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Comune di Palermo

Citazioni bibliche e polemica
Le unioni civili a Sala delle Lapidi

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comune di Palermo, sala delle lapidi, unioni civili, Politica
Torna a Sala delle Lapidi il tema delle unioni civili. Stamane, infatti, su richiesta trasversale di 24 consiglieri, sia di maggioranza che di opposizione, si è tenuta una seduta ad hoc che avrebbe dovuto approvare una mozione e due emendamenti per impegnare il sindaco Diego Cammarata “ad attivarsi in sede regionale per promuovere la discussione e la votazione” del disegno di legge presentato all’Ars nel 2010 da Pino Apprendi (Pd), proprio sulle unioni civili, e istituire un registro apposito al comune di Palermo.

Un tema delicato che ha scatenato un acceso confronto fra gli inquilini di Piazza Pretoria, combattuto perfino a colpi di citazioni bibliche. “Io porto un esempio reale di convivenza – ha detto Vincenzo Tanania (Pd) – questa mozione è un gesto di dignità e civiltà che porterebbe Palermo ad essere pioniera dei diritti di coloro che hanno creato una famiglia definita ‘anomala’ ma che è riconosciuta in tutta Europa. Abbiamo il diritto di stare accanto alle persone a cui vogliamo bene e di avere gli stessi diritti delle famiglie tradizionali”. Dello stesso avviso il capogruppo del Misto, Alberto Mangano: “Il Consiglio deve fare approvare questa mozione per un principio di uguaglianza tra i cittadini. Non si possono usare due pesi e due misure soprattutto, quando parlamentari e giornalisti possono usufruire di questo istituto rendendo ancora più inaccettabili i privilegi di determinate caste”.

Contrario, invece, Paolo Caracausi del Pid, secondo cui  "il Consiglio ha altre priorità come i Prusst e il Piano regolatore del porto”, e Sandro Oliveri dell’Mpa, deputato e pastore evangelico: “Risolvere il problema con l’istituzione del registro delle unioni civili senza alcuna regola, così come era previsto nella mozione, rischia seriamente l’abuso di tale strumento che potrebbe essere facilmente utilizzato per eludere le attuali leggi sul matrimonio e sul divorzio, accelerando paurosamente il disfacimento, cui assistiamo quotidianamente, dell’istituto famiglia, crisi palesata dalla riduzione dei matrimoni e dall’aumento dei divorzi”.

Ma, terminata la discussione generale, alla votazione del primo emendamento è mancato il numero legale: la seduta è saltata e si riprenderà domattina. Una circostanza singolare, visto che a chiedere la convocazione della seduta erano stati in 24, ovvero appena due in meno delle presenze necessarie, e che in Aula erano presenti numerosi consiglieri che, pur votando contro o astenendosi, sono rimasti per consentire lo svolgimento dei lavori. A conti fatti, hanno votato a favore del primo emendamento solo in 13, sei si sono astenuti e due hanno espresso parere contrario. Dei 24 firmatari, ne mancavano all’appello una decina tra chi è rimasto quasi sino alla fine, chi ha preso la presenza e poi ha abbandonato i lavori e chi, invece, non si è proprio presentato. Se tutti e 24 fossero stati presenti, contando anche astenuti e contrari, la mozione sarebbe passata e non sarebbe stata necessaria quella di domani.

“E’ una cosa gravissima – ha detto Rosario Filoramo (Pd) – apprezzo i consiglieri che sono rimasti anche se non hanno votato a favore”. Ma, secondo alcuni consiglieri, anche un’eventuale approvazione della mozione non sortirebbe alcun effetto pratico visto che, comunque, servirebbe una legge regionale senza la quale il registro resterebbe solo una bella intenzione. Da segnalare, poi, il passaggio del consigliere Giusto Gennaro dall’Udc ad Alleati per la Sicilia, il partito di Riccardo Savona. Scelta salutata con favore dal capogruppo di Aps Salvatore Mirabile.


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