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Il punto

Perché non possiamo essere lieti
per la caduta di Silvio Berlusconi


, Politica
Nelle piazze reali risuonano i vaffa. Nelle piazze virtuali, l'eco di canti partigiani. Il nemico è sconfitto. Mi son svegliato e l'invasor se n'era andato... Occhi lucidi e commossi per la vittoria. Il problema è il seguente: questa guerra non l'ha vinta nessuno e l'abbiamo persa tutti. Silvio Berlusconi non va via dopo un voto popolare. Non lascia per una sfiducia parlamentare. Non abdica perché sconfitto da una proposta politica alternativa alla sua. Silvio Berlusconi depone lo scettro sotto i colpi di una crisi che ci rende più poveri, più a rischio e con un futuro incerto. Per cui è almeno singolare lo spettacolo di una parte del Paese che balla sulle macerie della propria casa.

E' l'eredità peggiore - e Berlusconi ha massima colpa in ciò - del cosiddetto bipolarismo all'italiana. La ricerca di un programma viene surrogata dall'odio per il nemico. Ogni condivisione di senso, pur riconoscendo l'esistenza di idee legittimamente differenti, è impossibile. Il Paese somiglia a uno specchio in frantumi. Ognuno si riflette in un frammento e scambia quello che vede per la realtà. Non si tratta di iscriversi al partito malmesso dei berlusconiani della penultima ora. Ma si rimane sbigottiti al cospetto della cecità di certe feste che non hanno motivo di festeggiare alcunché. L'arrivo di una persona stimabile come il professor Monti certifica la cancellazione della politica, la sua incapacità di risolvere i problemi. Ed è un evento di cui tutti dovremmo dolerci.

Vent'anni di Berlusconismo e di anti-berlusconismo hanno davvero devastato menti e cuori, trasformando la pacatezza in rissa sportiva. Alè in piazza, che Silvio non c'è più, con le bandiere a sventolare. Ma non c'è più nemmeno l'Italia. Non ve ne siete accorti, o partigiani?


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