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IL CACCIATORE

Cercasi Gesù Bambino

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A volte capita, a un cacciatore, di incontrare un altro cacciatore. E di arrossire considerando la povera sostanza del proprio carniere, composto di parole e basta, la ridicola difficoltà delle proprie battute in cerca di animali selvaggi letterari, se confrontate a quelle di chi gli sta di fronte.

L’ho visto in occasione degli auguri di Natale. È ispido, duro, pratico, nel lavoro come negli affetti. È un agente della squadra mobile che si occupa di casi di pedofilia. Non importa il suo nome, ma stiamo attenti all’equipaggiamento che si porta appresso ogni giorno per affrontare foreste nere, brughiere spinose mimetizzate tra palazzi della Palermo bene, della Palermo così così e della Palermo peggiore, ammesso che vi sia distinzione, in certi casi. Ve lo descrivo.

Il cacciatore di infamie sui cuccioli è dotato di occhi neri, stretti, limpidi. Ha lo sguardo profondo e fresco di natura che rivedo in mio nipote – due anni di età a gennaio – quando scruta gente e cose che vuole conoscere, studiando ciò con cui è bello giocare e ciò che è meglio evitare. Per un bimbo è facile specchiarsi nelle pupille di un uomo così. Rivedere se stesso.

Il cacciatore di vigliaccherie parla con il sorriso, agitando le mani, costruendo perimetri invisibili, ma protettivi, attorno all’interlocutore. Mentre si racconta, ti accoglie. Deve essere in questo modo che parla con i bambini che lui e i suoi colleghi sottraggono a qualche notte infinita, nell’attimo in cui è difficile, per le creature offese, fidarsi di chiunque.

Il cacciatore di sfregi sugli indifesi è sincero. Non nasconde la sua rabbia. Non la nega in nome di svolazzanti angeli che filosofeggiano sul fango senza averlo mai toccato. Non sconfessa l’istinto feroce di cui a volte si sente preda, il desiderio di agguantare le belve adulte che hanno stuprato, morso, torturato i più piccoli e riservare loro un trattamento peggiore: scarnificarne le ossa, conciarne le pelli.

Il cacciatore di quelle bestie umane, gonfie di indicibile egoismo, sa che deve trattenersi, e si sforza di ricordare che ogni carnefice è stato vittima a sua volta.

Con l’abbraccio per un lieto Natale, ha portato dalle mie parti la sua stanchezza. Usciva da un’operazione difficile, ammesso che ce ne siano di facili, nel suo lavoro. L’arresto di una coppia che ha drogato, torturato e precipitato in coma il proprio neonato. È stato un fine settimana difficile, per lui, e aveva voglia di raccontarlo. Sono bastate due parole, e nessun dettaglio. Ci siamo separati con un proposito venatorio, appropriato alle feste e valido per tutte le natività a venire: cercasi Gesù bambino, esemplare in estinzione.


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