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I numeri di Russo

Tutti contro tutti

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Il tutti contro tutti di ieri ha lasciato l'amaro in bocca agli inquilini di sala d'Ercole. L'opposizione contro Massimo Russo, la maggioranza contro Francesco Cascio, Francesco Cascio contro la pregiudiziale, Raffaele Lombardo contro tutti. Riuscire a fare la quadra non è stata operazione semplice. E, non a caso, tutto è stato rinviato a martedì prossimo. “La sanità è il governo – ha detto il presidente della Regione a margine della seduta – votare contro Massimo Russo equivale a sfiduciare il governo”.

Tutto perché quell'assessore qualche mal di pancia tra i corridoi di palazzo dei Normanni l'ha fatto venire. E così la chiave di tutto, nel lungo pomeriggio dell'Ars, è sintetizzabile in una sola parola: segreto. Sì, perché se il voto fosse stato palese, come lo è nel caso degli ordini del giorno, la maggioranza avrebbe retto senza difficoltà. Ma col voto segreto, il rischio che il re si ritrovasse nudo era davvero troppo alto. A sostenere in ogni caso la mozione, anche e soprattutto alla luce del sole, sono i gruppi di Forza del Sud, che conta 5 miccicheiani, i Popolari di Italia Domani, con sei rappresentanti a sala d'Ercole, e il Pdl, coi suoi 19 berlusconiani.

Trenta su novanta deputati totali, dunque, i sottoscrittori della mozione. Eppure tutti erano convinti che la mozione sarebbe passata. I dubbi maggiori risiedevano – e in realtà serpeggiano ancora – nei confronti dei sette deputati dell'Udc, capitanati da Giulia Adamo. Non sono bastate le rassicurazioni dell'elegante capogruppo, infatti, a spazzare via l'ombra del sostegno della mozione di censura da parte dei deputati dell'Unione di Centro, in caso di voto segreto.

Ci sono poi i quattro di Futuro e Libertà. Per quanto, infatti, dal coordinatore regionale Carmelo Briguglio sia arrivata la linea di partito, che ha frenato i bollenti spiriti dei deputati pur riconoscendo alcune perplessità nei confronti dell'assessore, non è detto che nel segreto dell'urna qualche voto a favore della mozione non sarebbe arrivato. Si pensa soprattutto ai mal di pancia del capogruppo Livio Marrocco, che non avrebbe gradito che il lancio politico di Russo sia partito proprio dalla provincia Trapanese. Dai sei deputati di Alleati per la Sicilia non dovrebbero arrivare sorprese, anche se qualche malumore sulla sanità siracusana è più volte emerso nelle parole di Mario Bonomo, sul cui sostegno a Russo in caso di voto segreto in molti non ci giurerebbero.

Il Pd, poi. Croce e delizia di Raffaele Lombardo, le spine dei conflitti interni al partito non garantiscono l'unità in Aula. Così forti dubbi si nutrono sul voto di Bernardo Mattarella, di Miguel Donegani, di Davide Faraone, di Giacomo Di Benedetto, di Giovanni Barbagallo. E non è detto che col segreto del voto qualcun altro non potrebbe aggiungersi alla lista. Last but not least, Lombardo rischia di non potersi fidare neanche dei suoi. Emblematico è l'episodio che avrebbe visto protagonista il deputato autonomista Giuseppe Gennuso, lasciato con un gruppo di sindaci a fare diverse ore di anticamera davanti la porta dell'assessore, diversi mesi fa. Quel pomeriggio - senza alla fine essere ricevuto - pare che Gennuso non lo abbia proprio digerito.

Insomma, si partiva da trenta, ma la lista dei nemici di Russo a sala d'Ercole pare sia sostanzialmente più lunga dei numeri ufficiali. L'unica via per l'assessore alla Salute, a questo punto, è il voto palese. “Se si vota in segreto – aveva detto ieri Michele Cimino a Live Sicilia – su novanta deputati gli voteranno contro in novantadue”. Novantadue no, ma più di 45 quasi certamente.


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