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La mozione di sfiducia

Romano, nessuno ha ragione


, Cronaca
Avvertiamo una invincibile pesantezza. Ci pare che nessuno abbia vinto davvero, ieri, a Montecitorio. Ci pare che nemmeno uno possa rivendicare la ragione, ma solo una gradazione di torti. Il ministro
Saverio Romano è uscito indenne dall'ordalia della mozione di sfiducia. Il punto focale del suo discorso è inattaccabile. Non c'è giustizia, se si tiene un uomo sulla graticola per tanto tempo. Il problema è urgente e sarebbe l'ora di affrontarlo fuori dallo schema prestabilito che ha nell'epicentro Silvio Berlusconi. Pietrangelo Buttafuoco ha scritto una cronaca memorabile circa le condizioni del sistema giudiziario in Italia. Eppure, si procede come se nulla fosse. Con carcerazioni preventive che gridano vendetta. Neanche uno sguardo che veda lo scandalo: la libertà è un bene individuale supremo di cui non si dovrebbe disporre senza una sentenza. Nel frattempo, le galere esplodono di presunti innocenti e di veri rei. Hanno fatto benissimo i radicali a denunciare la flagranza di reato dello Stato italiano con la protesta.

Il privato cittadino Saverio Romano ha ricordato la sua trama giudiziaria con termini logici e pacati. Ma il ministro Saverio Romano sa che un personaggio pubblico ha delle responsabilità in più, malgrado le pecche altrui. Sa che l'ombra rimane intatta. Sa che, ieri, è stato protetto da esigenze superiori di governabilità. La sua ragione mostra almeno una metà di torto.

Non hanno ragione nemmeno i duri e puri del Pd che esibiscono un'ormai assai assottigliata diversità. Leoluca Orlando ha avuto buon gioco nel dichiarare che Idv non sostiene in Sicilia il governo Lombardo, pretendendo che fosse messo a verbale. Il codice penale propone grandezze variabili ed elastiche. La questione morale no. Raffaele Lombardo con la mafia non c'entra, anche se nei verbali sono inserite frequentazioni particolari. Ma la domanda è rovente: con quale coerenza si opera per la crocifissione di Saverio a Roma e per la resurrezione di Raffaele in Sicilia? E' la mafia tutta la differenza? La dimensione etica di un politico si esaurisce nel perimetro della sua più o meno chiacchierata vicinanza con Cosa nostra? Politicamente, moralmente, perfino storicamente, siamo sicuri che Lombardo sia distante da Romano, in termini di caratura complessiva?

Ha avuto torto il Parlamento che ormai funziona come il mercato delle vacche. Le persone si salvano o si affossano, secondo convenienza. La fattispecie concreta non è rilevante.  Nino Mandalà scrive sul suo blog: "Eravamo convinti che la morale fosse una costante severa che non guarda in faccia a nessuno e non fa sconti. Abbiamo imparato invece che essa è una variabile che va applicata a seconda dei casi". La chiosa più appropriata risiede unicamente nelle parole di un "capomafia" condannato in appello. Non è triste? Non è buffo?


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