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La disfida Lombardo-Pd

Qualcosa è cambiato?


Forse sì, forse qualcosa è cambiato. Lo scambio di battute tra Raffaele Lombardo e Giuseppe Lupo non appartiene al canovaccio dei tocchi di fioretto fin qui risaputo. Si sono dati mazzate, sciabolate, cazzotti. Ha cominciato Raffaele Lombardo, come sappiamo. Ha replicato Giuseppe Lupo, mantenendo la moderazione di sempre, ma con un messaggio pesante e necessario, nella forma e nella sostanza. Siamo al punto di non ritorno? Sarà difficile tornare indietro, in effetti. Le parole - diceva uno famoso - non sono come i cani. Non si possono richiamare.

Probabilmente, il referendum Pd - per quanto concepito nella forma più bizantina possibile - irrita le certezze del governatore. Quel sentirsi messo in discussione da una consultazione della base è un atto sgradevole, soprattutto perché configura un potenziale regicidio, almeno sul piano psicologico. La deflagrazione di Lombardo, il suo ammonimento minaccioso, tendono a trovare una sponda proprio tra i democratici. Il punto è esattamente questo. Come reagiranno i fautori di un blocco Pd-Terzo polo? Rimarranno in silenzio? Daranno ragione a Lombardo, di fatto sancendo una sorta di commissariamento del Pd? O imbracceranno la bandiera della dignità di partito calpestata?

Chissà. Certo, la reazione del governatore è stata sopra le righe, anche se a sangue freddo e dunque tatticamente calcolata. Che sia, davvero, un sintomo nuovo e involontario di debolezza e paura?


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