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Le indagini

Delitto Giarrusso, forbici in gola?
"Qualcuno voleva stesse zitta"

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Antonina Giarrusso, carmine mosca, delitto giarrusso, negozio di parrucche, sezione omicidi questura di palermo, via dante, Cronaca
Qualcuno voleva stesse zitta, un silenzio che era disposto ad ottenere anche al costo di uccidere. E così ha fatto, l'assassino di Antonietta Giarrusso, la donna di 63 anni massacrata all'interno del suo negozio di parrucche di via Dante. L'esame del dna ha infatti scagionato i primi sei indagati, ma gli investigatori della sezione omicidi della Squadra mobile di Palermo diretti da Carmine Mosca e i magistrati coordinati dal procuratore aggiunto Maurizio Scalia stanno ascoltando nuovi sospettati e prediligono una pista su tutte: quella personale. Nessun movente legato all'usura, né a motivi passionali. O perlomeno, questo farebbe intuire la ferocia con cui alla Giarrusso sono state conficcate le forbici in gola. “Le modalità dell'omicidio – spiega Carmine Mosca – fanno pensare a un assassino mosso da forti risentimenti personali e da un'estrema rabbia o rancore. Non siamo orientati però sulla pista passionale, vista l'età della vittima, né su quella dell'usura precedentemente ipotizzata”.

Pochi giorni dopo il delitto, infatti, una delle ipotesi che appariva più accreditata era quella degli interessi economici, poi sfumata in seguito al controllo dei movimenti bancari della donna, che non navigava nell'oro. “L'estrema violenza nello sferrare quell'ultimo colpo di forbici – aggiunge Mosca – dopo già avere infierito con la stessa ferocia in altre parti del corpo, potrebbe essere un chiaro segno di voler fare stare zitta la donna, di metterla a tacere colpendola proprio alla gola. Le nostre indagini continuano – assicura – ma c'è da fare una severa scrematura tra gli elementi che emergono in questo momento in cui stiamo praticamente ricominciando da zero”.


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