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La lettera

Il giornalismo del silenzio

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Anche se non è facile, mi sforzo di prendere come uno stimolo l’intervento a testa bassa contro di me di Giuseppe Sottile, dal titolo “L’antimafia del silenzio”, pubblicato il 2 giugno su Livesicilia.it. Capisco che Sottile utilizzi il sicilianismo di parlare alla nuora perché intenda la suocera. Non lo seguirò su questa strada. Questo sicilianismo, intriga, qualche volta può risultare simpatico, altre volte può risultare pericoloso e di copertura. Appartengo ad un’altra generazione, una generazione a cui piace parlar chiaro ed assumersi le proprie responsabilità.

Per cui colgo l’occasione per fare il punto, spiegare e rilanciare, nonostante non mi sfugga che questo attacco frontale alla mia persona venga dal vicedirettore del quotidiano “Il Foglio”. Da un giornalista che non ha mai rotto il proprio silenzio per dire una sola parola in tutti gli anni in cui in Sicilia ha governato il centrodestra, compreso quel centrodestra di Marcello Dell’Utri, Totò Cuffaro e di tanti altri indagati ed inquisiti per mafia. Di certo non si può dire che Sottile non abbia avuto argomenti allettanti, né l’audience o lo spazio per esporli. Allora perché è rimasto in silenzio? Se dovessi usare il suo approccio, cattiveria per cattiveria, cosa dovrei pensare? Che non ha mai detto nulla perché il suo modo di fare giornalismo copriva la politica mafiosa degli affari? Oppure, sempre per attenermi al suo stile, tra un giornalismo d’inchiesta ed un giornalismo di ventura, dovrei pensare che in tutti questi anni Sottile non abbia mai usato la sua penna per scagliarsi contro il centrodestra perché avrà avuto i suoi buoni motivi di opportunità personale e di carriera? Quegli stessi motivi che oggi gli hanno fatto ritrovare il dono della parola usata come braccio armato di chi vuole mettere fuori gioco l’avversario politico con critiche insinuanti, che si mescolano ad illazioni e calunnie?

Mi sorprende, pertanto, che dopo un letargo durato diversi lustri Giuseppe Sottile si sia svegliato proprio adesso ed abbia visto nel sostegno del Pd al governo tecnico, guidato dal presidente Lombardo, un sacrilegio politico ed etico. Un sostegno che il mio Partito ha deciso per provare a destrutturare, con una squadra di tecnici di alto profilo ed un pacchetto di riforme innovative, il sistema di potere burocratico-clientelare ed affaristico-mafioso che tiene nella morsa del bisogno la Sicilia ed i siciliani e che non ha consentito quella democratica alternanza di governo che fa bene alla Sicilia innanzitutto, ma anche alla politica, ai partiti e allo stesso schieramento di centrodestra che ha malgovernato indisturbato la Regione e le sue principali città. Basti vedere i disastri creati in ogni settore sociale ed economico, di fronte ai quali ad ogni tornata elettorale non è valsa nessuna candidatura e proposta politica presentata dal centrosinistra.

Sottile sappia che non c’è nulla di inconfessabile, non si perda in dietrologie ed in alchimie di potere, probabilmente da lui meglio conosciute.

Sottile, quando Lombardo contribuiva a determinare il 61 a 0 a favore del centrodestra, non aveva niente da ridire, non definiva Lombardo “l’orco catanese”. Quando Lombardo vinceva a man bassa le elezioni regionali non ha espresso nessuna preoccupazione etica e morale.

È vero, forse abbiamo osato troppo. Forse aver messo in discussione affari ed interessi e aver provato a governare con un altro approccio la Sicilia è per molti e per diversi potenti un sacrilegio che il centrosinistra siciliano non doveva commette. Si preferiva un centrosinistra abituato ad oscillare tra un radicalismo di inconcludente testimonianza, ben accetto dal centrodestra, e un più concreto centrosinistra consociativo, ben integrato e cooptato nelle stanze del potere. Capisco che lanciare una sfida di innovazione e riforme a tutta la politica siciliana ha fatto saltare i nervi, perché ha violato l’ordine costituito. Ecco perché non sono tollerate scelte e decisioni come quelle che abbiamo preso e posto come condizione per sostenere un governo tecnico, alla luce del sole.

Altro che sostegno ad assessori arsi dagli affari e dal potere! Ricordo solo che abbiamo sostenuto la scelta di bloccare la costruzione di quattro megainceneritori, un affare di miliardi di euro su cui la mafia e i comitati d’interessi si apprestavano a mettere le mani. Abbiamo sostenuto la cancellazione dell’Agenzia regionale rifiuti ed acque, centro di decisioni e clientele senza precedenti. Abbiamo sostenuto la ripubblicizzazione dell’acqua, finita nelle mani di società private che hanno diminuito la qualità del servizio idrico e aumentato a dismisura i costi della bolletta a scapito dei cittadini. Lo stesso abbiamo fatto nel settore dei rifiuti, riducendo drasticamente il numero degli Ambiti territoriali ottimali che in pochi anni hanno accumulato 1 miliardo di euro di debiti, reso più sporche le nostre città e scatenato una corsa clientelare e mafiosa alle assunzioni e agli appalti, da far rabbrividire molti giornalisti abituati a raccontare, con inchieste documentate, le vicende più scandalose che hanno attraversato la Sicilia.

Con l’assessore Caterina Chinnici, figlia del giudice Rocco e persona esposta alle minacce di morte di Cosa nostra, abbiamo sostenuto una riforma per mettere in moto un cambiamento della macchina burocratica, punto nevralgico per la crescita della Sicilia. Anche sull’operato di Massimo Russo, magistrato antimafia, si può essere d’accordo o in disaccordo, ma nessuno può negare che grazie al suo lavoro e a quello di una dirigente generale del calibro di Lucia Borsellino abbiamo avviato un percorso di risanamento della sanità siciliana, abbandonata per decenni in una situazione di tracollo finanziario e in diverse parti di profonda compromissione affaristico-mafiosa. Ma vorrei sottolineare l’impegno di altri assessori che si sono esposti ed hanno accettato la sfida di far parte di un governo tecnico. Con l’assessore Giosuè Marino, ex prefetto nazionale antiracket, abbiamo sostenuto l’opera di trasparenza e legalità avviata nel settore delle energie alternative, in mano alla peggiore clientela dell’intero arco politico e ai tentacoli di Cosa nostra. Con l’assessore Marco Venturi, imprenditore di grandi capacità che ha denunciato il pizzo e coprotagonista del nuovo corso di Confindustria siciliana, abbiamo sostenuto una riforma storica delle Asi, per trasformarle in enti veramente al servizio delle imprese sane e dello sviluppo del territorio. Con l’assessore Pier Carmelo Russo abbiamo sostenuto la sostituzione del meccanismo del massimo ribasso con quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa per combattere le infiltrazioni mafiose nel delicato settore degli appalti.

Queste personalità e questi provvedimenti non rispondono certo a logiche di potere, come Sottile vuole paventare. Troppo facile e banale fare certe insinuazioni.

Non ho nessuna difficoltà, come ho già detto e scritto pubblicamente, ad ammettere che tutto non è andato per il verso giusto. Alcune riforme devono ancora essere attuate pienamente e su questo lo spazio per un confronto serrato c’è. Molte cose potevano essere fatte meglio ed il percorso che abbiamo intrapreso è stato reso ancora più impervio dalla sopravvenuta vicenda giudiziaria che ha coinvolto il presidente Lombardo. Una vicenda su cui siamo stati sempre chiari e severi: chi sbaglia paga, di fronte ad un rinvio a giudizio avremmo tolto il sostegno al governo tecnico e chiesto le dimissioni del Presidente della Regione. Siamo stati ancor più rigorosi, perché senza un rinvio a giudizio ancora definito abbiamo tolto il sostegno al governo tecnico, chiesto il ritorno al voto e le dimissioni del Presidente Lombardo.

Altro che silenzio!

Sottile, piuttosto, rompa il suo di silenzio e risponda a questi interrogativi: se Lombardo fosse rimasto nel centrodestra, coerente col vecchio sistema di potere, avrebbe speso parole dure? Avrebbe elaborato una critica così feroce? Avrebbe tirato in ballo l’etica, la morale, gli affari? Ed il garantismo di Sottile che fine ha fatto? È a senso unico? E che dire della battaglia del giornale di cui Sottile è il vicedirettore contro il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, che io non condivido? E gli attacchi alle procure sferrati ogni qual volta indagano sul rapporto mafia-politica, come mai adesso si sono fermati? Non penso che su tutto ciò Sottile si sia ricreduto e che adesso la pensi come me. Non credo che Sottile sia addirittura diventato un novello giustizialista.

Oggi il quadro politico siciliano è profondamente mutato rispetto a quando governava il centrodestra. Non si può rischiare di tornare indietro, strumentalizzando la vicenda giudiziaria di Lombardo e le divisioni interne al Pd. Si può e si deve, invece, andare avanti voltando pagina con un rigoroso utilizzo del codice etico nella selezione delle prossime candidature regionali, con un’idea-progetto di legalità e sviluppo ed un sistema di alleanze che per la prima volta veda insieme progressisti e moderati. Certo, non sarà facile, mi aspetto di tutto, ma non mi sottrarrò a questa sfida, saprò assumermi le mie responsabilità. Metto nel conto anche che si ricorra al sospetto e alla diffamazione nei confronti di chi come me per il suo impegno antimafia è un condannato a morte di Cosa nostra. Sottile sa bene che personalizzare lo scontro politico in Sicilia espone a grandi rischi e può essere letale.

È invece utile un confronto leale, duro, ma che sappia mettere anche la polemica più aspra al servizio del cambiamento, perché il vecchio sistema di potere è indifendibile così come io ho il dovere di mantenere alta l’attenzione rispetto ad una preoccupazione che c’è e faccio mia, ovvero che l’incontro con i moderati possa sfociare in un compromesso di basso profilo e tutto di potere.

Ma la Sicilia può cambiare, dobbiamo fare di tutto per evitare di tornare indietro. Il Partito democratico deve lavorare per costruire un’alleanza e una proposta politica con la parte migliore dei moderati, un’alleanza costruita sulle riforme e sull’innovazione. Rilancio la sfida a Sottile: non se la prenda con il capogruppo del Pd all’Ars, che ha svolto un ruolo difficile e alla luce del sole; non tiri in ballo l’Udc e D’Alia; non tiri in ballo Ferrandelli; non riscopra, dopo averlo contestato per anni, Leoluca Orlando. Piuttosto, viste le sue legittime simpatie per il centrodestra, dia il proprio contributo affinchè quella parte politica affronti anch’essa il nodo delle alleanze e della proposta con lo stesso spirito moderno e innovativo. Sottile rompa il silenzio che da decenni gli impedisce di criticare il centrodestra e metta le sue analisi giornalistiche al servizio di un confronto serrato e virtuoso. Potremmo avere finalmente una competizione politica sana nell’interesse esclusivo della Sicilia.

 

Abbiamo chiesto all'autore dell'articolo se intendesse rispondere alle sollecitazioni del senatore Lumia. Ecco la replica. "Do sempre da mangiare agli affamati, e da bere agli assetati. Non do corda ai disperati". Giuseppe Sottile



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