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Poteva esplodere o no?
Perizia sulla dinamite di Ciancimino jr

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dinamite, mafia, massimo ciancimino, perizia, trattativa, Cronaca
La dinamite trovata a casa di Massimo Ciancimino poteva esplodere o no? Sarà una perizia a stabilirlo. E' stata chiesta dai pubblici ministeri e il giudice per l'udienza preliminare Vittoria Anania ha fissato un incidente probatorio. La terza perizia servirà a superare i risultati a cui sono giunte le due precedenti. O meglio, a completarli, visto che nella prima perizia, come ha evidenziato la difesa, mancava la valutazione sulla potenzialità esplosiva del materiale sequestrato.

Procediamo per ordine. Nell'aprile dell'anno scorso Ciancimino jr, testimone della presunta trattativa fra la mafia e lo Stato, viene arrestato con l'accusa di avere calunniato l'ex capo della Polizia, Gianni De Gennaro. Mentre lo interrogano, a Parma, racconta di avere ricevuto una scatola piena di dinamite, accompagnata da una lettera di minacce al figlio. Su sua indicazione la dinamite viene trovata nel giardino dell'abitazione del figlio dell'ex sindaco di Palermo. Dentro un sacchetto di plastica sotto una cisterna d'acqua c'erano tredici cartucce di gelatina esplosiva, uno spezzone di miccia detonante, tre spezzoni di miccia a lenta combustione e ventuno detonatori.

I primi a fare accertamenti sulla dinamite sono gli esperti della Polizia scientifica della Direzione centrale anticrimine di Roma. Risultato: la dinamite ritrovata nel giardino poteva esplodere in qualsiasi momento, “anche per circostanze fortuite”.

Di recente i legali di Ciancimino, gli avvocati Francesca Russo e Roberto D'Agostino, si sono affidati a Gianfranco Guccia, un esperto in materia di Balistica forense, iscritto all'albo dei periti. Guccia ha così concluso il suo lavoro: “Si evince chiaramente che il paventato rischio di una esplosione autonoma del materiale, anche a fronte di eventi quali pressioni, urti o sfregamenti accidentali nelle normali condizioni di casualità, a meno di eventi di particolare rilevanza, deve considerarsi aleatorio non essendo stato dimostrato in concreto attraverso alcuna prova di carattere empirico”. Come dire, la dinamite non poteva esplodere. Anche perché, aggiunge il consulente di parte, “il materiale si trovava dentro un sacchetto in plastica con i vari componenti ( micce, detonatori, cartucce di esplosivo) separati”. La conferma della non pericolosità arriverebbe anche dal fatto che persino uno degli artificieri intervenuti nel giardino di casa Ciancimino piegò una delle cartucce. “Non ha ravvisato, con tutta evidenza - scrive il perito - alcun pericolo nel maneggiare l'esplosivo”. La Procura non ha dubbi sugli esiti dei primi accertamenti della Polizia scientifica, ma per fugare ogni dubbio i pubblici ministeri Paolo Guido, Lia Sava e Nino Di Matteo hanno chiesto al giudice una nuova valutazione del materiale sequestrato.

Nell'attesa dei nuovi risultati della perizia, Massimo Ciancimino ribadisce la sua posizione di sempre: “La dinamite era una minaccia nei miei confronti. Sono stato io a farla ritrovare. Non l'ho detto subito perché avevo paura per la mia famiglia. Sfido chiunque a dire che si sarebbe comportato in maniera diversa da me qualora gli avessero minacciato il figlio. Non ho voluto mettere in pericolo nessuno”.

Oggi si è svolta anche l'udienza preliminare sugli affari in Romania di Ciancimino jr. Il pm Dario Scaletta ha insistito sulla chiusura, "allo stato degli atti", degli accertamenti, per l'insufficienza degli elementi raccolti. Il Gip Piergiorgio Morosini deciderà nei prossimi giorni.





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