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La diaspora

E Lillo abbandonò Saverio

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calogero mannino, saverio romano, Politica
Caso Romano. Voci sparse tra le nuvole del Transatlantico. Alla rinfusa nel calderone del web. "E l'ex ministro dc
Calogero Mannino,
a suo tempo inquisito per mafia e poi assolto, sembra orientato a disertare l'aula. Un'assenza importante sul piano simbolico". Ancora: "La fiducia non gliela voto, non ho condiviso la piega presa dal Pid. Però ho avuto con Romano un rapporto di amicizia e non sta a me metterlo in minoranza". Una soluzione alla palermitana (non ti affosso e non ti salvo) enunciata, senza che sia essenziale l'epilogo per sfiorarne l'ordito. Eppure Lillo Mannino, sulla questione dei giudici declinata sulla via della persecuzione, non pare avere idee troppo differenti dal ministro dell'Agricoltura con cui coltiva (è proprio il caso di dirlo) una evidentemente distante amicizia. Storie giudiziarie incomparabili. Stesso caposaldo. Una volta Lillo disse: "La legge la deve fare il potere legislativo, mentre il magistrato deve garantire la sua applicazione.  E questo non sempre avviene. Il buongoverno, nella situazione italiana, è anche ripristinare le regole fondamentali e costituzionali della certezza del diritto e provvedere alla separazione dei poteri, senza che un potere tenda a sovrapporsi e contrapporsi agli altri poteri". E Saverio ha detto, a proposito della sua vicenda: "Questi semplici ma inconfutabili dati dimostrano il corto circuito tra le istituzioni e dentro le istituzioni. Il fallimento del sistema giudiziario vive nella interminabile condizione che si riserva al cittadino Saverio Romano in un periodo di tempo che nella sua enorme dimensione rappresenta già una sanzione insopportabile anche se l’epilogo sarà quello da me auspicato".

Concetti simili, contigui, se non identici come gocce d'acqua. Ma poi altra acqua in abbondanza è guizzata sotto i ponti. E siccome per un siciliano il personale è politico, come per i cantautori degli anni Settanta...  Lillo ha sferzato Saverio in più circostanze, con lo staffile di una riconosciuta salacia: "Ha dimostrato impazienza… è un puledro. Credo abbia perso il senso della realtà sacrificando una prospettiva politica che poteva essere importante per qualcosa di immediato. Sono tentato di credere che si sia lasciato abbagliare senza cogliere l’aspetto effimero”. Sulla diaspora si è consumata una scissione totale di sentimenti, pensieri e ragionamenti, ovviamente in completa amicizia, che avrà ripercussioni sul voto di oggi e sul suo significato. Eppure, non li immagineresti tanto incompatibili Saverio e Lillo, nemmeno dopo secchiate d'acqua gelata in faccia. Ah, già. Il politico è personale. I calcoli regnano sovrani in aula. Le esistenze materiali, la dignità, la libertà non c'entrano. Nemmeno la trama in senso proprio c'entra. Non fate entrare Diogene il Cane nell'aula di Montecitorio. Era pazzo. Cercava l'uomo.


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