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Intervista a Giancarlo Licata

"La speranza sta nella parola"

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, Cronaca
E se dietro la parola rivoluzione non si nascondesse altro che la semplice ricetta del dialogo?
Giancarlo Licata giornalista Rai siciliano è responsabile della sezione italiana del magazine internazionale "Mediterraneo", realizzato con France 3 e in collaborazione con Entv Algeria. Una rubrica che per raccontare la realtà passa dalle storie dei diversi paesi che sul Mare Nostrum si affacciano.

Così se il Nord Africa esplode in una reazione a catena per guardare al futuro, secondo Licata "per Il nostro paese più degli altri è importante guardare a quello che sta avvenendo per trovare dei punti in comune". Se poi questa primavera araba potrà divenire "estate o meno, ancora non è dato sapere".

Dalle coste siciliane abbiamo avvertito anzitutto il peso dei desideri di chi rispetto ai paesi arabi cercava alternative. Via dalla corruzione e dalla povertà, dunque. Ma non solo. "I clandestini vanno via da paesi in cui avrebbero vissuto con la prospettiva di morire o di ammalarsi, affrontando così il Mediterraneo in burrasca, sotto ricatto da parte di traghettatori. Le identità - precisa – di chi arriva dal Nord Africa, sono molto diverse rispetto a quelle di chi vive nel nostro paese".

Differenze che nei periodi di crisi creano lacerazioni ancora più profonde. E qui secondo Licata è possibile compiere una rivoluzione che non passa affatto dalla violenza. "Anche noi – spiega il giornalista Rai - siamo stati clandestini. Il problema è che come avvertono la mancanza di futuro i giovani tunisini, questa è avvertita anche da parte dei giovani del Mezzogiorno".

Facciamo un passo indietro: "Bisognerebbe cercare di capire che quello che è successo nel Nord Africa è qualcosa di assolutamente straordinario: nella rivoluzione tunisina - spiega Licata - hanno rivestito un ruolo importantissimo le donne e la rete. Grazie ad internet ed alla televisione, grazie a un passaparola un fatto isolato come quello di un ragazzo che è dato fuoco è arrivato a sfociare in una rivoluzione".

E se a Tunisi la comunicazione e la rete che si è creata tra gli individui è servita ad abbattere più di vent'anni di regime, in Sicilia serve a tradurre le differenze in una sintesi che le superi. "Domenica abbiamo fatto un servizio sul "meticciato": a Mazara un pezzo della città è "occupata" dai cittadini del Maghreb, persone che vivono e lavorano lì anche nel campo della pesca, e che sono fondamentali per questo settore che accumuna tutti i paesi del Mediterraneo".

"Se è facile trovare ciò che ci divide – osserva Licata - , è altrettanto facile scoprire ciò che ci accomuna. E proprio il modo in cui siamo simili ci permette di compiere una sintesi su quelli che sono gli ostacoli tra idee e identità diverse". Così anche questo Sud meticcio soffre la crisi finanziaria più degli altri, meglio degli altri può compiere una rivoluzione quotidiana: "Le difficoltà economiche sono le conseguenze di atti che sono commessi a chilometri e chilometri di distanza. Questo non si può cambiare, ma si può migliorare, giorno per giorno. E la Sicilia – conclude Licata - è uno degli esempi migliori".


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