


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Mentre il cda fugge, i sindacati decidono di occupare gli uffici dell'assessorato Economia. Precipita improvvisamente la vertenza che riguarda la fusione tra Multiservizi, Biosphera e Beni culturali spa nella nuova Sas. Il cda della nascente mega-società che dovrebbe accogliere i lavoratori delle due in liquidazione, infatti, secondo quanto riferiscono i dirigenti sindacali presenti all'incontro di oggi, ha deciso di “gettare la spugna”. E domani tutti i componenti rassegneranno le dimissioni nelle mani del presidente Raffaele Lombardo. Si tratta del presidente Elena Pizzo, funzionario direttivo della Regione, di Salvatore Sammartano (dirigente regionale ed ex capo di gabinetto all'Agricoltura e all'Economia), e di Adelaide Spatafora (anche lei ex capo di gabinetto, ma dell'assessore Armao).

Il motivo dell'addio starebbe nell'impossibilità di comporre una vertenza lunga e difficile. Nella quale sta giocando un ruolo decisivo la posizione dei 129 ex interinali di Multiservizi dei quali la Regione non vuole prendersi carico, nonostante le sentenze dei tribunali di Palermo e Agrigento che hanno sancito il loro diritto all'assunzione.

Ma i primi ostacoli a quell'assorbimento sono derivati proprio dal processo di riordino delle partecipate, che avrebbe dovuto portare, in questo caso, alla nascita di una mega-società da duemila dipendenti, dopo la liquidazione di Multiservizi e Biosphera. Proprio lo “status” di società in liquidazione, secondo il commissario di Multiservizi Anna Rosa Corsello, impedirebbe qualsiasi assunzione. Anche di quei 129 che, invece, insistono, forti delle sentenze dei giudici.

E anche del parere, ad esempio, della Commissione bilancio dell'Ars: “Il piano di riordino delle società partecipate, approvato dalla commissione Bilancio con parere vincolante e attuato con decreto governativo, - ha fatto sapere il presidente Riccardo Savona - stabilisce la transazione del personale in organico Multiservizi nella nuova società consortile e la chiusura dei contenziosi in essere, che riguarda i 129 soggetti che hanno svolto servizio fino al 2010. Considerati i pensionamenti intercorsi – ha aggiunto Savona - l'assunzione avverrebbe senza ulteriori aggravi di costi, oltretutto consentirebbe il rispetto delle convenzioni siglate fra Regione e le strutture ospedaliere".

Da lì, dopo la bocciatura da parte del Commissario dello Stato di una norma in Finanziaria che prevedeva il transito automatico dei lavoratori delle società in liquidazione nella nascente Sas, sono seguiti una serie di incontri che non hanno invece consentito di trovare una soluzione. Anzi, in alcuni casi sono emersi anche nuovi problemi. Come nella riunione del 13 giugno. "L'ipotesi d'accordo presentata dalla controparte – ha dichiarato in quelle ore Michele D'Amico dei Cobas/Codir - è assolutamente inaccettabile nella parte che prevede, all'articolo 1, che 'nell'ipotesi in cui i fabbisogni di personale dovessero essere inferiori al personale effettivamente in servizio alla data odierna si procederà secondo appositi criteri e requisiti soggettivi come espressamente previsto dalla Legge 223/1991 previa apposita contrattazione con le OO.SS. Rappresentative'". In altre parole, possibilità di licenziamenti nel caso in cui la nuova dirigenza individui un surplus di personale. "La proposta della Regione - ha ribadito Pietro La Torre, segretario regionale Uiltucs - non garantisce il rispetto dei livelli occupazionali. Questa trattativa è partita male e rischia di finire peggio con un contenzioso di dimensioni bibliche”.

Oggi, l'ultimo capitolo. “Abbiamo assistito – hanno raccontato i dirigenti sindacali Michele D'Amico dei Cobas Codir e Mimma Calabò della Fisascat Cisl – a uno spettacolo indegno. La politica oggi non s'è nemmeno presentata. Non c'era l'assessore Armao, né il suo capo di gabinetto. Per questo motivo abbiamo deciso di non muoverci dai locali dell'assessorato finché qualcuno di loro non verrà a parlare con noi”.

I lavoratori, infatti, iniziano a temere l'approssimarsi di due scadenze. Quella riferita al cosiddetto “patronage” e a quello della convenzione tra Asp, enti parco e le società che erogano i servizi (Multiservizi e Bioshpera nello specifico). Nel primo caso, infatti, la Regione ha fatto “da garante” con l'istituto bancario Unicredit per mantenere gli impegni sui salari: se Multiservizi non rimborsa l'istituto di credito che materialmente eroga gli stipendi, ci penserà il governo. “Ma quella garanzia – spiegano i sindacalisti – copriva gli stipendi fino al 30 giugno”. Nel secondo caso, invece, l'esecutivo era intervenuto prorogando di due mesi le convenzioni che erano già scadute il 30 aprile, a patto che si completasse, entro quei 60 giorni, il processo di fusione delle società. Adesso la paura della mancata erogazione degli stipendi al 30 giugno si fa sempre più forte. “Non vorremmo – attaccano D'Amico e la Calabrò – che questa condizione di incertezza venisse creata ad arte in vista delle prossime elezioni, dove la politica potrà fare leva sui timori di migliaia di lavoratori”. Tutto questo mentre la Sas, la società non ancora nata che dovrebbe abbracciare tutti questi dipendenti, da domani potrebbe già trovarsi senza Cda.


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