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Era finito in carcere nel giugno del 2011

Cassazione: "De Luca, arresto ingiusto"
Il deputato: "Un disegno contro di me"

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de luca, fiumedinisi, gelardi, lombardo, sicilia vera, Cronaca
“Cateno De Luca non doveva essere arrestato”. Sono state depositate nei giorni scorsi le motivazioni della sentenza con la quale la Corte di Cassazione, nel dicembre scorso, aveva revocato la misura cautelare per il deputato regionale di Sicilia Vera. E nelle parole dei giudici, emergono alcune “forzature” dei magistrati che avevano disposto gli arresti domiciliari per l'ex sindaco di Fiumedinisi.

“Ove l’impugnato provvedimento mostra pecche non emendabili – si legge nella motivazione della sentenza - è quanto alla sussistenza della esigenze cautelari. In fatto nell’ordinanza del Giudice del merito si pone soprattutto l’accento sull’esigenza di scongiurare reati della medesima specie, di quelli per cui si procede , ma a questa Corte sfugge in che modo possa parlarsi di probabilità di reiterazione”. Insomma, se la motivazione dell'arresto era la possibilità che De Luca ripetesse quei reati, secondo la Corte quella motivazione non “reggeva”, in quanto “il pericolo di ulteriori contatti con le persone offese risulta superato dall’acquisizione delle loro deposizioni all’atto del procedimento. I fatti – prosegue la sentenza - risultano alquanto remoti (anno 2005-2008), per cui il pericolo di recidiva non è logicamente presumibile; l’imputato – conclude la Cassazione - non è neppure più sindaco del comune e, quindi, in grado di incidere formalmente sull’attività amministrativa dell’Ente Locale, compiendo fatti connessi alla sua attività di Amministratore”.

“Che il progetto politico di Sicilia Vera doveva essere stoppato – ha dichiarato Cateno De Luca – mi era stato politicamente reso evidente dal presidente della Regione Raffaele Lombardo a marzo del 2011, comunicandomi anche che presso la Procura della Repubblica di Messina si era aperta un’inchiesta sul mio conto. Evidentemente – prosegue De Luca – questo disegno ha contaminato anche gli organi inquirenti messinesi”.

Ma il commento del deputato non si ferma qui, anzi, oltre a quello del presidente Lombardo, ecco spuntare altri nomi tra i responsabili, secondo De Luca, della vicenda che lo ha coinvolto: “L’onorevole Cateno De Luca si era dimostrato – continua lo stesso deputato – inaffidabile, in quanto voleva far gestire al territorio, essendo un vero Autonomista, circa 150 milioni di euro, di investimenti pubblici e privati (Lavori di Metanizzazione – Gal – Distretto turistico – Agenzia di Sviluppo Locale), rifiutando tutti i consigli del suo leader massimo Raffaele Lombardo che, non avendolo perdonato dello sgarro, iniziò ad intrecciare una trama con l’ausilio ed il filtro di noti personaggi dei salotti messinesi collegati a sua volta direttamente a doppio filo con la minoranza consiliare di Fiumedinisi, tutta imparentata ed organicamente integrata con i dichiaranti del presunto tentativo di concussione consumato dalla congrega De Luca tra il 2005 – 2006. Gli organi inquirenti, si sono serviti anche – aggiunge De Luca - degli alti dirigenti della burocrazia regionale, direttamente dipendenti dalle volontà del Presidente Lombardo: Sergio Sansone e Sergio Gelardi, sono costole di Raffaele Lombardo, mentre Maurizio Denaro, essendo stato promosso qualche mese prima delle sue dichiarazioni contro De Luca, si appalesa semplicemente come l’utile idiota della compagnia la cui falsità sarà dimostrata nel procedimento conseguente ad apposita denunzia”.

E infine, ecco un riferimento a Fiumedinisi, comune di cui De Luca era sindaco, carica dalla quale il deputato s'è dimesso dopo l'arresto: “È stato scomodato – dice De Luca – anche il commissario Montalbano, alias Michelangelo Lo Monaco, quale commissario straordinario del Comune di Fiumedinisi, per essere da supporto agli organi inquirenti, alla minoranza consiliare ed alcuni notabili sindaci in odor di candidature alle prossime elezioni regionali per rafforzare il disegno criminoso nei confronti dell’allora defunto De Luca”.

De Luca era stato arrestato nel giugno del 2011 con l'accusa di abuso d’ufficio, tentata concussione e falso nell’ambito dell’inchiesta su alcune speculazioni edilizie a Fiumedinisi.


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