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La consulenza di Genchi

I contatti "sconvenienti" del ministro


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Contatti sconvenienti e frequentazioni discutibili. C’è anche questo nel fascicolo che porta il nome di Saverio Romano e la dicitura “110 - 416 bis”, l’accusa di concorso esterno. Il gip
Giuliano Castiglia - nelle motivazioni di rigetto della richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura - richiama una relazione dell'allora consulente dei pm palermitani, Gioacchino Genchi, datata 26 maggio 2003. Genchi scrive che le utenze di Romano “risultano rilevate nelle elaborazioni dei dati di traffico di numerosi soggetti condannati e/o indagati per mafia, gravitanti prevalentemente nella zona di Corso dei Mille, Brancaccio, Villabate, Belmonte Mezzagno”. Il gip si chiede “quale sia l'esatta portata dell'affermazione del consulente del pubblico ministero”. E, dalla consulenza di Genchi, vengono fuori una lunga serie di contatti che – è doveroso sottolinearlo – non comportano alcuna conseguenza penale, ma forniscono, comunque, un quadro dei personaggi che sono stati in contatto con l'attuale ministro all'Agricoltura.

Le telefonate. Ci sono Vincenzo Randazzo, condannato per turbativa d'asta e corruzione, coinvolto nell'inchiesta sulla costruzione dell'ospedale Garibaldi di Catania e del centro residenziale per studenti universitari 'Il Tavoliere'. Vincenzo Virga, imprenditore edile di Marineo, accusato dai pentiti Brusca e Siino ma assolto dalle accuse. L’azienda di famiglia nel 2006 è stata esclusa dall’aggiudicazione dell’appalto per il raddoppio della circonvallazione di Palermo a causa di una relazione della prefettura che parlava di alto rischio di infiltrazioni mafiose. La “Costruzioni Salamone di Aragona” di cui Genchi sottolinea “l’importanza in relazione al ruolo di raccordo che l’usuario dell’utenza ha rappresentato fra gli imprenditori agrigenti, palermitani, nisseni, trapanesi ecc. in vario modo collegati a Cosa Nostra”. Gaetano Chinnici, imprenditore edile di Belmonte, fratello di Antonino, ucciso il 4 maggio del 1999 nella borgata palermitana di Ciaculli davanti alla moglie e alla figlia. All'epoca gli investigatori avevano inquadrato l'omicidio nella faida fra Pastoia e Spera. Di Gaetano Chinnici hanno parlato sempre Brusca e Siino ma, nei suoi confronti, non risultano condanne. Poi c'è Giovanni Pavone, della “Società Cooperativa il Progresso” di Misilmeri, condannato in via definitiva a sei anni e 6 mesi per associazione mafiosa. Infine dai tabulati risulta in contatto con Romano nell'aprile 2004 Salvatore Lanzalaco, l'ingegnere arrestato nel 1993 e passato fra i collaboratori di giustizia: ai magistrati ha raccontato il sistema degli appalti in Sicilia fra politica e Cosa nostra. Dall'esame delle carte è stata, volutamente, esclusa l'utenza dello studio da avvocato di Romano.

Il controllo. A questi si aggiunge un ulteriore appunto trasmesso da Genchi ai pm palermitani il 7 luglio 2003 in cui si cita una relazione di servizio dei carabinieri di Belmonte Mezzagno. Alle 13 e 20 del 9 novembre 1997, i militari fermano un gruppo di persone. Ci sono Mario Vittorio Bacione, personaggio citato dal pentito Nino Giuffrè. Giacomo Greco, genero di Ciccio Pastoia, già capomandamento e braccio destro di Provenzano, morto suicida in carcere dopo il suo arresto nel 2005. Lo stesso Giacomo Greco che, nel 2008, si è presentato ai carabinieri dando la sua disponibilità a collaborare con la giustizia: temeva per la sua vita. E poi Pietro Martorana, che sarà ucciso nel 2000, omicidio che gli inquirenti hanno collocato nella faida belmontese. Con loro ecco anche Francesco Saverio Romano, a quel tempo presidente dell'Ircac, l'ente regionale per il credito alla cooperazione, e consigliere provinciale a Palermo.

Il pizzino. Nel portafogli di Alberto Provenzano, capomafia agrigentino, quando è stato arrestato nel 2002, è stato trovato il biglietto da visita di una pizzeria con scritti sul dorso due numeri di telefono e il nome “Saverio Romano”. Si tratta delle utenze dello studio da avvocato e del cellulare. Il ministro, interrogato il 2 luglio 2003, dichiarava di “avere conosciuto il Provenzano quando era studente e di non vederlo e sentirlo dal 1984”. L'utenza di cellulare, effettivamente, era intestata all'attuale ministro e risulta attivata nel gennaio 2004. Dieci anni dopo. Quando Romano, oltre a essere già laureato, è anche iscritto all'albo degli avvocati dal dicembre 1992.


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