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Con gli occhi di un bambino

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11 settembre, america, film, molto forte incredibilmente vicino, torri gemelle
“Molto forte incredibilmente vicino” è il titolo di un film di recentissima programmazione proposto nelle sale cinematografiche di Palermo. Ho avuto modo di visionarlo e di provare un grande sgomento accompagnato da una intensa emozione, non tanto per la trama, che è già di rispetto, bensì per la capacità interpretativa  “impressionante” dell'attore principale che è Thomas Horn, un bambino di 11 anni che veste il ruolo di Oscar Schell, un ragazzino il cui papà è morto nell’attentato dell'11 settembre alle Torri Gemelle.

La competenza artistica di transfert di questo ragazzino è veramente forte: Oscar rientra in casa anticipatamente dalla scuola, quel maledetto giorno e, sconvolto per gli accadimenti che echeggiano nella città di New York, ascolta la voce del padre che chiama al  telefono di casa ripetutamente, abbandonando a più riprese sulla segreteria telefonica, messaggi carichi di quella drammaticità che attraverso la comunicazione registrata, rendono conto di quanto egli stesse vivendo, poiché si trovava per impegni di lavoro, lì, in una delle due torri colpite. Il padre non capisce che cosa gli fosse accaduto, se ne rende conto di chiamata in chiamata, vivendosi addosso il precipitare delle situazioni che la sua voce trasmette prima della fine che è, appunto, la caduta dal grattacielo. Il bimbo resta inebetito all'ascolto, e va a nascondersi sotto il lettino nella sua cameretta, dove aspetta l'arrivo della madre che, appena entrata in casa, telefona al cellulare del marito, invano, poiché le linee, per il grave incidente accaduto, sono continuamente intasate.

Il bambino, nell'emozione del dolore, stacca l'apparecchio telefonico di registrazione e lo sostituisce con uno nuovo, per non far sentire la voce del padre e non evocare in famiglia il disagio di non averlo più in casa, per non vivere la consapevolezza della sua morte. Nasconde allora il vecchio apparecchio telefonico nel suo armadio dove costruisce un piccolo altare con la foto del padre.

L'evolversi delle scene resta un fronte di toccante commozione: il disagio dell'intelligenza che avverte questo bambino il quale, da una parte difende ragionevolmente la magnifica presenza del padre, staccando, dall'altro, il suo profondo dolore emotivo, del cuore, per averlo perduto in un battito d'ali.... un dolore così efferato che lui stesso “si abbraccia forte per non farsi scoppiare il torace”...

Qui il ruolo della madre viene meramente offuscato, seppur abilmente recuperato poi nelle sequenze finali del film, quando lei si accorge della sofferenza di suo figlio e mossa dall'amore che lei gli riserva nel suo cuore, lo lascia entrare a pieno ritmo nella sua vita:in una scena commovente i entrambi piangono la perdita, presi dal ricordo del padre e del marito.  La storia si elabora quasi da sola:la visione del film suscita una forte curiosità che ci porta al punto di sentire incredibilmente vicino il dolore di tanti americani e non, che hanno vissuto quella tragedia più come lutto per le loro famiglie che come un problema di politica internazionale.


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