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Speciale addio a Berlusconi. La scena

Il tramonto del Carluccismo
negli ultimi giorni di Silvio

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gabriella carlucci, governo, silvio berlusconi, Politica
(R.P.) Ha ragione Mattia Feltri, in sintesi: l'accappottamento di Berlusconi per mezzo di Gabriella Carlucci è una specie di decreto divino. Umilmente, aggiungiamo: è una nemesi. E' la frana di una storia che inevitabilmente si certifica quando gli ingredienti che la reclamizzarono diventano la pietra tombale della medesima. Carluccizzato e Carfagnizzato? Ben ti sta, Silvio, sembra sussurrare il destino baro e comunista.

Gli ultimi ritagli di un Berlusconi sconciato - con le irriducibili e incommensurabili distanze del caso - somigliano ai giorni estremi di Mussolini. Una stanza affollata di fantasmi. Allora, Pavolini col suo ridotto della Valtellina e il generale Montagna cui fu affidata la missione di improbabili trattative. Ora, per un Bondi che prega il nume affinché tenga duro e non molli, c'è un Maroni che dice: "E' finita", come in effetti è. Allora, i gerarchi che si incamminarono col duce sulla via della morte, tentando una insperata salvezza. Ora, Giuliano Ferrara che adopera la sua efficace prosa come scariche a salve nell'assedio del bunker.

Ma è il tramonto del Carluccismo, più di ogni altro fotogramma, a sancire il collasso di un'esperienza. E' l'abbandono della nave da parte di chi fu pure beneficiato, oltre qualsiasi aspettativa dalla benevolenza del sovrano, a raccontare con esattezza il finale. Da una parte, chiome bionde che spariscono inghiottite dal richiamo della moderazione, come ha sottolineato Gabriella in versione casiniana, e dalla speranza di una diversa collocazione. Dall'altra, un uomo solo. Solo - come scrive il poeta - con i suoi sospiri. Di fianco al disastro di una nazione.


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