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Tunisia, il rap della protesta

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, Cronaca
Il vento di Sidi Bouzid si porta dietro polvere e sabbia. Soffia per strada tra le case basse. Molte di queste, tutte bianchissime, sono in fase di ampliamento, approfittando del vuoto legislativo causato dalla caduta del regime, si allungano su file di mattoni rossi non ancora intonacati. Non ci sono montagne attorno, niente a incorniciare l'orizzonte. Proprio questa cittadina dell'entroterra a 265 chilometri a sud di Tunisi è stata la culla della rivoluzione.

Qui è nato e cresciuto Mohamed Bouazizi, il venditore ambulante che sotto la pressione della polizia di regime e sotto l'indifferenza delle istituzioni si è dato fuoco il 17 dicembre dello scorso anno. Da qui, in Tunisia, sono partite le rivolte contro la dittatura di Ben Alì, fissandone la fine il 14 gennaio scorso. Venerdì mattina Sidi Bouzid era una città sotto assedio. E' stata incendiata la sede di Nahda (letteralmente "rinascita"), il partito di matrice islamica che ha ottenuto ben 90 seggi sui 217 che compongono l'assemblea costituente. Ma insieme ai risultati elettorali, usciti solo la sera prima, dopo 4 giorni di attesa, è arrivato anche il verdetto dell'Isie (Alta istanza per le elezioni) e l'annuncio dell'annullamento in sei circoscrizioni delle liste di Hachmi Al Hamdi, magnate tv e leader di Aridha (Petition populaire). Tra i candidati nelle liste in questione, secondo l'Isie, vi sono ex-esponenti del Rsd, il partito di Ben Alì. Tra le sei circoscrizioni anche quella di Sidi Bouzid, dove il partito di Hachmi Al Hamdi, originario di questa zona, si era giudicato la maggioranza dei seggi disponibili.

Il modo più veloce per spostarsi su grandi distanze in Tunisia è il louge. Non ci sono orari di partenza o di arrivo. Questi taxi collettivi partono solo se pieni: i posti potrebbero riempirsi in pochi minuti, oppure potrebbero impiegare ore prima di essere occupati. Davanti alla stazione dei louge alle porte di Sidi Bouzid si era già stanziato un presidio di militari attrezzati con poco meno di dieci mezzi cingolati. Per le vie principali c'erano invece il fumo e il suo odore acre. Fumo che saliva dalle finestre del governatorato, dalla sede della guardia nazionale, dal palazzo di giustizia e persino dalla sede di una Ong. Intorno agli edifici, carcasse di auto bruciate per la strada, panchine divelte, lampioni abbattuti; contro questi relitti diversi ragazzini continuavano a lanciare pietre.

I giornalisti a Sidi Bouzid non sono ben visti da tutti i cittadini, che fanno intendere quanto facilmente si scordino di questa città. Ma nei giorni precedenti ad aumentare la tensione sono state sopratutto le dichiarazioni a caldo di alcuni politici dopo i primi risultati della vittoria di Hachmi Al Hamdi in questa zona: "Hammadi Djebali di Nahda (possibile candidato a primo ministro) ci ha definiti ignoranti" si sfogava per strada Zied Mliki, un giovane architetto residente in città. "Non veniamo rispettati dal potere centrale", questa è stata la reazione dei cittadini.

Hachmi Al Hamdi ha esposto quattro punti fondamentali per convincere i cittadini a votarlo: trasporti gratuiti, pane a 100 millim (circa 5 centesimi), sanità gratuita e pensione fissata ai 650 dinari (circa 325 euro)" ha spiegato Chaouki, rappresentante del Poct (Partie communiste des ouvrieurs de Tunisie) nella città. Hana, madre di tre bambini, ha detto invece di averlo votato perchè "è di Sidi Bouzid. L'unico che può fare gli interessi di questa zona". È stata lei ad accoglierci nella sua casa quando a meno di due ore dallo scattare del coprifuoco delle 19, il sole stava già calando, mentre dall'altro la tensione attorno agli europei in strada stava crescendo sempre di più.

"Non sono d'accordo con i violenti. Ma i ragazzi che hanno manifestato hanno solamente reagito a quanto hanno letto su giornali e tv". Quella sera mentre la maggior parte degli abitanti della città Sidi Bouzid si trovava in casa, Hamchi Al Hamdi, leader di Aridha (petition populaire) parlava in diretta telefonica dall'arena politica di Hannibal tv, "Voix populaire". "Quella di Sidi Bouzid è una nuova rivoluzione. Non ci sarà mai una vera democrazia se non ci saremo noi" affermava ancora il leader di Aridha, il partito ad avere ricevuto più consensi in questa zona lo scorso 23 ottobre, data in cui i tunisini hanno scelto chi dovrà scrivere la costituzione del paese.

Chaouki però ha pochi dubbi sulla matrice delle violenze per le vie della città: "Tutto è iniziato in maniera pacifica. E' stato il Rsd ha far nascere la violenza. Ha pagato dei ragazzini perchè devastassero tutto. All'interno di questi edifici, specie all'interno del palazzo di giustizia, vi erano dossier del partito di Ben Alì, ormai andati distrutti".

Lo scopo? Destabilizzare il paese, partendo proprio dal nucleo delle rivolte, dal nido della rivoluzione dello scorso gennaio che ha spazzato via 30 anni di regime. Ma le stesse ipotesi sono formulate anche dai comuni cittadini, la maggior parte di coloro che hanno spazzato via i segni della combustione per le strade, i resti delle panchine distrutte e gli scheletri delle macchine bruciate. Davanti agli edifici devastati sono rimasti a presidiare i militari, entrati nella città intorno alle nove della sera precedente, due ore dopo l'avvio del coprifuoco.

Nella serata di venerdì era giunta voce di un solo attacco, al centro di formazione professionale agricolo, a due chilometri da Sidi Bouzid che sarebbe stato saccheggiato. Nella cittadina tutto si è fermato dopo le parole di Hachmi Al Hamdi. Per chi l'ha votato non sembrano avere peso le motivazioni fornite dall'Isie: "Personaggi del Rsd sono ancora un po' dappertutto" ha motivato chi lo ha sostenuto. Lui, Hachmi Al Hamdi, uomo d'affari che vive a Londra è considerato un personaggio piuttosto conftroverso. Ha militato anche nel partito di Nahda per poi divenire uno dei suoi più strenui oppositori alle elezioni. La sua campagna elettorale si è svolta principalemente il suo canale tv satellitare Al Moustaquilla, di cui è proprietario.

Il nipote di Hana registra pezzi rap con la sua crew, proprio nella zona dove Bouazizi è nato e cresciuto. La musica rap, i graffiti, le vignette sono divenuti veicolo della resistenza dei più giovani al regime. Nidhal non ha neanche vent'anni, ancora non ha iniziato gli studi universitari, che non sa se frequenterà. Anche lui è uno dei rapper indipendenti che messo nei suoi versi la rivoluzione: "Il rap mostra la verità, la vera realtà di questo paese". Una realtà diversa dalla dinamica Tunisi, dove a dieci minuti dal centro si pascolano i montoni, dove rovine e l'immondizia sembrano ormai fare parte del paesaggio da tempo .

"La legge della capitale non funziona con i contadini" cantava uno dei ragazzi di fronte ad un microfono artigianale nello studio improvvisato del gruppo. Vista da fuori una richiesta d'aiuto, più che un'intimidazione. "C'è un po' di razzismo tra nord e sud" ha poi spiegato Helmdi, 24 anni, laureato in agraria ma disoccupato. Ha provato quattro o cinque volte a salire a nord, fino a Tunisi, per cercare lavoro, ma senza risultato. Non solo per colpa della crisi, secondo il ragazzo, ma anche per una diffidenza diffusa verso chi come lui abita più vicino al cuore del continente.

Sul piccolo schermo è apparso anche Rachid Gannouchi, leader di Nahda che fondato nel 1981, esiliato in francia da Ben Alì e tornato in Tunisia dopo la sua caduta."A Sidi Bouzid occorre rilanciare l'economia: presto dovrà sorgere un polo industriale in quella città". Ad ascoltare le parole di Gannouchi anche Housseine, marito di Hana. A differenza della moglie lui ha votato Nahda: "E' la prima volta – ha commentato - che sento pronunciare da un politico queste parole".

30 ottobre 2011 (segue)


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