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PALERMO 2012. La convention al Politeama

"Illuminiamo Palermo"
È il giorno di Aricò


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Nemmeno Carmelo Briguglio ha resistito. Anche il coordinatore regionale di Fli, oggi, in occasione della convention di presentazione di Alessandro Aricò candidato sindaco, sfoggiava una cravatta blu scuro, con la “o” accentata in giallo. Il “marchio” di una campagna di comunicazione nella quale nulla sembra lasciato al caso. E il Teatro Politeama, cornice dell'evento, in effetti, è tinteggiato da sprazzi di giallo ovunque, il colore scelto per l'aspirante sindaco dei finiani e di Lombardo.

E Aricò, ovviamente, recita la sua parte. Cravatta gialla, persino l'orologio da polso in tinta. È accolto al Teatro da urla di approvazione, di incoraggiamento. Decine di ragazzi, molti dei quali in magliettina gialla, ovviamente, trasmettono calore, rendono viva quella scenografia che, in caso contrario, sarebbe apparsa un po' troppo... berlusconiana.

“Oggi inizia il Risorgimento di Palermo”. Questo il leit motiv dell'intervento di Aricò. Un'esortazione al cambiamento che stride un po', a dire il vero, con le facce e le storie di alcuni dei leader seduti in platea. Tra cui Raffaele Lombardo (a proposito, in platea non c'era Francesco Musotto, uomo di punta dell'Mpa a Palermo) e Riccardo Savona. Non certo “di primo pelo” e nemmeno  in un ruolo defilato nel sostegno della candidatura.

Ma Aricò sembra crederci davvero. Dice che il giallo attorno a lui “rappresenta il sole, dopo anni bui”. Un intervento appassionato, a tratti emozionato. E durante il quale non sferra attacchi più o meno diretti ai rivali. A questo,  penseranno i suoi alleati. Aricò, dal canto suo, dispensa ottimismo: “Sono qui per vincere”. Ringrazia la sua famiglia, i tanti giovani che l'hanno supportato, e che anche oggi al Politeama sembrano la vera fonte di energia di una campagna elettorale difficile: “Abbiamo già colmato il gap con gli altri – assicura però Aricò – e sono certo che arriveremo al ballottaggio e che alla fine sarò il sindaco di Palermo”.

Una convinzione che si basa anche sui “quindici anni di esperienza politica, prima al Comune, ora alla Regione. Sono giovane, ma ho iniziato presto, già a vent'anni, quando mi innamorai delle idee di Gianfranco Fini”. E proprio il leader nazionale di Fli ha “battezzato” Aricò, dopo l'abbandono di Costa: “Ma se sono qui, chiamato a guidare la mia città, - prosegue Aricò – lo devo a una persona fuori dal comune come Raffaele Lombardo”. E giù applausi. Soprattutto dalla galleria, dove, insieme alle bandierine gialle del candidato, sventolano anche quelle dell'Mpa, soprattutto nella loggia riservata agli ex Pip, che hanno anche steso un lenzuolo del movimento del governatore.

“Sono felice di avvertire, oggi, questa energia, e ringrazio tutti, a cominciare dal mio partito”. E in effetti i leader siciliani di Fli sono tutti lì. E fanno un effetto un po' straniante. Se Nino Lo Presti non si stacca dal fianco sinistro di Aricò (a destra del candidato siede Lombardo), dall'altra parte della fila ecco Fabio Granata, Carmelo Briguglio, Daniele Tranchida, e anche Sebastiano Di Betta, “il nostro assessore”, si lascia scappare nel suo intervento Aricò, certificando, qualora ce ne fosse mai bisogno, l'ipocrisia della giunta regionale dei “tecnici”.

L'effetto “straniante”, dicevamo sta nel pensiero che gli stessi esponenti di Fli, più o meno nella medesima composizione e nello stesso ordine, appena un mese fa, nella sala attigua, applaudivano convinti, qualcuno persino estasiato (pensiamo alle parole di Fabio Granata) alla prima conferenza di Massimo Costa. Ma la politica cambia in fretta. E oggi, per l'ex presidente del Coni, solo “bordate”. Ma non da Aricò, dicevamo, che si limita a dire che “questa città ne ha passate tante, dal 'sacco' a una falsa Primavera che ha creato il precariato. Oggi, dopo la gestione Cammarata - aggiunge - siamo in una fase post-bellica, e io rappresento la discontinuità”. Una “rottura” da operare col lavoro e col “sudore, sudore, sudore. È finito, infatti, il tempo degli slogan”, incalza Aricò, che, però, subito dopo se ne fa scappare qualcuno: “Oggi inizia il Risorgimento di Palermo”, “Pensiamo a un Piano Marshall per Palermo”, “Sottoscriveremo un new deal per Palermo”, “Illuminiamo Palermo”.

Ma c'è il tempo e il modo di sfiorare i contorni di un programma, al quale “continuerò a lavorare, insieme ai partiti che mi sostengono. Perché io - dice Aricò - non accetto la demagogia dell'antipolitica, ma interverremo dove davvero serve: tetti agli stipendi e stop ai doppi incarichi”. E nuovi posti di lavoro, ovviamente, giusto per non tradire l''antica origine berlusconiana: “ma lavoro produttivo – precisa Aricò – mai assistenziale. Un lavoro che deve nascere, insomma, anche grazie agli incentivi alle imprese. Dobbiamo mettere in condizione i giovani di farsi una famiglia, e di ringiovanire Palermo”.

E poi, ecco, i “nuovi asili nido”, l'attenzione per gli anziani, per la Cultura (“spalanchiamo le porte di Palazzo delle Aquile all'università”), la lotta alla mafia come precondizione di tutto, e l'attenzione alla legalità: “Basta con i parcheggiatori abusivi”. Tutti punti da realizzare, grazie a un dialogo costante con la città: “Parleremo ai quartieri, alle borgate, che sono state dimenticate da tutti. Recupereremo le nostre bellezze, la ricchezza del nostro mare: ricreeremo il lido di Romagnolo e faremo nascere il porto peschereccio alla Bandita, dove costruiremo il nuovo Mercato Ittico”. E dal mare, alla Favorita: “Diventi il nostro Central Park. E nel piazzale dei Matrimoni metteremo su un bioparco per gli animali”.

Applausi, dalle gallerie e dalla platea. In prima fila Massimo Russo, cui Aricò si rivolge quando dice: “Aveva ragione Paolo Borsellino. Palermo tornerà bellissima. Oggi inizia il Risorgimento della città. Illuminiamo Palermo”. Già, al Teatro Politeama, oggi, non è sabato. È sabatò.


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