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Da "I Love Sicilia"

Il treno dei desideri

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, I Love Sicilia
Viaggiare per lavoro o per turismo in Sicilia non è mai stata cosa facile, ma nel mondo dei trasporti una congiura di fine anno sembra abbattersi su ogni ramo del settore. Certo, bisogna tenere i conti a posto, come sostiene l’amministratore delegato delle Ferrovie Mauro Moretti, a sua volta invitato a sloggiare da uno dei capitani d’industria più pimpanti come Diego Della Valle. Ma, calcoli su costi e ricavi a parte, è un colpo micidiale apprendere che si tranciano di botto i treni da e per la Sicilia lungo le tratte per Milano, Torino o Venezia, ovvero che per risparmiare, da Siracusa a Trapani, si chiudono le stazioni ferroviarie all’imbrunire, e ancora che l’alta velocità sotto Napoli resterà un’utopia peggio del Ponte sullo Stretto. Se poi le notizie si accavallano lo stesso giorno in cui la Procura di Patti sequestra due gallerie sull’autostrada dello scandalo e che per spostarsi da Palermo a Messina bisogna fare lo zig zag entrando e uscendo dalla vecchia statale lo sgomento assume proporzioni sempre più vaste. Ed è niente se sulle stesse pagine di giornale sbuca fuori l’altro scandalo di un aeroporto come quello di Comiso finora costato 46 milioni di euro, inaugurato nel 2007 per un volo inaugurale dell’allora ministro degli Esteri Massimo D’Alema e mai più utilizzato se non per una birichinata del sindaco che la domenica mattina invita gli amici a correre con le Ferrari sulla pista di due chilometri e mezzo. Un aeroporto declassato a autodromo privato.

Cialtronerie di Stato e buffonate locali si intrecciano strozzando la speranza di vedere realizzato un obiettivo sempre riproposto in costosissimi convegni e in altrettanti super retribuiti studi sulla mobilità. Parole e carte al vento. Dai tempi del buon Rino Nicolosi che negli anni Ottanta, da presidente della Regione illuminato, annunciava il progetto di un anello autostradale tutt’intorno all’isola con tanto di tratte longitudinali di collegamento. Idee illuminanti, purtroppo, soprattutto per il siculo “quartierino” di una cricca zeppa di costruttori con malefica testa ad Agrigento, pronti a sedersi al “tavolino” con l’Angelo Siino di turno per dividere progetti e appalti. Ma avessero almeno prodotto qualcosa di concreto, stabile, efficiente, col distacco del tempo, pur senza rimpianti per quel satanico connubio, uno storico, pur in un conteggio sfregiato da sprechi e lutti, avrebbe potuto pur mettere dei pesi sull’altro piatto della bilancia. No, non resta niente in questa terra di rapina.

Come si capisce non solo viaggiando sull’autostrada per Messina inaugurata in pompa magna da Berlusconi, ma anche sulla Gela-Caltanissetta, progettata negli anni Sessanta, inaugurata dopo 40 anni di attesa e da tre anni bloccata perché un viadotto si è letteralmente sbriciolato per un miracolo senza fare vittime.

Come si capisce per chi corre verso Catania su un’autostrada che all’altezza di Resuttano si restringe per 5 chilometri ad una corsia, da percorrere a passo d’uomo se becchi un Tir, stretti per evitare sorpassi da una sequenza di bidoni bianchi e rossi a destra e sinistra perché si tratta di un mega viadotto, nemmeno troppo alto, con i piloni affondati su un acquitrino di torrenti, forse deboli, forse da rafforzare, forse da sostituire, forse, forse, forse perché il dubbio arrovella i cervelli dell’Anas e della burocrazia regionale da vent’anni, tempo non sufficiente a stabilire se esiste una medicina per il malato, tanto chissenefrega nessuno protesta.

Ed è sulla nociva capacità di adattamento dei siciliani che probabilmente tecnici ed assessori, geometri e ingegneri, costruttori e collaudatori fanno leva per continuare a far danni dopo avere inaugurato i loro mostri. Come è accaduto sulla strada per Marineo e Corleone, appena lasciata la Palermo Agrigento, il famoso sottopasso di Bolognetta. Appena realizzato si è capito che aprendolo ad auto e camion ci sarebbero stati un incidente dopo l’altro. E allora transenne, blocchi di cemento, tunnel sbarrati, per la gioia dei colombi che sanno dove nidificare. Alla faccia di chi guida. Come succede in altri mille angoli della terra rapinata. Dai piccoli centri alla Palermo delle rotonde disegnate da ingegneri ubriachi e avallate da burosauri ciechi. Zoomate pure sulla circonvallazione, all’altezza di via Leonardo Da Vinci, e vedrete la rotonda con gli anelli laterali sbarrati. Aprendoli, aumenterebbero gli incidenti, dicono. Beh, il sindaco di Comiso avrebbe la soluzione: una pista di go kart.

Parliamo di strade battute notte e giorno anche dal governatore, dagli assessori regionali, dai potenti di questa terra dove tutti si abituano a tutto. Un po’ di sana indignazione non guasterebbe, ma facendola entrare nelle stanze del potere. Anche per tirare le orecchie o cacciare via i responsabili, per chiedere di rendere conto di ritardi e omissioni ai dirigenti dell’Anas, agli amministratori delle Autostrade, ai burosauri della Regione, ai capi degli uffici tecnici. Per dire loro che i conti di fine anno non sono a posto. Non lo sono con i siciliani che poco interessano a chi, come Moretti e Della Valle, litigano per l’alta velocità da Roma in su. E, purtroppo, poco interessano a chi li amministra in casa loro.

PS. Ma stiamo lavorando alla Caltanissetta-Agrigento, dirà qualcuno. Ma stiamo installando le rotaie del tram a Palermo, dirà qualcun altro. Ma i conti di fine anno restano in rosso. E non è un bel modo di cominciare il 2012.


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