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L'ANCI RISPONDE: "SIAMO PRONTI AL CONFRONTO"

Enti locali, il governo presenta un ddl
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ars, ddl, enti locali, sicilia, Politica
E adesso ci prova anche il governo. La riforma degli Enti locali, almeno in Sicilia, sembra un’impresa assai difficile, visto che l’ultimo tentativo fatto all’Ars, risalente a metà dicembre scorso e firmato nientemeno che dal capogruppo del Pd Antonello Cracolici, è naufragato sotto i veti incrociati della stessa maggioranza parlamentare e in particolare dell’Mpa. Una proposta che tentava di recepire anche nell’Isola le misura approvate a Roma da Mario Monti.

A circa un mese di distanza, è invece stavolta il governo a provarci: nei giorni scorsi l’esecutivo ha depositato un ddl in commissione Affari istituzionali che ingloba, almeno in parte, la proposta di Cracolici. In parte perché sparisce, di colpo, l’abolizione delle circoscrizioni; resta invece quella della province (dal 31 maggio 2013) sostituite dai liberi consorzi (che dovranno essere formati da almeno 10 comuni) e, con qualche piccola modifica, la diminuzione di consiglieri e assessori nei comuni. Ai comuni stessi e ai liberi consorzi saranno demandate, mediante decreti del presidente della Regione, non solo le funzioni delle attuali province, ma anche nuovi compiti: le attività produttive, il commercio e l'artigianato, la famiglia e le politiche sociali, la formazione professionale, i lavori pubblici e le infrastrutture, i beni culturali e l'ambiente, i trasporti, il turismo, lo sport e lo spettacolo, la gestione integrata dei rifiuti e la gestione integrata del servizio idrico. E lo faranno riqualificando il proprio personale mediante la Formazione oppure prendendolo in prestito dalla Regione. I liberi consorzi avranno un presidente, una giunta e un’assemblea, ma saranno a titolo gratuito e scelti fra i sindaci e i consiglieri dei comuni che lo compongono. Spariranno aree metropolitane e unioni dei comuni ed è prevista la redazione della Carta dei comuni.

Ma il ddl 812 tocca anche il numero di assessori e consiglieri dei comuni. Partiamo dai primi: saranno otto nei comuni con più di 500.000 abitanti, ovvero solo a Palermo dove adesso sono 16; sette nei comuni con più di 250.000 abitanti, come Catania e Messina; sei nei comuni con 100.000 abitanti, cinque sopra i 30.000 abitanti, quattro sopra i 10.000, tre sopra i 3.000 e due sotto i 3.000. Discorso analogo per i consiglieri: a Palermo scenderanno da 50 a 40; a Messina e Catania arriveranno a 35; non potranno superare quota 30 sopra i 100.000 abitanti; 25 sopra i 30.000, 15 sopra i 10.000, 12 sopra i 3.000 fino a un minimo di nove. Disposizioni che però entrerebbero in vigore dalla tornata elettorale successiva all’approvazione della legge.

“Questo è un ddl che quantomeno ha maggiore organicità rispetto alle schizofrenie finora presentate e a volte anche votate in Assemblea”, commenta il presidente dell’Anci Sicilia Giacomo Scala. “Noi siamo per una riforma organica degli enti locali – dice Scala - procedere a spot non serve. Il sistema delle autonomie locali è disponibile alla riduzione dei consiglieri ma con una rivisitazione complessiva della materia, indicando noi stessi le sacche di spreco. Ci sono consiglieri sindaci e assessori disoccupati che appena eletti divengono dirigenti d’azienda. Non è un fenomeno diffusissimo ma c’è, e l’ente locale è costretto a rimborsare gli oneri ai datori di lavoro e lo stipendio. Questo andrebbe disciplinato, sarebbe un vero risparmio”. C’è stato già un primo incontro con il governo e uno nuovo è annunciato entro 15 giorni, a cui l’Anci arriverà con le proprie proposte.

“Vanno però riviste anche le competenze – ammonisce Scala – l’abolizione delle province è una sciagura perché restano nel limbo, il ddl rimanda a futuri decreti. Si bloccano servizi essenziali per la collettività. Dobbiamo ridiscutere dello status dei consiglieri, ma vogliamo farlo seriamente. Se il governo vuole un’interlocuzione seria e non una passerella, come è stata in passato, anche per colpa dell’Anci, allora ci stiamo. Ma va fatto tutto con le idee chiare. La Sicilia non ha mai riconosciuto alle autonomie locali la dignità costituzionale conferita dal titolo V, non c’è un consiglio delle autonomie locali. A questo bisogna rimediare”.


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