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"Raffaele? La delusione più grande"


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“La più grande delusione della mia vita è stato chi, in questa terra, eletto con i voti dei siciliani e del centro destra, ha fatto un ribaltone che non si era mai visto in precedenza”. Angelino Alfano non pronuncia mai il nome del governatore Raffaele Lombardo a Catania, la città in cui, tre anni prima, tenendolo per braccio lo aveva presentato a “papi” Berlusconi come candidato del Pdl alla Regione.

Alle falde dell'Etna, il neo segretario degli azzurri incrocia la via del pistacchio sotto la cupola del centro congressi “Ciminiere”. E dedica quasi una poesia al senatore Pino Firrarello, il sindaco di Bronte, la città del pistacchio, appunto, che fa gli onori di casa insieme a Giuseppe Castiglione, successore di Lombardo alla provincia di Catania, Ente che adesso Lombardo vuole abolire.

Eppure c'è un “Raffaele” in prima fila, è il sindaco di Catania Stancanelli, l'unico che tra amministratori e fedelissimi della prima ora, profuma d'autonomismo lombardiano. L'unico della sala, che può vantare una stretta di mano col signore di Sicilia nel meeting dell'Mpa alla playa in piena estate e che adesso, come nulla fosse, siede accanto all'ex ministro della Giustizia che ha più battute sul centro sinistra e punzecchiature all'Mpa, che capelli in testa. Eppure se la ride Stancanelli, che adesso ha anche un blog con tanto di foto e Fiamma Tricolore alle spalle: alcuni colleghi di partito lo guardano come un infiltrato, altri con ammirazione perché è riuscito a tenere unita la coalizione in pieno dissesto politico.

Scene da stadio nella sala, quando Alfano si riferisce a Lombardo con la frase di cui sopra. La temperatura sale alle stelle, il segretario del Pdl si toglie la giacca, due svolte alle maniche e inizia a parlare dell'Italia. “Il problema è il debito”, spiega Alfano, “tutti i governi europei stanno andando a fondo, ma noi abbiamo il problema del debito. E indebitati facciamo tanti sforzi per pagare gli interessi che questo debito produce. Abbiamo più case di proprietà degli altri, la crisi c'è per tutti, ma noi abbiamo il debito pubblico”.

La soluzione qual è? E qui la prima delle tante battute. “L'ho detto anche a Ballarò pochi giorni addietro: non è che se Bersani o Di Pietro diventano presidenti del Consiglio, le borse schizzano alle stelle”. Ma queste cose agli azzurri dell'Etna interessano poco. Da queste parti l'unico problema si chiama Raffaele Lombardo, ai berlusconiani dell'Etna serve una motivazione per andare avanti, un segno di presenza. Angelino ci riesce, è venuto per questo, 50minuti di discorso a braccio e poi, dopo lo zucchero, tutti al chiosco per il seltz limone e sale.


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