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Speciale Berlusconi

C'eravamo tanto amati


, Politica
E' sempre piazzale Loreto. Il potere, in Italia, si congeda a testa in giù. La vera storia di piazzale Loreto fu una porcheria vile e immonda. Almeno i piedi legati appartenevano a un dittatore violento. Ma anche dopo, i trapassi di regime hanno conosciuto il rituale fisico e metaforico della degradazione di piazza. Le monetine contro Craxi. I vaffa all'indirizzo di Berlusconi. Non c'è mai una vera rivoluzione a sigillare il tramonto del re. C'è una rabbia da schiavi, una rivolta con la bava alla bocca. Perché?

Eppure siamo in democrazia. Se il potere sale le scale del governo e si consolida, ciò non accade per un colpo di Stato, per avventura, o per invasione di un regno straniero. E' il popolo sovrano a scegliere. E se poi si trasforma in una plebe abituata al grido e al vilipendio, il popolo offende se stesso, la sua incapacità di controllare i governanti, la sua ignavia nella designazione, la sua immaturità. Vale anche per coloro che tirano le monetine perché stanno dalla parte opposta. Il giudizio non cambia. Si tratta di uno spettacolo che fa poco onore al Paese, alla sua pretesa sobrietà. E' un'Italia che sputa contro se stessa, in definitiva, credendo di diroccare il monumento della ricchezza e della forza altrui.

E veniamo a Silvio e al suo presunto addio. Dopo lo schianto, sarà opportuno studiare il fenomeno. Altrimenti, si rischia di ricadere nello stesso errore di metodo e di merito. Le vicende degli ultimi vent'anni si riassumono fin qui nell'agiografia o nel disprezzo. I Giuliano Ferrara acquartierati in un ridotto Valtellinese ideologico celebrano la palingenesi berlusconiana e attribuiscono la sua disgrazia ai poteri forti e onestamente agli errori del premier. La sinistra declina l'esperienza del presidente di Arcore alla stregua di un disastro completo. Berlusconi ha mutato in peggio i costumi. Berlusconi ha insaponato e lavato il cervello della gente con la sua Tv e il successo del Milan ha compiuto il resto.

Noi la pensiamo come Fedele Confalanieri, di recente a Palermo. Non c'è marketing che duri se manca il prodotto. Silvio Berlusconi ha saputo utilizzare al meglio uno strumento tecnico, nel cui uso era un fuoriclasse. E non è un caso che il regime berlusconiano si sia incenerito soprattutto in televisione, con un pessimo ritorno di immagine. Tuttavia, il tubo catodico non sarebbe bastato senza l'elisir d'amore che un imprenditore ha venduto con profitto alla Nazione. Un sogno. L'idea di una rivoluzione. Una svolta fondamentale. Era una contraffazione.

Sappiamo come è andata. Silvio Berlusconi ha fallito. Si configura un fallimento quando un progetto non si realizza, quando smentisce se stesso. Ora siamo sotto i colpi dei mercati, è difficile riflettere, però è necessario provarci. Morto un Berlusconi se ne fa un altro molto presto, se il trapasso è violento e non ragionato. Piazzale Loreto, in fondo, è il migliore alleato del potere e della conservazione.


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