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Magherini, Matta e lo scandalo
Esiste la certezza della pena?

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L’ennesima edizione dello scandalo del calcio-scommesse riporta alla mia memoria di tifoso rosanero ricordi di un triste tempo che fu e angosce per una precarietà che allora era la regola in Viale del Fante. Sarà forse grazie alla regolarità dei pagamenti di Zamparini che il Palermo per una volta è fuori dalla tempesta. Al contrario di quanto avvenne nelle due prime epidemie di questa malattia contagiosa che rischia di annullare quel poco di credibilità rimasta al calcio italiano.

La “prima volta del Palermo” fu nel 1980, quando Guido Magherini, fantasista toscano dalla criniera bionda e dai fianchi abbondanti, fu denunciato dal fruttivendolo Cruciani e dall’oste Trinca (nomen omen). Magherini era una specie di Zauli, forse più potente nel tiro ma più indisciplinato. Di Zauli aveva la classe, non certo la discrezione. Cruciani e Trinca si erano rivolti alla Magistratura perché il pareggio combinato da Magherini in Taranto-Palermo del 9 dicembre 1979 sfumò per l’inopinata vittoria del Palermo per 1-2. Riassumendo, i truffatori denunciavano per truffa i loro complici truffatori. Meglio di qualsiasi Pirandello, più ardito di ogni Kafka. La CAF sentenziò una squalifica di 3 anni e 6 mesi per Magherini ed una penalizzazione di 5 punti da scontarsi nel successivo campionato di Serie B per Taranto e Palermo. Quei punti furono fatali al Taranto che non evitò la retrocessione in C nel campionato 1980-81, mentre il Palermo si salvò nell’anno della storica vittoria interna sul Milan con tripletta dello “sciagurato” Egidio Calloni.

La seconda volta, ancor più tragica, fu nel 1986. Gli squalificati in casa rosanero furono tanti: i dirigenti Matta e Schillaci e la rosa di calciatori quasi al completo con pene variabili dai 3 anni di Guerini, Cecilli, Majo e Ronco al mesetto scarso di “bandiere” come Bigliardi e De Biasi. Ancora una volta, il Palermo fu penalizzato di cinque punti. Ma quella pena fu resa ininfluente dalla successiva “condanna a morte” della squadra rosanero del Settembre Nero 1986. E mentre io piangevo, i Giuda Iscariota che avevano venduto la mia bandiera e la mia pelle si accasavano altrove dopo il “rompete le righe” del ritiro di Sarentino. Con le uniche, nobili eccezioni del compianto allenatore Nando Veneranda e del portiere Franco “Paletta” Paleari. Sorbello finì al Catania, Benedetti all’Ascoli, Bigliardi al Napoli. E noi finimmo al campo del Cantiere Navale per la sfida con il Partinicaudace. Proprio lì: vicino al cimitero dei Rotoli.

E vengo al punto che mi preme. Scorrendo la lista dei condannati per le precedenti edizioni del calcio-scommesse, trovo qualche ripetizione e nomi di personaggi che continuano a popolare le cronache calcistiche. Qualche esempio ? Guido Magherini, diventato dirigente, fu condannato per la seconda volta nel 1986 a cinque anni di squalifica. Renzo Ulivieri, attuale presidente dell’Associazione Allenatori, fu condannato a tre anni di squalifica nel 1986. E che dire di allenatori in attività, come Franco Colomba e il già citato Gianni De Biasi ? O di mediatori di mercato, come Ernesto Bronzetti e Oscar Damiani. E c’è stato chi, come Paolo Rossi, è persino diventato un eroe nazionale sotto il nome di Pablito e oggi gode della visione da presso della D’Amico negli studi di Sky. D’accordo, costoro in qualche modo hanno pagato il loro debito con la giustizia sportiva. Sono stati “ripuliti”, anche se certe macchie non saranno mai cancellate agli occhi di noi tifosi.

E come possiamo difenderci, noi poveri fessi che paghiamo? Noi che siamo la benzina di questa macchina sgangherata. Noi che sfidiamo il sole e le intemperie e che lasciamo le nostre famiglie tutte le domeniche per assistere ad un cimento che forse è una farsa ? Io credo che l’unico vero deterrente sia l’applicazione di pene severissime, radicali e definitive. E poiché la maggioranza di costoro non ha altra risorsa che il pallone, credo che i regolamenti dovrebbero prevedere una sola pena per tutti i colpevoli: la radiazione. Un cartellino rosso permanente, per i letterati che non parlano altro idioma che quello del pallone. Una pratica di igiene applicata al calcio per evitare che la malattia “scommesse”, di cui assistiamo a periodiche epidemie, passi alla fase endemica. Perchè il tempo delle amnistie e dell’indulgenza è finito per sempre.


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