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Mozione o dimissioni?
Nessuno le vuole davvero

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Al di là delle dichiarazioni di facciata, tra i gruppi dell'Ars si fa sempre più forte l'idea di "rallentare" sulla mozione di sfiducia al governo. Ci sarebbe già un'intesa per calendarizzarla il 29 o il 30 luglio. Insomma, un documento da discutere solo in caso di mancate dimissioni di Lombardo. I motivi della frenata? Le emergenze economiche, certo. Ma anche gli equilibri politici in vista delle elezioni regionali.


Erano tutti pronti a dimettersi. Oggi, nessuno più sembra aver fretta di presentare la mozione di sfiducia al governo Lombardo. Già, perché la nuova parola d’ordine dell’Assemblea regionale è “responsabilità”, nei confronti delle categorie produttive, dei Forestali, dei precari, e sopratutto degli albergatori siciliani. Ed è proprio sul principio della “responsabilità” che i deputati regionali ci avrebbero, in qualche modo, ripensato. La mozione di sfiducia? Sì, ma solo nel caso in cui Lombardo non si dimettesse.

“Non vogliono votare la mozione. Nessuno la vuole votare”, ha denunciato infatti il deputato del Pdl e vicepresidente dell’Ars Santi Formica. “Sono tutti pronti a fare dichiarazioni a destra e sinistra, ma invece l’intenzione è un’altra. I partiti escano allo scoperto e lo dicano. Io solleverò la questione venerdì alla direzione del mio partito. E chiederò ugualmente la fissazione della mozione entro fine giugno”.

Insomma, nessuna sfiducia imminente. Questo è quanto emerso da una fitta serie di riunioni tra i gruppi parlamentari all’Ars. Anche nella conferenza dei capigruppo, dove si è affrontato il tema della mozione. Anzi, delle mozioni. Perché, oltre a quella già depositata da Pdl e Pid, infatti, sabato il Pd potrebbe decidere di presentarne una propria, e l’Udc un’altra ancora. Tre mozioni. Fondate su ragionamenti diversi. Che potrebbero in qualche modo fondersi.

“Stiamo pensando – ha detto il capogruppo del Pdl Innocenzo Leontini – a un documento asettico. Lineare. Che possa unificare le tre eventuali mozioni. Poi, ogni deputato, in sede di dichiarazione di voto potrà aggiungere le proprie considerazioni”.

Peccato che, però, le dichiarazioni di voto potrebbero rimanere solo delle apprezzabili… intenzioni. Perché i gruppi all’Ars sembra stiano convergendo, con l’avallo anche del presidente dell’Ars Francesco Cascio (che del resto s’era già apertamente espresso per questa posizione), verso la scelta di presentare sì la mozione, ma di calendarizzarla per il 29 o 30 luglio. Insomma, come “garanzia” in caso di ripensamento del presidente Lombardo.

L’intesa, sembra esserci. E le motivazioni che stanno cementando l’accordo sono diverse. A cominciare da quelle dell’opposizione. “Noi – spiega Leontini – abbiamo da tempo depositato la nostra mozione di sfiducia. Ma ci è stato chiesto – ha aggiunto – di discuterla dopo l’approvazione dei documenti contabili”. Approvazione che… non è ancora terminata. Perché se sono stati pubblicati bilancio e Finanziaria, è ancora arenato in commissione il cosiddetto ddl 900/A. La legge omnibus che dovrebbe riproporre alcune delle norme della Finanziaria cassate dal commissario dello Stato, oltre a tutta una serie di nuovi interventi promossi dai singoli deputati. L’assalto alla diligenza, insomma. L’ultimo treno buono della legislatura.

Un treno in clamoroso ritardo. Perché anche oggi, in commissione non s’è trovata la quadra sugli emendamenti che continuano ad affluire dalle singole commissioni di merito. Sarebbero quasi un centinaio. Molti dei quali verranno considerati inammissibili. Fatto sta che l’impasse in cui si trova questo ddl, non sembra facilmente superabile. Il testo, infatti, non solo oggi non è arrivato in Aula, ma rischia di non arrivarci nemmeno nella prossima seduta utile del 12 giugno.

“E se prima non approviamo questo ddl – prosegue Leontini – non possiamo discutere la mozione di sfiducia”. Anche perché per Statuto, nella seduta in cui si discute della mozione non possono essere affrontati altri argomenti: “Il nostro primo interesse – spiega il capogruppo Pdl – deve essere quello di risolvere le emergenze vere dei siciliani. Poi, potremo anche occuparci delle questioni più squisitamente politiche”.

Tutto sacrosanto. Peccato, però, che oggi l’Ars abbia trovato il tempo, ad esempio, per dedicarsi, oltre che a una serie di interrogazioni, all’intitolazione dell’aeroporto di Comiso a Pio La Torre, al ripensamento di Massimo Russo sul tema dei ticket, e anche alla “fondamentale” questione del doppio incarico del deputato Pdl e sindaco di Messina Giuseppe Buzzanca. Una questione che si trascina da mesi tra ricorsi e decisioni delle commissioni parlamentari. Per la cronaca, la discussione è stata rinviata alla prima seduta della prossima settimana. Lo ha stabilito il presidente Cascio accogliendo la richiesta del deputato Fabio Mancuso che ha chiesto a norma di regolamento 48 ore per analizzare la relazione depositata dalla commissione per la verifica dei poteri. Una commissione dalla quale ha cercato di dimettersi il deputato del Pd Salvatore Termine. Tentativo non riuscito. Le dimissioni da quella commissione, infatti, sarebbero impedite da una norma sancita negli anni ’40. E Termine s’è dovuto accomodare, suo malgrado, tra gli scranni della commissione stessa.

Insomma, è in questo clima che all’Ars i deputati, sottovoce, trovano l’accordo per temporeggiare. Un temporeggiamento che serve a tutti. Anche al Pd, ad esempio, che non a caso oggi ha “deciso di non decidere” sulla mozione di sfiducia, rimandando tutto alla direzione regionale di sabato. Ma anche nel partito, l’idea della “mozione paracadute” si sta facendo strada. Perché c’è un nodo da sciogliere, innanzitutto: quello delle prossime alleanze. I quasi due mesi che separano dalle dimissioni di Lombardo, infatti, consentiranno di verificare la fondatezza dell’idea di alleanza con l’Udc.

Mentre dall’altra parte, nel centrodestra, si capirà quali spiragli ci siano per “ricompattare i moderati”. Tutti. Compresi quelli dell’Mpa. Tutti, tranne Lombardo, ovviamente. Basta cambiare nome, e “stato sociale”: da autonomista a moderato. A quel punto, ecco spalancarsi le porte verso la nuova aggregazione che domani verrà presentata all’Ars da Leontini e Maira. Un’aggregazione che ha bisogno di tempo per capire quanti e quali esponenti del partito del governatore siano pronti al dialogo. E che non ha nessuna fretta, quindi, di litigare.

Insomma, se sembra probabile l’approvazione in tempi stretti di un “ddl blocca nomine” che aggiri i dubbi di incostituzionalità sollevati oggi da Cracolici (l’idea è quella di prevedere l’automatica decadenza dalla nomina in caso di fine della legislatura), per lo scioglimento dell’Ars prima di ottobre, non c’è fretta.

Anche perché i deputati hanno considerato un fatto sfuggito a molti. Presentare subito una mozione di sfiducia, significherebbe fare campagna elettorale d’estate. Un’idea che ha subito suggerito un tremendo dubbio ai parlamentari: “Chi lo dice alle associazioni degli albergatori siciliani?”. Già, chi lo dice? Non ci avevamo pensato.


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