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La marcia per il lavoro. Il commento

Se la colpa è sempre di un altro

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La Marcia per il lavoro di oggi è già significativa del fallimento di questa politica nell’Isola, tutti compresi da chi amministra a chi lo ha fatto nel passato”. Amen. L'epitaffio, sacrosanto, lo verga Gianpiero D'Alia, leader dell'Udc. Partito che, tanto per fare esercizio di memoria, al netto degli ultimi due mesi ha amministrato la Sicilia negli ultimi undici anni. Leggendo i commenti dei politici alla grande marcia che oggi ha visto sfilare insieme per il centro di Palermo associazioni datoriali e sindacati, si resta per lo meno spiazzati. Perché tutti applaudono, tutti concordano, tutti condividono la necessità di risposte concrete, tutti incalzano il governo, anzi i governi, come se loro non c'entrassero nulla. Tanto che sorge il dubbio che imprenditori e lavoratori oggi in città marciassero per contestare il destino cinico e baro.


Meravigliosamente speculari per esempio sono le uscite di Francesco Cascio e Giuseppe Lupo. Il presidente del Parlamento regionale rivendica il gran lavoro fatto dall'Ars e punta l'indice contro il governo Lombardo, la colpa, si sa, è sempre di qualcun altro. Ma non certo del governo Berlusconi, leader del partito di Cascio, che ha gestito la crisi negandola fino all'ultimo secondo, ci mancherebbe. Per fortuna arriva Lupo, che chiede ai “governi nazionale e regionale” di ascoltare le organizzazioni sindacali ed imprenditoriali ricordando come la Sicilia “in questi ultimi anni è stata devastata dalla politica nordista del governo Berlusconi”. Ah, già Berlusconi. Colpa sua. E il governo Lombardo, sostenuto dal Pd di cui Lupo è segretario? Dettagli.

Poi ci sono i volenterosi. Come i capigruppo di Pd e Fli, Antonello Cracolici e Livio Marrocco. Carichi di buoni propositi: “La politica ha il dovere di ascoltare le richieste che arrivano dalle imprese e dalle associazioni di categoria, e dar loro risposte”, predica Cracolici. E perché la politica non lo ha fatto fin qui? Ci voleva una marcia, evidentemente. “Il grido di aiuto che giunge dal mondo del lavoro siciliano impone alla politica una netta inversione di tendenza”, commenta Marocco. Il cui partito, piccolo dettaglio, governa la Regione, alleato di ferro di Raffaele Lombardo: forse si poteva invertire prima la tendenza, no?

Scherzi a parte, tocca riconoscere l'oggettiva difficoltà per i politici siciliani nel commentare la marcia di oggi senza dire qualcosa che torni indietro puntuale e dolorosa come un boomerang. E forse il migliore commento, anzi, l'unico commento possibile, da parte della classe politica nostrana, sarebbe il silenzio. Ma un silenzio operoso, di chi risponde con fatti e non con parole alle legittime richieste della parte produttiva della regione. È troppo sperarlo?

 



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