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Alla Multiservizi

Sono imputati per mafia:
due dipendenti licenziati in tronco

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Si chiamano Antonino Caruso e Marcello Campagna. Sono loro, i primi due dipendenti di una società regionale licenziati in tronco per una condanna per mafia non passata ancora in giudicato. La decisione, in qualche modo rivoluzionaria, infatti, è stata presa dal commissario straordinario della Multiservizi, Anna Rosa Corsello. I due ormai ex dipendenti della partecipata regionale, infatti, erano stati condannati in secondo grado per reati di associazione mafiosa ed estorsione. Con condanne che vanno dai 6 anni per Campagna ai 9 anni e 4 mesi per Caruso. Il licenziamento, comunque, arriva dopo che la società aveva comunque disposto la sospensione dei lavoratori, e il blocco degli stipendi.

Una decisione “storica”, quindi, notificata in carcere agli stessi dipendenti, e che ha ricevuto il plauso delle istituzioni. A cominciare dall'assessore regionale all'economia Gaetano Armao: “La decisione della Multiservizi – ha detto - costituisce un fatto di grande novità e di svolta per l'amministrazione regionale. Questa scelta è un monito e deve far comprendere a tutti che non può esserci posto, a nessun titolo, per persone che si sono macchiate di reati di tale rilevanza per la società. Anche questa decisione – ha aggiunto Armao - fa parte del disegno di riorganizzazione e trasparenza che abbiamo avviato in tutte le società a partecipazione regionale e contribuisce ad avvicinare cittadini e lavoratori ad una concezione dell'amministrazione al servizio dei cittadini che non si fa piegare, nemmeno nei rapporti di lavoro, da comportamenti criminosi e da personaggi coinvolti a pieno titolo con la mafia”.

Parole di approvazione, oltre che dal coordinatore regionale dell'Udc Gianpero D'Alia, arrivano anche da parte del presidente della commissione antimafia all'Ars, Lillo Speziale, che ha definito il licenziamento dei due dipendenti un “atto doveroso e di responsabilità, anche nei confronti della pubblica amministrazione. Questa vicenda – ha proseguito Speziale - deve spingerci ad intervenire anche dal punto  di vista legislativo e modificare le norme che regolano vicende di questo tipo. A questo punto – ha concluso il parlamentare regionale Pd - il ddl sui reati contro la pubblica amministrazione già esitato dalla commissione  antimafia, che introduce norme più rigorose, ritorni all’esame del parlamento”.


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