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L'appetito vien nominando

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Nuove consulenze alla Regione. Indovinate chi ne è l'artefice?


Ma che senso ha continuare questa strada senza uscita, sperando di raccogliere il più possibile monetine sonanti lungo il cammino? Sì, l'appetito vien nominando, come vi raccontiamo in un altro articolo. Nuove consulenze fiammanti alla Regione, nel mondo parallelo che non conosce crisi, né vergogna. Tre nomine firmate di suo pugno dal presidente Lombardo. Una dall'assessore Venturi. Non è una questione aperta sul peso specifico, sulla professionalità. Nessuno entra nel merito delle competenze di Biagio Semilia, Giuseppe De Santis, Giuseppe Montalto e Giuseppe Ippolito. Ma che senso ha il distillato di medaglie da appuntare sul petto, di tuniche da spartirsi, mentre il Cristo medio siciliano agonizza sulla croce della propria sopravvivenza?

Siamo oltre il dibattito politico. I governi possono piacere o non piacere. Lo spirito critico personale può orientare consenso e dissenso. Il libero arbitrio dell'aficionado permette la faziosità, il dibattito, la preferenza per una divisa, piuttosto che per un'altra. Qui, nel rantolo di un sistema di potere, la politica non c'è più. C'è l'accaparramento dei posti rimasti. C'è una indecorosa e immorale forma di garanzia per i protetti. C'è una larghezza da  sceicchi che non riflettono sui segnali di sobrietà e decoro propri di un'istituzione, soprattutto nel naufragio collettivo. L'indicazione è opposta: conta salvare i salvabili, specialmente chi ha dimostrato fedeltà alla bandiera. E' la vecchia storia dell'appartenenza che premia i vassalli e non conosce il merito. Ogni tanto, persone in gamba transitano, del tutto casualmente, nei corridoi che contano.

Nomi e cognomi. Il primo responsabile dell'andazzo è il governatore Raffaele Lombardo. Che ha trascinato la sua terra in una spirale da cui sarà complicato risalire. Ha sporcato l'immagine della Sicilia col riflesso sovrapposto di un presidente inquisito. Le dimissioni procrastinate non serviranno a recuperare terreno. La ferita sanguina e sanguinerà ancora. Si è disperso al vento il residuo di un patrimonio di credibilità da anni al lumicino. Il secondo responsabile è un parlamento di ignavi e parassiti. Che non riesce al suo interno nemmeno a trovare le firme di quarantasei galantuomini, per porre fine a una triste scena di decomposizione. Si gioca la partita della doppiezza che consiste in una strategia accorta: lanciare alte grida contro la scarsa trasparenza della casta e, nel frattempo, restare aggrappati con le unghie e con i denti alla poltrona.

Il terzo responsabile è il Pd che ha accettato un patto col diavolo. Raffaele Lombardo non puzza di zolfo e non sfoggia il piede caprino. Tuttavia, è un personaggio che nulla ha a che fare con la tradizione migliore del centrosinistra moderato. Avergli permesso di regnare, in cambio di un legame masochista che è stato già punito dagli elettori di Palermo, è una colpa tremenda per i dirigenti regionali dei democratici.
L'epicentro della catastrofe rimane comunque Palazzo d'Orleans. Nelle stanze di un presidente che fa quello che ha sempre fatto: traccheggiare con profitto. Un giorno andrà via. Ma le macerie del Lombardismo, dopo quelle del Cuffarismo, non saranno dimenticate.


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