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Il personaggio

La lunga giornata di un uomo solo


, Politica
La piega dei pantaloni era perfetta, la giacca cadeva a pennello sulle spalle, il nodo alla cravatta da manuale. Massimo Russo passeggiava tra i corridoi di palazzo dei Normanni già nel primo pomeriggio. Ha incontrato i capigruppo prima di entrare in Aula. Ha parlato con ciascuno di loro, ha tentato la mediazione in extremis.

In Aula l'immagine è stata quella di un uomo solo. Non c'era il governatore, impossibilitato da improrogabili impegni istituzionali. Non c'era la giunta, eccetto i colleghi Pier Carmelo Russo e Mario Centorrino. Non c'era la sua maggioranza, uscita perché non riconosceva la legittimità del dibattito che si stava svolgendo a sala d'Ercole. Su Russo sono piovute le accuse di lottizzazione della Sanità regionale da parte dei nemici. Ma soprattutto, in Aula c'erano gli ex amici. C'era l'Udc, che non ha votato la mozione, ma non ha neanche sollevato la richiesta di verifica del numero legale. E c'erano i 'dissidenti' del Pd, che in barba alla linea del partito sono rimasti seduti sui loro scranni e hanno partecipato al dibattito.

“Mi sarei aspettato molto di più – ha detto Davide Faraone nel suo intervento in Aula – accontentarsi di essere meno peggio degli altri non può soddisfare le aspettative di cui si era fatto carico”. “Ci siamo resi conto che lei non è il mago che può cambiare tutto – ha incalzato Giulia Adamo, capogruppo Udc – Saremo al suo fianco se mostrerà la volontà di cambiare”.

Se”. Tanti i dubbi, tante le perplessità. Non uno, dentro sala d'Ercole era rimasto riponendo fiducia incondizionata nei confronti del magistrato antimafia. Il re era nudo. E solo. Fuori, c'era chi diceva di fidarsi, ma anche in quel caso le perplessità riscontrate non sono state poche. Livio Marrocco, capo dei finiani fuori dall'Aula, è rimasto in sala stampa a seguire i lavori e ha commentato con qualche cronista la svolta politica di Russo, criticandolo. Quel voto 'strappato' in una frazione di secondo dopo la rinuncia di Rudy Maira ad intervenire, ha lasciato Russo di sasso.

Quando è uscito dall'Aula le pieghe nella giacca erano evidenti, la camicia ormai sgualcita, la fronte lucida dal sudore. La stampa gli è andata incontro accerchiandolo, lui sembrava spaesato. Un addetto stampa frena le telecamere, qualche amico gli sussurra qualcosa, forse una strategia comunicativa.

“Rimango al mio posto - ha detto - perché sapevo che l’approvazione sarebbe stata un’ipotesi possibile. Lo dico però a tutti i siciliani: l’assessore Russo è censurato dagli stessi parlamentari che hanno tollerato Villa Santa Teresa (la clinica dell’imprenditore Michele Aiello condannato per mafia), i rimborsi gonfiati, i retrobottega senza mai muovere alcuna critica né censura”. E ha aggiunto: “Mi sono stati contestati atti amministrativi sui quali abbiamo risposto puntualmente c'è una ventata di qualunquismo, sapevamo che c'è un prezzo da pagare per cambiare la Sicilia”.


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